SCIENZA E VALORI

1. La scienza può e deve trovare i fondamenti della morale, la via giusta per la salvezza dell'umanità. Inutile negarlo: siamo immersi in un clima storico caratterizzato da drammatiche precarietà e fallimento dei riferimenti tradizionali. L'etica diventerebbe transitoriamente una branca della scienza. Chiarezza, lucidità e rigore sono infatti prerogative della scienza. Che non preclude coadiuvanti di sorta. Cooperazione e solidarietà sono strumenti inequivocabilmente necessari per interpretare e realizzare il ben essere comune. Sennò non c'è scampo.

(da uno stralcio di discussione al recente festival della filosofia di modena e carpi)

2. A proposito di discriminazioni e spreco di risorse umane: http://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/51-calabresi-enrica e http://temi.repubblica.it/micromega-online/ipazia-storia-della-prima-scienziata-vittima-del-fondamentalismo-religioso/

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26 Risposte to “SCIENZA E VALORI”

  1. Simonedejenet Says:

    Ieri mattina a radiotre leggevano l'incipit di un tale che ha scritto un saggio sulla scientificità dell'etica laica. Incominciava più o meno con "finora l'etica atea è stata immersa in una confusione ecc."
    Ho pensato "ecco, eravamo tutti qui aspettando che arrivassi tu"

    E se ognuno trovasse la sua?

  2. rajatamas Says:

    Io non credo che la scienza possa rispondere ai fondamenti dell'etica. I mie gemelli son venuti su con una chiara idea di cosa sia bene e male grazie a quel bel mix di scienza e fede, che' e' Star Wars. Sono un aurobindiano…credo che scienza e fede possano armonizzarsi. Ma se restiamo su un piano di etica senza fede – che non e' necesarriamente religione, ma "spritualita' del e nel rapporto umano", empatia, fiducia negli altri perche' si e' raggiunta la fiducia in se stessi, fede in Dio, come quintessenza della fiducia da riporre nel prossimo al di la' di ogni scetticismo, di ogni cinismo e di ogni stoicismo, semplicemente come investimento del "cuore riposto in altri cuori", non ne veniamo fuori – dicevo etica senza fede, questo tipo esteso di fede, non riusciamo ad emanciparci dal nostro particulare….

    Rispetto per l'ambiente e' in fondo rispetto per l'altro…non necessariamente altruismo 'egoistico", ma pieno rispetto e capacita' di far conciliare il proprio bene con un bene piu' grande. In tutto cio', l'energia e i suoi addentellati, il qi, la kundalini, la forza di Obiwan, la shakti, sono una chiarissima epitome di Dio, senza che questo implichi lo sposare una specifica religione. Ho radici cristiane, non posso non dirmi cristiano, ma poi trovo che nella spiritualita' Hindi e nello yoga di Patanjali ci sia tutto cio' che serve. il buddismo e' invece per me il tentativo di svuotare la modernita' da questo investimento nel cuore degli altri, per farci tornare a un se individualizzato e solo, e vuoto che non puo' dare risposte sociali….il buddismo e' giusto per una fase di individualizzazione e abbandono dell'individualizzazione, ma non riesce a scaricarsi sul piano dell'azione sociale, che comporta una distinzione di bene e male, compresa la battaglia la guerra giusta perche' il bene trionfi. la guerra e' una tragedia che a volte e' giustificata per evitarne di piu' terribili.

    La sostenibilita' e' rispetto per le prossime generazioni ma in fondo mettiamo nel cuore dei nostri figli questo rispetto se agiamo nella sostenibilita'.

    Raja

  3. Ciclofrenia Says:

    Quoto Rajatamas.

  4. paolazan Says:

    SIMON, pur rispettando le diverse gradazioni individuali, ritengo opportuno sottolineare la drammatica necessità di approdare ad una visione etica universale che abbia una ricaduta più efficace sulla vita comune, e i cui temi e metodi sono già stati sintetizzati nel post.

    RAJA, la scienza, mai avulsa dal contesto socio-economico, ha il compito di richiamare tutti gli uomini (DIO) alle loro responsabilità, singole e collettive, sui temi del consumo, delle modalità di approvvigionamento energetico, dello sfruttamento delle risorse, delle relazioni diplomatiche tra paesi poveri o ricchi… perché continuare a contrapporre le origini culturali, cristiane o non cristiane, ascriversi ad un raggruppamento o a un altro? Questo è il nodo…
    Testimoniare l'acquisizione di una forma di sintesi e combinazione delle culture è già un bel passo avanti!

    CICLO, …più dettagliatamente?

  5. rajatamas Says:

    Paola,
    Ti chiedi "perché continuare a contrapporre le origini culturali, cristiane o non cristiane, ascriversi ad un raggruppamento o a un altro? Questo è il nodo…"
    Rispondi:
    Testimoniare l'acquisizione di una forma di sintesi e combinazione delle culture è già un bel passo avanti!

    Nella mia esperienza di "impossibilità a non dirmi cristiano", posso affermare che sono proprio le mie radici e la cultura cristiana, nonchè imbevuta di filosofia greca e dirittto romano, a darmi il metro e la possibilità della sintesi.
    Queste radici mi portano a fondere la mia cultura – che non va rinnegata, ma affermata con forza, nel confronto e non nella negazione delle altre –
    con possibili diramazioni di altre. E' il caso dell'induismo e del suo monoteismo politeista. Anche gli indiani – se capaci di abbeverarsi a una coscienza alta e ad una cultura alta, ove filosofia greca e diritto romano sono accessibili  – sono in grado di riconoscere comuni radici linguistico-culturali – ad esempio sanscrite – al cristianesimo e all'occidente, e di abbeverare un desiderio, una sete, di sincretismo.

    Dubbi ho invece sulla capacità – media – da parte del mondo islamico e persino cinese di operare questa sintesi.

    L'affermazione della cultura – che è anche sincretista , perchè ne è capace –  occidentale ove fede e ragione, cuore e cervello, sanno coniugarsi, è un dovere, è un dovere la testimonianza forte , laddove il ritiro, la rinuncia ad affermarne le caratteristiche principali diviene ideologia nichilista e vuoto che non puo' aspirare a nessun confronto con l'altro da sè, perchè non ci si confronta con cio' che non è, e non si esprime alcun sè con un vuoto di fede – che sia solo una fiducia atea riposta nella società e nel progresso – e di ragione.

  6. paolazan Says:

    Malaugurtamente vedo questo commento solo ora… forse mi stavo concentrando sull'ultimo post… Rispondo a caldo: usi, caro Raja, un'espressione che mi colpisce, FIDUCIA ATEA, che si contapporrebbe a FIDUCIA NON ATEA o che mostra in ogni caso una tendenza a porsi in termini di contrapposizione perché hai aggiunto una specificazione (ampia – ristretta, alta – bassa, illuminata – oscura…). Ecco vedi, io parlerei di FIDUCIA e basta (o intendevi dire che Fiducia è inferiore a Fede, o di portata più limitata…? O Fiducia come razionale e Fede irrazionale e dunque incomparabili? …una volta un prete in missione a benedire le case mi disse che la fede implica impegno, razionalità e volontà ma molti pare non lo pensano… cosa dicono i testi teologici?) la categoria non si scompone! Un vecchio slogan diceva: la Fiducia è una cosa seria. UNA. Per me esiste la fiducia nel BUON SENSO. E temo che sia diffusa una certa paura di perdere quelli che si vorrebbero i SOLIDI riferimenti tradizionali. Che possono essere superati. Abbiamo assistito (o stiamo assistendo) al superamento di tante forme di cultura che hanno dominato una parte del mondo, anche lungamente) in diverse fasi storiche: la caccia, il nomadismo, lo schiavismo (…), le discriminazioni di varia natura…, il comunismo sovietico, la tauromachìa… ecc. eppure certe forme di fideismo e aggiungerei, in casi non rari, di superstizione, sono dure a morire! Che interesse avremmo a non aderire, oggi (OGGI), tenuto debitamente conto dei risultati riportati finora (globalmente deludenti, ammetterai), ad una religione civile universale, con la necessità impellente che si profila ormai da decenni e ci attanaglia, di …salvare il salvabile?

  7. Simonedejenet Says:

    Io continuo a non sentirne l'esigenza. Anzi, mi sembra che si vada alla ricerca di un'altra verità universale, ora che tutte le verità universali si sono dimostrate fallaci. Il confronto, anche grazie al relativismo culturale, è la via. L'etica è un qualcosa in divenire, come molte altre cose. Anzi, proprio oggi che vediamo sotto i nostri occhi quanto sia in divenire la scienza ritenuta granitica, come fisica, atronomia …

  8. paolazan Says:

    granitica? chi, dove, quando??

