L'iniziazione

NOVELLO G.


Alcuni anni fa un alunno mi raccontò una storia esemplare. D’estate e non solo tornava al paese d’origine di uno dei suoi genitori. Lasciato libero di muoversi tra i vicoli e la piazza, tra motorini precoci cavalcati da almeno tre, fumo precocissimo, bravate e smargiassate continue, noia strisciante, G. vedeva spesso passare un uomo anziano (sui sessanta, mi dice) riverito da tutti. Riverito perché temuto. Temuto perché potente. Potente di un potere sottile e greve, visibile e invisibile. Sapeva bene cosa fosse. Senza saperlo.
Un bel giorno G. si trova a passare nella piazza molto vicino all’uomo potente. Si incrociano gli sguardi. G. sente che quell’uomo lo calamita. Se ne sente così attratto che non sa come sia successo che poi si fossero trovati a parlare insieme. Un microgesto gli aveva segnalato che si doveva fermare, ascoltarlo e seguirlo. Vieni che ti faccio vedere una cosa… Il vecchio aprì con la chiave un portoncino inserito nella grande porta di un garage. Il metallo dilatato strisciò contro qualcosa stridendo. Era piuttosto buio ma presto G. si abituò. C’era anche una finestrella in alto con una grata. La visione fu sorprendente. Si ritrovò in un deposito di armi. Di tutti i tipi. Cumuli di fucili, rivoltelle e anche esplosivi. G. allontana e avvicina le mani come per descrivere i pesci pescati con la lenza. In verticale e in orizzontale.
Io ascolto esterrefatta. Dissimulando. Lo lascio parlare il più ampiamente possibile senza interrompere. A tratti anzi lo incentivo a raccontare i particolari, le sensazioni, le impressioni, e a fare le sue valutazioni.
Suona la campanella. Esco dall’aula. Turbata. Ma era come averlo sempre saputo. Sapere senza sapere. Sapere e tacere. Una conferma, più che una rivelazione. Come se avessi inalato un pulviscolo dall’odore conosciuto, a distanza di molto tempo. La nostra storia comune non prescinde da questo piccolo minuto evento come da altri simili più densi e significativi che si susseguono senza fine. Odore di mafia.
Non so che fine abbia fatto G., se transiti ancora, ormai più che ventenne, per i vicoli e la piazza del paese, riconosciuto da tutti come protetto dal boss…
So solo che nel corridoio, sentii un fruscio alle spalle. Era G. che mi avvertiva: ah, prof … dimentichi quello che ha sentito, ci siamo capiti?

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Una Risposta to “L'iniziazione”

  1. anonimo Says:

    carino, mi è piaciuto.
    Anonimo romano

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