IMBROGLIO NUCLEARE

A 22 anni da Chernobyl riparte l’imbroglio nucleare

A 22 anni dalla catastrofe nucleare di Chernobyl accaduta il 26.04.86 il cesio 137 sparso per mezzo globo è ancora attivo, il cesio decade, in effetti, in 30 anni.
 

 

Mentre sono con-clamati i danni nella Bielorussa dove all’ospedale di Kiev sono ancora operati bambini di pochi mesi per casi di tumore a causa del terreno e del cibo troppo contaminato (nemmeno le nuove generazioni ne avranno pace), in Italia non sapremo mai gli effetti provocati sulla popolazione da quell’evento.

Anzi la contaminazione di Chernobyl è diventato un paravento per giustificare i dati sulla radioattività ambientale vicino ai centri nucleari di mezza Europa dopo gli incidenti locali (denunciati e non) che fanno parte del rischio dei processi di gestione delle centrali e dei depositi radioattivi. Il 4 Aprile in Spagna e’ stato data la notizia di una fuga radioattiva avvenuta il 26 novembre 2007 nella centrale nucleare di Asco’, nella provincia di Tarragona: lo ha riferito il quotidiano ‘El Pais’. Secondo il Csn, tuttavia, l’entita’ della fuga sarebbe stata minimizzata nella comunicazione di Endesa. (ossia come accade in tutti gli incidenti nucleari e come si verificò anche in Giappone).

Intanto in Italia si fanno solo spot pubblicitari per rilanciare il nucleare come per vendere un frigorifero o un telefonino, costa poco, inquina meno perché c’e’ la 4 generazione. La sicurezza dei reattori di quarta generazione non può limitarsi alle protezioni esterne contro eventuali incidenti aerei, mentre in Slovacchia le centrali acquisite dall’Enel ne sono sprovviste (non hanno guscio protettivo).

Greenpeace International inoltre ha presentato ricorso alla Commissione europea contro "i sussidi di stato illegali e le distorsioni del mercato che condizionano il progetto di completamento della centrale nucleare di Mochovce, in Slovacchia". Secondo Greenpeace, il Governo slovacco "ha garantito particolari condizioni a Enel sulle somme da accantonare per lo smantellamento futuro delle centrali e la gestione delle scorie". Tali condizioni "si configurano come aiuti di stato illegali per convincere la compagnia elettrica Slovenske Elektrarne (Se), controllata al 66% da Enel, a partecipare a un progetto altrimenti irrealizzabile e non interessante economicamente".

I reattori slovacchi stranamente sono di tipo russo e simili a quelli di Chernobyl. Anche Tremonti sul principio di delocalizzare gli investimenti sull’energia vuole realizzare in Albania centrali nucleari, dove le procedure di via sono molto più tolleranti di quelle italiane, a soli 80 km in linea d’aria da Bari, ossia facciamo all’estero quello che i cittadini non permettono di fare in Italia?I privati dal canto loro non investiranno mai in una simile forma di energia, ricordate la Fiat Nucleare ai tempi dell’era dell’atomo, appena capirono che solo con i fondi statali si sarebbe realizzato il business mollarono l’iniziativa.

Se conviene produrre energia con il nucleare pensate forse che le aziende più intraprendenti non avrebbero investito di tasca propria come fanno invece nell’eolico e nel solare? Le aziende impiantistiche italiane del nucleare spingono sui parlamentari del partito dell’atomo per spillare soldi al governo, diversamente non avrebbero motivo di esistere. Il decommisisoning italiano di Sogin è fermo nemmeno al 10% mentre sono oltre quattro anni che gli italiani versano una tassa in bolletta elettrica sulla messa in sicurezza delle scorie italiane.

