Carlà, la tecnologia e la violenza.

VARIE ED EVENTUALI

Innanzitutto mi proietto in Carlà e faccio un appello: se il futuro papabile candidato alle elezioni presidenziali in Italia, la cui età presumibilmente ora si aggira sui 50 anni, cerca moglie, io divorzio e lo sposo! Voglio essere Paolà.

POI, devo esprimere un sentito grazie alla Tecnologia (ma anche al tecnico volontario che mi assiste) che mette a disposizione oltre che il pc portatile, la mobile card (o simili) per collegarsi in quasi ogni luogo della Terra, non necessariamente da casa, e ciò si concilia bene con il mio spirito nomade. Devota!

VIOLENZA: di solito accade alle donne di subirla. Ho disperso un commento su un blog (a firma di un certo Lucio che però non so come ritrovare… chi mi aiuta?) di questa comunità che un paio di giorni fa raccoglieva riflessioni sulla ormai nota canzone del Paoli che fa riferimento alla pedofilia, indicando una possibile via al perdono. Scandalo. Per alcuni. Altre reazioni sono invece piuttosto indifferenti o di blanda critica o delusione. Sento ora che ai centri antiviolenza sono stati decurtati i fondi pubblici per compensare il mancato introito dell’ICI. E stamattina su RAI-RADIO3 per Faccia a Faccia, la responsabile di un centro di Milano terminava il suo intervento sostenendo l’importanza della denuncia da parte delle donne violate, l’importanza di uscire dal silenzio il più presto possibile. Per le bambine rimane l’aiuto degli adulti vicini, spesso troppo distratti se non del tutto vigliacchi. Parlare, parlare, parlare. Denunciare. La canzone per quanto discutibile serve come spunto per riaprire il confronto sul tema. La battuta del presidente del consiglio sulle belle donne impossibili da difendere è piuttosto ributtante, fuorviante, ingiustificabile ma purtroppo anche questa è servita a muovere ulteriormente il dibattito.

Ho sentito la storia di una giovane donna, come congelata in un’età indefinita, anche fisicamente ripiegata, immatura, ma soprattutto agghiacciante per l’espressione terrorizzata e incredula al tempo stesso dipinta sul volto, che aveva rimosso la violenza subita dal padre. Ora  non riesce a parlargli. Cerca da mesi appoggio nella madre e nella sorella ma non lo ha ancora trovato: è sola e impaurita. Un’associazione la sta aiutando. Ho la sensazione che lei voglia essere aiutata a perdonarlo. Io sarei per un bel taglio netto con la famiglia che l’ha violata, le ha tolto la serenità, le ha impedito di vivere pienamente… ora che ha preso coscienza della sua vicenda, ma evidentemente il legame con i familiari per taluni è irrinunciabile… Devo pensarci su ancora, non so cosa ne sortirò, temo niente di più.

 

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2 Risposte to “Carlà, la tecnologia e la violenza.”

  1. anonimo Says:

    Le donne non sono solidali con le altre donne. Nessuno è solidale con una donna stuprata, tanto meno la madre o la sorella. E forse nemmeno l’amica. Questo isolamento sociale, psicologico, è forse più shoccante della violenza in sé per sé. Quindi non mi sento di criticare chi non denuncia lo stupro, ammesso eppur concesso che si sappia chi denunciare. Il lungo tragitto per il processo è più shoccante ed isolante ancora. Il processo a porte aperte, dove la vittima deve raccontare apertamente ogni secondo precedente, durante e dopo la violenza, più e più volte, davanti ad ignoti ed agli avvocati di controparte agguerriti, raccontare in piazza le proprie abitudini sessuali e non, non mi pare meno violento della violenza in sé. Forse è anche questa tortura che le donne violentate vogliono evitare non denunciando.

  2. anonimo Says:

    Mi sono scordata di aggiungere che, comunque sia, lo stupro è un rito. E come tutti i riti, ha bisogno di una vittima sacrificale. Leggete a questo proposito: B. A Te Paske ‘Il rito dello stupro’, Red Edizioni. E’ illuminante. Sarebbe il caso di regalarlo agli uomini della vostra vita per compleanno o a Natale. Chissà che comincino ad illuminarsi d’immenso! Un piccolo passo è fatto.
    Baci, Miki

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