SAN PAPINIANO E LA DELOCALIZZAZIONE

 

1861 1961 2011

 (costumi: SARTORIA TEATRALE BRANCATO, via Solari Milano, foto: RENZO CHIESA)

 Povera Italia! Stanca e delocalizzata! Basta percorrere il viale del Mercato dei mercati, che non è un supermercato, bensì una sfilza di bancarelle, per farsi percorrere da un lungo brivido: la qualità della merce è ormai… merce rara!
Però. Rimane possibile anche se sempre meno probabile, incappare nella bancarella dei nostri sogni: avanzi di magazzino, vintage inconsapevole, a prezzi inesistenti. Mi sono data un obiettivo. Trovare vecchi pezzi Belfe, fallita mille anni fa credo, roba da sci, da montagna, io poi ciaspolo ma non importa, il concetto è quello. Roba sportiva adatta allo scopo. Calda e protettiva. Impermeabile, pratica. Solo che ci vado poco…  alla consumazione del rito recentemente partecipo di rado! Mi ci applicherò, anche perché sennò si perde il polso: raffrontando la merce di settimana in settimana si può veramente acquistare con gusto e piena consapevolezza. Ah, i sacchi di roba, poi aperti a casa e i lotti sparsi in giro per essere visti e condivisi, come un bottino veramente conquistato! Omsa delocalizza dolorosamente, per le operaie. Qui in Papiniano, si trovano montagne di Omsa, e non solo, a 1 euro, o in 3 per 2! Frotte di donne scavano. Se ne accaparrano. Poca differenza fa, a colpo d'occhio, tra una montagna di avanzi di merce ancora intonsa, e una montagna di rifiuti… Tonnellate di plastica e cartone campeggiano alla fine della giornata, e sono da rimuovere, e le operazioni di pulizia sono campali, ogni martedì, e non oso immaginare il sabato. Chi acquista le scarpe a 150 oggi nei negozi non è forse del tutto consapevole che ormai la grandissima parte di quel che si vende in Italia è cucito, fatto e sudato nei paesi dove il lavoro costa meno, molto meno. 350 contro 1100 diceva l'operaia della Omsa. Un bel gap. E di calza in scarpa, non dimentico quel commerciante di Venezia che portava avanti la sua personale battaglia antigeox, in favore dei suoi prodotti, i-ta-lia-ni, pregiati, controllati in tutta la filiera, sani, diceva. Qualche pellettiere oggi resiste ancora. La qualità è richiesta nel mondo e l'Italia non può non continuare a portarne fiera la bandiera.

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8 Risposte to “SAN PAPINIANO E LA DELOCALIZZAZIONE”

  1. Simonedejenet Says:

    Anch'io ho la sensazione di aver perso il sapore della ricerca nei mercatini: basta una rapida occhiata per vedere che si vendono le stesse cose ovunque vai. Bisognerebbe creare  una mappa delle sacche di resistenza, dove ancora resistono quelli come il tuo pellettiere 🙂 Che ne dici, lo facciamo?

  2. scudieroJons Says:

    Sei alla ricerca di costumi teatrali? Ho la notizia che fa al caso tuo!
    C'è una piccola compagnia di arte drammatica che svende 22 costumi. 
    Per avere l'indirizzo bisogna decifrare cosa dicono intorno al sec. 54 della registrazione.



    Potrebbe essere un'ottima occasione, e si potrebbe spuntare un prezzo vantaggioso, perché ormai a loro non servono più, per cambio di cartellone. Ora servono costumi a righe.
    Ciao : )

  3. agomast Says:

    Siamo dei produttori di immondizia, in tutti i sensi.
    Non vi e' dubbio.

  4. Fedifrago Says:

    Un tempo in Papiniano andavano le signore della "Milano bene" per cercare capi firmati, stockati da qualche negozio in voga …… ora è un mercato come tanti altri, spersonalizzato

  5. montipallidi Says:

    sei molto femminile e "patriota"

  6. johnnigo Says:

    Paola sei propio bella e con tanta classe e stile

  7. johnnigo Says:

    molta bella,elegante,qualsiasi look hai sei sempre Paola

  8. paolazan Says:

    devo a scud una risposta relativa al suo sibillino commento, depistante… che avevo trascurato (di solito non mi bevo i link ai video che mi inviano solerti commentatori anche in pvt…): anni fa a una festa di carnevale, guarda la premonizione, avevo messo il vestito di assistente ai malati diretti a lourdes di una mia zia, pia donna, volontaria, e nella finzione curavo il mio fidanzato che soffriva di priapismo…

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