Il nucleare civile è un grosso nascondiglio per quello militare, i militari con il segreto di stato fanno quello che vogliono e grazie ai fondi per la difesa, alla ricerca nucleare e agli armamenti spillano soldi ai cittadini che devono stringere la invece la cinghia per comprare il pane alla fine del mese, mentre loro costruiscono armi che possono distruggere l’umanità.

fonte: http://wwwnew.splinder.com/myblog/edit/post/500803

 

 

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2 Risposte to “IMBROGLIO NUCLEARE”

  1. guerreronegro Says:

    L’infinita tragedia di Chernobyl
    di David R. Marples
    fotografie di Gerd Ludwig

    tratto da:

    Quello che conta
    I più importanti fotografi e giornalisti riuniti per affrontare le questioni essenziali del nostro tempo
    a cura di David Elliot Cohen

    Il luogo in cui sarebbe sorta la centrale di Chernobyl fu scelto nel 1970: nel nord dell’Ucraina, sulla sponda del fiume Pripyat, che attraverso il bacino di Kiev si unisce al Dnepr, principale riserva idrica ucraina. Il primo reattore della centrale entrò in funzione nell’ottobre 1977. A questo ne furono aggiunti altri tre nel 1978, nel 1981 e nel 1983.

    Questi reattori a grafite, noti come RBMK (l’acronimo russo per "reattore a canale di potenza elevata"), accusarono diversi problemi fin dall’inizio. Tra il 1981 e il 1985 ci furono più di 381 chiusure d’emergenza a reattori RBMK in Unione Sovietica, di cui oltre 100 nello stabilimento di Chernobyl. Tali problemi furono in gran parte attribuiti alle apparecchiature scadenti, ma esisteva un altro vizio fondamentale, ben conosciuto: tutti i reattori RBMK possedevano almeno 30 difetti di costruzione noti. E soprattutto — cosa ancora più grave — diventavano instabili se attivati a bassa potenza.

    La notte del 25 aprile 1986, l’équipe di controllo di Chernobyl avviò un esperimento sul quarto reattore per verificare quanto a lungo una turbina avrebbe continuato a generare potenza dopo un’interruzione, prima che le turbine di emergenza entrassero in funzione. Il test fu compiuto da due operatori inesperti, assistiti da 15 turnisti. Né il direttore né l’ingegnere capo erano presenti, e i circuiti d’emergenza furono disattivati per l’esperimento. Quando un operatore aumentò la potenza, provocò un’esplosione che fece saltare la copertura del quarto reattore. Le scorie radioattive raggiunsero l’altezza di un chilometro, e si stima che il 50–60% dello iodio 131 e il 20–50% del cesio 137 presenti nel nocciolo – i radionuclidi più pericolosi per la popolazione – si dispersero nell’atmosfera prima che il buco venisse tamponato 15 giorni dopo, triplicando la radioattività a livello mondiale. L’esplosione iniziale in realtà rilasciò solo poche centinaia di chilogrammi di particelle. Il resto fu disseminato da un incendio della grafite, una vampata a 700°C che ossidò la copertura del reattore numero 4. Il vento trasportò la nube radioattiva a nord-ovest, riversando la maggior parte della pioggia radioattiva sulla Bielorussia, a soli 10 chilometri dalla centrale. L’incendio di grafite si propagò al tetto dell’unità del terzo reattore. Inizialmente l’Unione Sovietica, con il suo segretario Michail Gorbacév, tentò di tenere nascosto il fatto all’opinione pubblica. Un comunicato di Radio Mosca del 28 aprile, in cui si ammetteva l’incidente e si riferiva la notizia di due decessi, fu rilasciato solo dopo che alcuni lavoratori di un impianto nucleare in Svezia trovarono tracce di radiazioni sulle scarpe prima di entrare nella centrale di Forsmark, deducendo che doveva essersi verificato un incidente in URSS. Rapporti più dettagliati apparvero sui giornali del 29 aprile, tre giorni dopo il disastro, in cui si riportava la notizia dei due morti, ma non venivano forniti ulteriori particolari.

    In tutta risposta, il Politburo allestì un gruppo operativo agli ordini del Segretario dell’ideologia del PCUS Egor Ligacëv e del Primo ministro Nikolaj Ryzkov. Intanto, l’incendio continuava a divampare, richiedendo l’intervento di squadre di vigili del fuoco da Pripyat e Kiev, 130 chilometri a sud. Gli elicotteri fecero cadere piombo, boro e sabbia sul reattore per spegnere le fiamme. Pare che in 29, tra pompieri e addetti al pronto intervento, siano morti sul posto nei primissimi giorni.

