L'UOMO VITRUVIANO

L’Uomo Vitruviano si distese sul letto quadrato iscritto nel cerchio di una stanza ideale, che invece era piuttosto angusta, dal perimetro irregolare, buia e asfittica. 

Lo trovai in quella posa: aveva già dormito ma teneva gli occhi chiusi.

Non entrai subito. Volevo che mi percepisse da fuori, guardando dalla finestra.

Me ne stetti in silenzio, nel cortile di cemento con i vasi in coccio di foggia semplice e le piante grasse per nulla esigenti, ramificate e pendule.

Un’idea di presenza di gatto mi attraversò. Mi voltai appena per scorgerlo.

L’Uomo Vitruviano è come immerso in aria gelatinosa. Non si muove.

La luce rimandata dalle pareti è verde pallido.

Il rettangolo della finestra bassa attraverso cui osservo l’interno della stanza al piano terra, liquido e fermo, ricorda le proporzioni di uno schermo cinematografico. Il film che passa è dominato da una musica lieve e lontana di calura fuori stagione che batte sul cemento di ovatta e rimbalza nella mia mente visionaria che non si stanca di provocare.

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4 Risposte to “L'UOMO VITRUVIANO”

  1. arcipelago Says:

    … sembra un sogno…

  2. paolazan Says:

    …lo è…

  3. Simonedejenet Says:

    Ah, meno male, credevo di aver cortocircuitato 🙂

  4. anonimo Says:

    Tranquillo, tutto sotto controllo, o quasi… paola zan

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