GRAN BAZAR

La comunicazione si realizza appieno qui in internet. Le pagine dei quotidiani vi compaiono. La radio la si recupera in diretta o con una differita di poche ore, i programmi televisivi sono riportati in toto o a spezzoni. I libri sono trascritti, copiati o scannerizzati. I documenti si trovano. I giornali sono diventati un retaggio. Il piacere di sfogliarli, tra un po’ diventerà paragonabile al culto che abbiamo dei tomi antichi e pesanti, che si sbriciolano a guardarli e possono essere conservati solo a particolari condizioni di temperatura e umidità, nelle biblioteche attrezzate all’uopo. Il punto nodale è che chi vuole informarsi e approfondire, paradossalmente, potrà farlo seguendo canali sempre più tortuosi e inaccessibili. Mediamente l’informazione spicciola, similpropagandistica, sottoforma di inchiesta spacciata per veritiera perché marchiata OMS o Istituto Nazionale o Europeo di qualche cosa, bombarderà tutti costantemente, e tutti avranno la piena sensazione di essere informati, solo perché un certo numero di schermi sono sempre accesi in casa o fuori casa, ovunque, per strada, nelle stazioni, in metrò, nei negozi e negli uffici… Il troppo pieno delle immagini sta arrivando. Il vuoto dei contenuti anche. L’inautenticità dei riferimenti, pure. Ma finché saremo in fila alle casse dei supermercati, sarà grassa per qualcuno che avrà tutto l’interesse a sostenere, mantenere o condurre questa politica.
 
Tra i tanti blog in cui mi capita di incappare, ve ne sono di estremamente istruttivi, tematici, mirabili esempi di impegno, di volontà di proporre e fare, di aggregare attorno a idee di pace, idee innovative e traducibili nel concreto del recupero e della protezione dell’ambiente, della tutela e della valorizzazione del patrimonio comune, idee di civiltà basate sulla condivisione di principi universali, e non esclusivi, e non discriminatori. Tutto questo nei blog c’è. I blog traboccano di desiderio di verità, trasparenza, lealtà, inclusione, armonia e pace. Chi si appropria propagandisticamente di tali categorie cercando di marginalizzare o escludendo dalla compartecipazione coloro che non si riconoscono in un simbolo o in un marchio, compiono un atto infame ma probabimente… produttivo! Ops, che dico? I criteri cui si ispira chi governa il mondo sono quasi sempre criteri di sopruso e ingiustizia. Qualcuno ci prova ciclicamente a scuotere le coscienze, con grande fatica. Altri prosperano sulla truffa e la malversazione.

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