    Inizialmente, le autorità delimitarono l’area di evacuazione a un raggio di 10 chilometri attorno al reattore. Questa comprendeva Pripyat, la città costruita per gli operai della centrale, dove vivevano 45.000 persone, e Chernobyl, (10.000 abitanti). Tuttavia, per molti giorni la vita a Pripyat proseguì normalmente, e non vennero diramati avvisi sanitari agli abitanti. Gli uomini andavano a pescare, e si celebrarono almeno due matrimoni all’aperto. Poi, una commissione governativa assunse il controllo dell’area e iniziò a evacuare i residenti. Il 2 maggio, una settimana dopo l’incidente, Ligacëv e Ryzkov volarono a Chernobyl ed estesero da 10 a 30 chilometri il raggio della zona di evacuazione. Circa 60.000 persone furono evacuate tra il 2 e il 4 maggio, a una settimana dal disastro. I feriti più gravi furono trasportati nella clinica specializzata n. 6 di Mosca, gli altri furono condotti negli ospedali di Kiev. Il 4 maggio erano state ricoverate 1.882 persone, di cui 204 con gravi sintomi da esposizione alle radiazioni. A quel punto, un cambiamento nella direzione del vento portò a un forte aumento del fondo di radioattività naturale a Kiev (in cui vivevano 2,5 milioni di persone). L’8 maggio, i livelli di radioattività nel luogo in cui sorgeva il reattore erano 77.000 volte superiori alla norma.

    A fine maggio, un mese dopo il fatto, la priorità divenne la costruzione di un tetto temporaneo per coprire il reattore distrutto dell’unità 4. Un’altra fonte di preoccupazione erano le tonnellate di materiali ritardanti che erano stati scaricati sull’incendio: si temeva che potessero spingere il reattore verso il basso, fino al livello della falda freatica, minacciando una cosiddetta "sindrome cinese", cioè il pericolo che il nocciolo del reattore, liquefacendosi, potesse farsi strada nel sottosuolo e scorrere verso il basso senza impedimenti — teoricamente, fino al centro della Terra. Vennero quindi impiegati minatori per costruire uno strato di cemento sotto il reattore. Altre attività furono la raccolta e il sotterramento dei depositi radioattivi — a partire dal tetto delle unità 3 e 4 — e la rimozione della "foresta rossa", un vicino bosco gravemente compromesso dalle radiazioni.

    […]

    Circa 5.000 bambini nelle aree colpite hanno contratto questa forma di cancro. Anche se ancora compresi nei limiti europei, i livelli di leucemia sono creciuti sensibilmente in tutta la zona contaminata. I medici locali spesso attribuiscono alle radiazioni l’aumentata incidenza di malattie in precedenza rare. Alcuni scienziati citano anche un legame apparente tra le radiazioni e l’aumento di neonati con sindrome di Down o altre anomalie. Questa situazione è emersa in modo evidente solo dopo l’incidente del 1986, ed è diffusa soprattutto nelle egioni colpite dal fallout di Chernobyl.

    Nel 2000, il governo ucraino ha chiuso definitivamente la centrale di Chernobyl. Ma avrebbero potuto verificarsi altri disastri di questo tipo? E abbiamo davvero imparato la lezione di questa tragedia? Evidentemente no. A distanza di soli due decenni dal melt-down di Chernobyl, i paesi colpiti si sono tutti impegnati nuovamente a favore del nucleare. La Russia, ricca di petrolio, ha avviato un programma di rapida espansione nucleare; l’Ucraina si affida all’atomo per il 40% del suo fabbisogno energetico; e la Bielorussia, che non dispone di petrolio né di gas, ha annunciato la costruzione di una nuova centrale nucleare nella regione di Mahileu, un’area già contaminata dall’esplosione di Chernobyl. I livelli di sicurezza post-sovietici restano minimi. Nonostante la presenza di aree radioattive abbandonate nel nord dell’Ucraina, nel sud della Bielorussia e in vaste porzioni di territorio russo, e malgrado la rapida diffusione di tumori e immunodeficienze, e la crisi sanitaria tra i bambini di queste ex repubbliche sovietiche, sotto molti punti di vista si stanno riproponendo oggi le condizioni che portarono al disastro di Chernobyl negli anni ’80.

  2. paolazan Says:

    PREZIOSISSIMO intervento, grazie!

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