STIVALI E CALANCHI

Se dalla Torre del Marino prendete a sud est vi trovate a salire su per un colle che a un certo punto porta un segnale di divieto di accesso gigante e un cartello sotto che precisa: ECCETTO FRONTISTI.

Il fronte è un confine, un limite. E i frontisti ? Saranno quelli che camminano sul fronte, lo segnano, lo controllano. I frontalieri  lo attraversano ma i frontisti… NO! Vabbé, il paesaggio era così placido e… che di fronte a una salita ripida (ma davvero ripida come una pista di sci…), nella prospettiva di raggiungere un punto di osservazione ancora più interessante, non ho avuto dubbi. Ho oltrepassato il cerchione rosso e bianco che pensavo in fondo rivolto alle rare automobili che si avventurano lassù, pittosto che a un pedone, e inzaccherandomi per bene gli stivali, sono arrivata in cima.

Lì ho capito di botto cos’è il FRONTE: il cosiddetto fronte della frana in movimento! Era diligentemente segnato da paletti intinti nella pittura rossa a distanza di circa dieci metri l’uno dall’altro e evidentemente monitorato dai FRONTISTI!!! …geometri del comune, ricercatori, geologi: valenti addetti al FRONTE! (no, mi chiedo cos’è questa fregola per la parola fronte, che certo rievoca la guerra, in particolare la grande guerra con le trincee scavate nella roccia o nel tenero suolo e magari evocative anche di figure femminili di rottura col modello femminile più convenzionale, figure di transizione come le infermiere, le crocerossine, più emancipate e vicine al mondo crudo degli uomini – non che quello tradizionale non lo sia… ma certamente viene mooolto edulcorato… – mah!)

Insomma, l’erta e la zolla che si ispessiva sotto la suola erano tali da tenermi impegnata e avviluppata al suolo, da non lasciarmi lo spazio per volgermi intorno… Ma intanto il colle si assottigliava paurosamente, restringendosi fino ad avere la larghezza dello stradello. Come se fosse stato un cumulo di sabbia da cui un’escavatrice avesse tolto materiale, una torta morbida che il ghiottone avesse attaccato con un grosso cucchiaio, indisturbato… Ne ero talmente inconsapevole che la sorpresa fu assoluta. E  improvvisamente mi trovai in uno scenario duplice, speculare. La luce diffusa da un grosso cumulo di passaggio favoriva l’effetto della simmetria. L’erbetta che delimita la carreggiata a destra e a sinistra, pittosto fitta, non permetteva di scorgerne il bordo, limite, il confine, il fronte. Infatti il colle qui non scende in un dolce pendio bensì, in un tipico dirupo a costole: il calanco. Mi pareva di essere salita su una scala da imbianchino a dipingere un soffitto d’aria, a lambire il cielo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Calanco

http://www.parks.it/parco.gessi.bolognesi/

http://www.icalanchidicivitacampomarano.it/

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3 Risposte to “STIVALI E CALANCHI”

  1. arcipelago Says:

    Ah ah, ma tu giochi veramente troppo con le parole… I frontisti, sono coloro che hanno l’accesso alla propria proprietà lungo quella determinata strada…
    Un bacio, paolazan, sulla tua fronte sudata dopo quella lunga camminata 🙂

  2. agomast Says:

    Fronte del porto, Fronte della gioventu’, Bronte, quella di Cime Tempestose ..torppe sono le parole che si accavallano nella mia poco spaziosa mente.
    Ci riflettero’ su ma i calanchi sono posti dove si cacciavano le starne e dove per ribatterle ti fai un sedere niente male. Il modo migliore per farsi passare la passione della caccia, credi a me.

  3. paolazan Says:

    1. la proprietà privata non esiste
    2. infatti lungo la strada fangosa c’era dietro una rete un capannotto verde con finestrelle strette per far passare la canna e gabbie appese agli alberi per metterci i richiami vivi, suppongo

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