FERDINANDO SI SCHERMISCE

L'ho visto. Da vicino! Alla prima de Le Signorine di Wilko. LUI è l'ATTORE.

Leggo da L'ARMADIO A NOVE ANTE, 2004, un brano che lo cita: 

 
 
[…] Quella stessa sera le telefonò Tatti. Regolare, erano passati quindici giorni. Tutte le volte che chiama comincia così: Giuliaaaa? Stai bene amore mìììo? Domani penso di riuscire ad avere una mezz’oretta… esco da scuola, mangio un panino e passo da te, eh? Ti chiamo quando sto per arrivare… pronto, mi senti? Ti trovo domani, vero? Ci sei alle tre? Pròònnnto? Ma perché non rispondi? Ho avuto una montagna di compiti da correggere in questo periodo… Giuuuuulia?… A domani, allora… eh? ..ciao.
 
Un fossile vivente. Una parte della sua coscienza storica degli ultimi quindici anni. Da quando seppe in modo drastico, diretti verso il capolinea del quindici in piazza Diaz, che era incinta. Corri tu, e digli di aspettare… io non posso… Che cos’hai, stai male? Sei pallida… Silenzio. La guardò con aria solenne tutto il viso, standole esattamente di fronte e tenendole a tenaglia le spalle. Silenzio. Il secondo lo fai con me. Intesi? Il tram era partito e ci fermammo in un posto a bere. Non c’era l’ombra d’altro avventore. Un ragazzo in camicia bianca, gilet e farfallino nero stava dietro il bancone. Li servì sporgendosi leggermente, mentre uno meno giovane poco distante, apparentemente distratto aveva costantemente un occhio rivolto a loro. Armeggiava disponendo rumorosamente le tazzine e altri oggetti in un cestello. Tutto divenne più lento, poi. E Tatti la seguì fino al termine della gravidanza ben più del ginecologo. Come spesso accade in questi casi, dopo la nascita del suo, nel volgere di breve tempo, al pari di una malattia incubata dopo l’inevitabile contagio, alla donna che gli stava intorno da mesi e gli teneva genericamente compagnia dopo la scomparsa dell’altra, la precedente, più significativa ma perduta, si gonfiò la pancia. Il fratello di lei si era così presentato, con la divisa d’ordinanza, al professore e avevano deciso amichevolmente di regolare i conti con un matrimonio civile nel mese di maggio. La bambina nacque quattro mesi dopo.
 
Nei sogni di Tatti compariva spesso. Ventiquattro telefonate all’anno. Dodici visite a casa, all’ora del caffè pomeridiano. Trimestrali incontri a teatro per le prime. Un mito. L’attore cioè, Ferdinando Bruni (mica Tatti) piccolo e portentoso! Con lui, seduti sulle poltroncine rosse di velluto, assumendo la forma della coppia affiatata e consolidata, sublimiamo molti dei nostri desideri. Ma che fai, dormi? Uhm, crollo… Sì, perché ogni volta prima di abbioccarsi un guizzo ce l’ha. Mi prende la mano destra  ché di solito mi metto a sinistra, me la bacia con i baffi che ne spazzolano umidi e inquinati di combusti del tabacco, il dorso. La ritraggo quasi sempre subito con la scusa che non è quello il luogo. Ma alla fine, invece, perché no? Per rimarcare l’inopportunità del gesto, me la riafferra e la orienta in direzione del pacco, come lo devo chiamare, verso il pantalone insomma, nella zona cerniera. Uffa! Gli altri spettatori in modo inatteso diventano loro malgrado spettatori anche nostri, che no, non ci pensavamo mica ad esibirci solo un po’, distrattamente. Applausi. In piedi. Gli attori che corrono su e giù, prima sono seri per dichiarare la fatica del lavoro, poi, dopo aver misurato la temperatura del consenso, il grado di approvazione del pubblico, sorridono soddisfatti, guardano la platea e le luci in alto. Scorgono certamente anche noi che passiamo davanti alle mani che si picchiano l’una coll’altra, nella festa finale che genera il tipico tramestio. Alla chetichella, come per obbedire a un cliché, siamo fuori di lì prima di tutti gli altri che di norma sciamano lentamente. Tempo scaduto. Il torpore e la magia dell’oscurità si scuotono. Nel buio freddo e sgarbato della strada, scivoliamo come cani che ancora si annusano, sotto la pioggia, al riparo dei cornicioni rasenti ai muri, fino alla fermata del tram e poi al raccordo col metrò. In una danza a tratti quasi volutamente goffa, che rispetta il canone di un rito elementare, ma efficace. Mi fa le ultime raccomandazioni. Da quindici anni, continua la riuscita simulazione di una pura e complice amicizia che, camminando per le vie del mondo, cioè di questa città, somiglia talvolta ad una specie di parentela stretta. Premuroso e affettuoso ma anche totalitario e possessivo, mi vorrebbe sempre ammiccante, come attrice sul palcoscenico.
 
In mancanza d’altro, la scena madre si svolse presso il guardaroba, in corrispondenza delle ante meno frequentate. Ne uscì inizialmente un ampio telo di seta avorio. Come una vela spiegata al vento. Una bava di vento, in un giorno di bonaccia. Le spalline sottili ricaddero sul corpetto ornato di nastri e di cordoncini circonvoluti. Calzava ancora perfettamente sul corpo. Le scarpe: certo, ci vogliono anche le scarpe per completare il quadro. Cos’è una fotografia senza piedi? Un’opera maldestra, da scartare. Una punta a becco d’anatra e qualche crepa nella vernice ingiallita. Fa niente, sono solo i segni del tempo. Onesti e giusti segni del tempo. Nelle immagini rese dagli specchi orientati in parallelo e poi allontanati in divergenza, il vestito da sposa si moltiplicava all’infinito.
 
 
Un’astrazione. Perché la realtà tangibile è svilimento. Il sogno non si corrompe: come lo spettacolo, è lontano e sublime, illuminato da una luce diversa. Diverso e uguale ogni volta che gli dai voce, che lo racconti. Fa per chi non crede fino in fondo alla vita, per chi ne ha paura e preferisce essere spettatore. O affabulatore, raccontatore di fantasie. E Tatti ha un destino segnato dal suo atavico pessimismo. Si è costruito intorno un personaggio, una vera macchietta. Molto divertente. Molto sfiduciato. Fulminante. Angosciante. Visionario, eppure rassegnato. Nichilista ansioso e depresso. Io che sono sensibile agli sprechi, lo trovo talvolta persino indegno di vivere. Inutile. Una zavorra sociale, un veicolo inconsapevole e fastidioso di presunti, improbabili valori. Un colossale incongruo. Eppure, irresistibile.

Tag: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: