PAPPALARDO IN RITARDO

In una giornata di pieno sole non resisto. Vado al Parco. Se volessi ricostruire come è successo che mi sono messa a parlare con Pappalardo, direi: stavo prendendo appunti su una storia che mi raccontavano e che potrebbe costituire materia da rielaborare per diventare racconto, quando un cagnolino si avvicina ai nostri piedi e annusa la suola della scarpa alzata. E tu che fai in questi casi? I complimenti al cagnolino. E poi? Guardi dietro di lui, seguendo il lungo guinzaglio, fino ad arrivare alla mano che lo tiene, articolata ad un braccio e ad un cinto scapolare su cui si imposta un bel viso sorridente di anziano sormontato da coppola rosso bordeaux. Non posso riferire che mestiere faceva  Pappalardo, che mestiere faceva la moglie, che cosa è successo al figlio di bello recentemente… perché sennò si capisce di che Pappalardo sto parlando, e non ne ho avuto l’autorizzazione. Però, per dovere di cronaca e soprattutto per trasmettere il sentimento di quotidiana gratitudine che provo verso gli sconosciuti con cui si intavola una conversazione lì per lì (e non importa dove), io ritengo profondamente cosa buona e giusta fissare la memoria di questo, come altri similari, scambio fugace di informazioni su di sè con autentico spirito di disponibilità da una parte e autentica, disinteressata e umana curiosità dall’altra. Concluderò dicendo solamente allora che l’opportunità che fu offerta a lui giovane tecnico in una grossa azienda con più di mille dipendenti negli anni cinquanta (ora ridotti a circa duecento), di specializzarsi all’estero e di conoscere i costumi di un grande paese democratico molto diverso dall’Italia, lo ha aperto ad una vita ricca di stimoli e soddisfazioni. Bello sentire raccontare un anziano di un percorso di vita senza rimpianti.

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9 Risposte to “PAPPALARDO IN RITARDO”

  1. anonimo Says:

    è carino il tuo modo di incedere nel mondo. credo pure che il termine “carino” di disgusti quel tanto per poter formulare un pensiero specifico – in formato negativo – su chi lo ha digitato. però passi un’immagine di donna che attraversa i luoghi, li mangia, li parla, li odora, li vive. certo, prevalentemente a modo suo. come se tu vivessi in un racconto. in uno di quei racconti contemporanei. di quei racconti che non possono più raccontare nulla poichè il dominante è il vuoto. e allora, prevale, l’etnometodologica elaborazione del presente quotidiano. del pappalardo sereno, del moretti (insopportabile, almeno per me) delle focacce. delle biciclette. in fondo, bello. complimenti paolazan, in fondo sei una bella anima

  2. avvocanzo Says:

    Graffi dolci sulla superficie della vita. Complimenti

  3. paolazan Says:

    anni fa, corsi e ricorsi della moda, mi ero dotata di guantini bianchi all’uncinetto, ma in fondo sono e resto una pacifica figlia dei fiori che fa il solletico coi fili d’erba!
    il dominante è la giusta misura, la distribuzione spaziale degli oggetti che si muovono sulla zattera in equilibrio dinamico, così non si rovescia e naviga!

  4. paolazan Says:

    grazie, grazie

  5. anonimo Says:

    Sei sicuro, anonimo, che ci sia soltanto il vuoto? Oppure non ci sia anche un’idea della vita diversa e non necessariamente vuota, secondo cui valga la pena vivere tutto, vivere tanto, e, soprattutto bene?

  6. anonimo Says:

    il vuoto non è quello che ci circonda. chè, anzi, è così pieno. il vuoto che intendo è quello dell’incapacità di raccontarlo questo pieno. è come se ci fossero zavorre così pesanti che mai più un manzoni, una cespedes, una ginzburg, un sciascia…ma solo le menate dei numeri primi, ma non solo

  7. anonimo Says:

    Ma non è che il Pappalardo (se è il Pappalardo che penso io) voleva tentare il rimorchio?

  8. anonimo Says:

    Ma non è che il Pappalardo (se è il Pappalardo che penso io) voleva tentare il rimorchio?
    Anonimo romano

  9. paolazan Says:

    Il ‘mio’ PAPPALARDO non è sguaiato ma educato e delicato!

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