BIMBI (POVERI, MA) BELLI


Diciotto anni… il film presentato ieri sera alla rassegna del Nuovo Sacher, ha destato una buffa reazione da parte delle femministe presenti ''in sala''. Tutte ciarlavano di donne (i personaggi del film) ''paurosamente dipendenti dai maschi'' (la prof., la madre di Luca, la moglie dello zio, l'amante dello zio… ), fragili e incapaci di svincolarsi dal ruolo di femmine seduttive o eternemente in attesa (di figli, mariti, amanti…), di strumenti atti al mero uso sessuale, alla compagnia occasionale, come riempitivo affettivo, o come surrogato di madre, e tutto quanto di basso possa immaginarsi. Peccato che sia tutto vero, reale, tangibile. Tranqui, femmi! Non vi ho viste bene in faccia (i fari mi abbagliavano), ma avete deluso.

Io mi sono identificata in perlomeno 7-8 personaggi (nella prof. perché sono una prof., nella madre perché ho un figlio adolescente, in Ludovico perché sono orfana, in Martina, che mi ricorda com'ero…). Io sono tutto questo. Voi non siete gnente. Perché. Uno, avete riprodotto un concetto espresso nel primo minuto di conversazione con la regista, Elisabetta Rocchetti, da Moretti. Pari pari. E non avete inventato alcunché. Niente di originale. Due, le donne sono anche così e negarlo è inutile se non controproducente. Voi? No-o? Tutto liscio, nella sfera delle dipendenze psico-affettive? Suvvia.

Sottolineo: cerco la sorellanza, ne ho bisogno come voi dichiarate di averne bisogno, vogliamo archiviare madri e suocere e tutte le amiche-nemiche delle donne… E' venuto fuori un rigurgito di vetero-femminismo. Che fa sorridere se non suscita amarezza. Segnala infatti un'altra insospettata forma di arretratezza, dispiace dirlo. Di chi si pone su un piano di superiorità rispetto alle donne reali. Le donne rappresentate nel film della Rocchetti sono a tratti grottesche ma gli uomini ancora di più (Ludovico stesso e lo zio in particolare): dobbiamo temere di essere davvero così se lo siamo? Dobbiamo certamente reagire, su questo sono d'accordo. Il prezzo dell'autonomia lo conosciamo. L'equilibrio dei ruoli e delle competenze non è semplice cosa.  Ma la mia identificazione rimane plurima e allargata. Agenere.

Il film, con un esubero di primi piani (dettati dalla necessità di contenere i costi che si sono attestati sui 10.000 euro) ricorda i fotoromanzi. Cos'è Ludovico se non un novello Franco Gasparri? Oggi, c'è da pensarci come ad una via efficace di comunicazione: il fotoromanzo potrebbe essere buono per diffondere una certa (migliore) cultura di massa. Per recuperare il recuperabile. Raggiungere il cuore del popolo. Allora un plauso all'idea della Rocchetti, perché ha suscitato tali emblematiche reazioni.

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3 Risposte to “BIMBI (POVERI, MA) BELLI”

  1. Simonedejenet Says:

    Recuperiamo il fotoromanzo! Ne ho visti leggere in spiaggia, credevo che non esistessero più. Oddio, ho visto leggere anche Schnitzler … Ho capito bene: le protagoniste del tuo post recensivano il film mentre si apprestavano a vederlo?

  2. anonimo Says:

    simon, ti sarai accorto di come avevo buttato giù la 'recinzione' frettolosa e piena di refusi… ma sono itinerante…

    l'operazione della rocchetti è considerata bassa ma lei continua a porsi come una risposta alla modalità moccia

    prova a rileggere ora che ho corretto

  3. anonimo Says:

    … chi non si trastullerebbe volentieri con un bambolotto come Ludovico?

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