  9. rajatamas Says:

    Cara Paola,
    trovo l'ateo migliore dell'agnostico. L'ateo, proprio perche' si contrappone al tutto che e' in Dio – secondo la mia perosnalissima accezione – porta in se' il seme della fede. Parlo di fiducia atea, perche' conosco persone che che – pur non abbracciando alcuna spiritualita', e sottolineando il loro ateismo, portano con loro fiducia nelle magnifiche sorti e progressive. Conosco atei che sanno che vivere – la vita e' occasione, opportunita', irripetibile – vuole dire perfezionarsi, aspirare a un miglioramento, che passa attarverso esperienze di miglioramento soggettivo e che si allarga al sociale. In mezzo alle crisi, intuiamo ancora un allargamento della coscienza, una migliore comprensione delle cose e dei fenomeni del mondo.

    Non ho mai accennato alla religione. Non ho religione, non sento di aver bisogno della religione. Tuttavia, so che invece occorre il rispetto delle religioni, perche' se non si rispettano le religioni e cio' che loro contengono, non si potrebbe rispettare il pluralismo delle culture umane. 

    La religione civile e' in questo secondo me la peggior religione che esista. Il senso civico e' rispetto delle leggi, delle istituzioni e delle persone, non per questo puo' diventare religione. Il civile va separato dallo spirituale.
    Il fatto e' che non conosco religioni senza dogmi. E piu' una religione e' dogmatica piu' e' destinata al fallimento. La religione cattolica e quella induista – trovo – siano le meno dogmatiche. Anche nel sanzionare.

    Se lo Stato istituisce religioni civili, deve difenderle comminando pene che si baserebbero su dogmi. La pena di morte nasce nel dogmatismo, non nella spiritualita' che permea le istituzioni civili – come riesce a fare il cattolicesimo.

    L'etica si iscrive nel cuore del persone, e l'etica – il dover essere – e' gia' nel cuore. Il problema e' sentirlo quel cuore, avvertire che lo spirito esiste e che parla alla coscienza. L'uomo libero, riesce a non avere piu' diaframmi tra lo spirito, il cuore e la coscienza. E' essere spirituale e non ha bisogno di religioni da seguire, di dogmi o di regole dall'esterno. In societa', l'uomo libero, gioca con le regole sociali e civili, le rispetta, ma non vi aderisce pedissequamente.

  10. rajatamas Says:

    Poi scrivi:
    Per me esiste la fiducia nel BUON SENSO.

    Condivido in pieno. Ma il mio "non potermi non dire cristiano" e' propiro quello.

    Occore un cuore docile – bello il discorso di Ratzinger al Bundestag – quello e' cio' che va consigliato ai nostri leaders politici. Il cuore docile porta fiducia e porta buon senso.

    Ecco: il buon senso non richiede una religione civile universale. Una religione civile universale calpesterebbe tutto il buon senso che c'e' nella interpretazione meno dogmatica di civilta' e religioni in tutto il mondo. Pensa ai Sufi, che sicuramente esprimono una cultura alta e condivisibile nel mondo islamico.

    La longevita' della Chiesa cattolica e' dovuta ad aver adottato per gran parte della sua "pratica", differente da teologia, dogmatica diritto canonico, la logica del buon senso. L'interpretazione della religione cattolica a livello di sociale e' permeata NELLA societa'. L'italiano, e gli italiani brava gente, da sordi e gassman di La Grande Guerra fino a molte macchiette di Sordi, e ancora ai film di Scola, e' quintessenza del cattolicesimo, dove – forse in mezzo a qualche ipocrisia – si registra umanita', buon senso e spiritualita', quel tanto che consente di vivere bene.

    Non ho mai amato il clericalismo, ma recentemente ho cominciato  a pensare che la decostruzione della Chiesa cattolica, che tanto si vorrebbe, potrebbe davvero decostruire proprio questo castello di buon senso che sorregge ancora la nostra socialita'. Si chiede la riforma della Chiesa senza sapere che la Chiesa rappresenta una piattaforma indispensabile – che puo' tollerare qualsiasi progresso civile e sociale – tolta la quale potremmo davvero perdere il buon senso..

  11. paolazan Says:

    si usa volutamente, provocatoriamente e pedagogicamente il termine RELIGIONE proprio per umanizzarlo, svuotandolo del dogmatismo e avvicinandolo, riappropriandoci della sua (duplice…) etimologia (rileggere il culto degli dèi o legare l'uomo alla divinità – proiezione dell'uomo stesso, cosa sennò?), alla vera necessità di condividere i valori: un uso transitorio, possibilmente, in un contesto di necessaria riflessione sui danni storici effettivamente perpetrati dalle religioni tradizionali, verso cui tutti siam tenuti a rivolgere un pensiero di autentica riflessione. così come sarebbe importante riflettere su altre abusate parole: patria, famiglia, maternità… che evocano comportamenti stereotipati e spesso aberranti, cosa che non appartiene alle paole in sè ma alle 'derive' umane.

    le espressioni 'senso civico' o 'coscienza civile' sono equivalenti ma non scuotono abbastanza.

