BONITO …in autostop!

Le recenti rievocazioni dei viaggi (o semplici trasferimenti) in autostop si sono prevalentemente orientate sull’aspetto dei rischi potenziali o reali che tale onesta pratica implica. Ma aldilà di queste da brivido e delle mille situazioni neutre che non rimangono incise nella memoria perché vissute senza particolari emozioni, se ne contano alcune ampiamente significative in positivo, che hanno lasciato un ricordo tenero o caloroso o un senso di valori umani condivisi di interessante spessore.

 

Una fu la PALINURO – PADULA, edizione 2006 o giù di lì.

 

Ci troviamo in provincia di Salerno.

 

Giugno. Solstizio. Il buon Bonito Oliva è pronto a presentare al pubblico la sua Reggia, tirata a lucido e addobbata per l’appuntamento del FRESCO BOSCO, una rassegna di manifestazioni per tutta l’estate.

 

L’anno precedente realizzai in ritardo e lo mancai. Ma allo scadere del lustro (perché questo è lo stile delle nostre vacanze che sono piuttosto stanziali se il mare è godibile, e diventano una piccola solida tradizione mediamente per i primi quattro anni, prima di programmare le successive in altri lidi) si cerca di infilare le perle mancanti nella collana per completare il quadro della zona. Padula ha una grande Certosa, la più grande certosa d’Europa.

 

Scheda dati, con ipotesi di viaggio e soluzione:

 

Palinuro – Padula  50 km circa

Tempo di percorrenza con mezzi pubblici 4 ore e mezza, treno + autobus con cambio a Battipaglia e un’attesa della coincidenza di circa un’ora.

Costo di auto a noleggio da Palinuro: 90 euro + spese e riconsegna entro il mattino presto.

 

Partenza in autostop per essere in tempo per il vernissage previsto per l’ora del tramonto: 15.45

Arrivo effettivo a Padula: 18.50

Numero di passaggi: 3 con 2 autisti.

 

Attesa del primo passaggio: 7 minuti (sennò entro le 16.30 avevo facoltà di appropriarmi ancora dell’auto allo stesso rate).

 

L’uomo pareva impolverato come la sua auto, una Panda rossa: emigrato in rientro definitivo, impegnato nella ristrutturazione della vecchia casa, un classico. Vispo incuriosito e divertito, e per nulla meravigliato. Il finestrino scende o sale solo se ci si fa aderire le mani perché la manovella gira a vuoto, e poi si mette un fermo. Simpatico aperto e dotato di affabilità naturale, racconta generosamente la sua storia di disagio iniziale di italiano cìncheli ma di rapido riscatto, da cui emerge una forte volontà di affermazione e una determinata ricerca del benessere. Allunga di qualche km per lasciarci ad un bivio cruciale e favorevole, anche perché mancava un tassello importante alla conclusione della saga, e ci ritroviamo davanti all’unica traccia umana fissa lungo la strada, che pareva corresse, in uno scenario da quinta di spaghetti western, lungo un canyon: un garage concessionaria con una grande cancellata e una muta di cani. Tempo di merenda.

 

Attesa del secondo passaggio: 19 minuti. I cani che avevano abbaiato assai, si erano ormai zittiti e i garagisti avevano smesso di guardarci e confabulare. Questo sì che è un macchinone! Nero scintillante, big size, omone al volante, aria condizionata. Dal canyon al valico. Praticamente a 30 km da Palinuro. Questo degno conducente è gigantesco ma si rivela subito un tenero promesso sposo: ormai è tutto pronto e il numero degli invitati fissato e ragionato; ha un’impresa di installazioni per il riscaldamento, e la fidanzata è una dottoressa, nel senso di medico. La foto di lei è nella cornicetta vicino al santantonio magnetico. Racconta della sua trepidazione e delle sventure precedenti, e ad una curva dove in alto svetta un cimitero si fa il segno della croce e recita una formuletta della nonna, dice, che amava molto. Fermerà in un paese per una commissione. L’imponente idraulico chiede se siamo interessati a rimanere con lui che poi è diretto a Padula. Decidiamo di tentare un eventuale altro passaggio prima di vederlo ripassare da lì, con la sicurezza di riprendere eventualmente la sua cortese offerta. Nella piazza principale facciamo una passeggiata in tondo sotto i lecci fitti mangiando un gelato tra i pensionati curiosi.

 

Attesa vana ai fini del terzo nuovo passaggio. In paese, tutti guardano insistentemente ma nessuno si ferma. Così riacciuffiamo dopo tre quarti d’ora il nostro eroe. L’ultimo tratto di strada passa come tra antichi conoscenti. Continua il racconto dei preparativi del matrimonio. Sorge un dubbio abbinato a una nota malinconica: andrà bene questo matrimonio?

 

A Padula il sole è quasi radente. A pochi metri da lì, la casa del famoso poliziotto italiano in America: Petrosino. Ecco perché è famosa questa città. Sì, dice, anche la Certosa è importante…

 

Saluti e abbracci. Portale della Certosa. Entriamo.

(to be continued)

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