  12. rajatamas Says:

    cara Paola, sempre piu' interessante! devo dire….
    2 punti: religione e "altre abusate parole"

    Rifiuto il termine anche e soprattutto etimologicamente….

    Legare insieme….presuppone che ci sia qualcuno che lega….e dato che non puo' essere Dio – le religioni sono create dagli uomini, magari con la partecipazione attiva di Dio, secondo la rivelazione, ma sempre dagli uomini – chi lega e' l'uomo.

    Yoga e' per l'appunto Unione, unita' tra Dio e uomo….un insieme di pratiche che consentono non tanto di finire "legati", ma di essere uniti – e in meditazione ci si sente parte di Dio, della sua stessa sostanza e condividendo il suo punto di vista -.

    Questo confine tra spiritualita' (yoghica) e religione mi pare chiaro nell'etimologia….

    Altre abusate parole…..

    Metti religione, famiglia, patria e maternita' nello stesso calderone "tradizionale" o tradizionalista e chiosi con l'evocazione di stereotipi aberranti…..

    Non so dove sei tu in questa presentazione delle cose….Non ti do' torto sul fatto che vi sia una stereotipizzazione di concetti tradizionali, non ti do' torto che c'e' un pensiero unico che presenta, religione, patria famiglia, Dio e maternita', verginita' ecc. all'interno della stessa famiglia di concetti con accesso negativo…e' una vulgata. Una vulgata che nasce dalla cultura dominante degli anni 60 e 70 che ci e' stata impartita e che – qualcuno – ha vissuto anche sulla sua stessa pelle. E' il caso di famiglia – aberrazione certo quando si insite sulla accezione "istituzionale", con ordine, legge e disciplina….ma quantomai attuale e avanzata nella sua dimensione di GRUPPO che concorre alla prima socializzazione degli individui….

    O patria – stereotipato in Italia come fascista – ma vivo come motherland negli Stati Uniti in Inghilterra o in Germania, che e' cosa naturale……..

    Sulla mamma un altro paio di maniche psicanalitiche e no….:-)

    Tuttavia dovremo forse disancorare le diverse parole (concetti) e lasciargli spazio perche' vivano di nuova vita tutta loro….

  13. paolazan Says:

    oh, ci siamo, quasi! mancano opportune considerazioni su dio-padre, padre-padre normativo, padre-padrone, padre presente-assente, paura della perdita del padre-dio-padre…

    a prestissimo!

  14. paolazan Says:

    RIPRENDO IL PASSAGGIO, inserendo schematicamente qualche annotazione.

    Non ho mai amato il clericalismo, ma recentemente ho cominciato a pensare che la decostruzione della Chiesa cattolica, che tanto si vorrebbe, potrebbe davvero decostruire proprio questo castello di buon senso (IL BUON SENSO SAREBBE SECONDO TE APPANNAGGIO DELLA CHIESA CATTOLICA?) che sorregge ancora la nostra socialita'. Si chiede la riforma della Chiesa senza sapere che la Chiesa rappresenta una piattaforma indispensabile  (INDISPENSABILE A CHI?) – che puo' tollerare (TOLLERARE O CONTROLLARE?) qualsiasi progresso civile e sociale – tolta la quale potremmo davvero perdere (PERDERE O ACQUISIRE?) il buon senso..

    usi il termine 'decostruzione' che è molto vicino a 'demolizione' anche se sembra più astratto. pare quasi che tu ti allarmi per lo sgretolamento di un riferimento per te importante e verso cui cerchi di opporre resistenza, ma il processo è naturale e irreversibile: è il superamento culturale di cui parlavo qualche giorno fa. la religione tradizionale rimane un importante terreno di studio storico, antropologico e filosofico, ma è un fenomeno sociale per quanto ancora rilevante in decadenza, che non sa rispondere al crescente bisogno effettivo di spiritualità. io vedo i rappresentanti della religione cattolica annaspare. più di altri di altre religioni tradizionali. che sono tutte retaggi culturali. da archiviare. le ultime dichiarazioni di ratzinger rivelano un grande inequivocabile fallimento proprio in temini di affidabilità dei rappresentanti della chiesa. all'ipocrisia millenaria si è tentato di riparare con un eccesso (quasi un rigurgito) di verità e onestà: si capisce perché molti si sono allontanati disgustati dalla chiesa, ha detto il papa. non aveva scampo.

  15. Simonedejenet Says:

    In effetti le rifelssioni teologiche un po' mi annoiano: sono 44 anni che parlo con dio e lui non si degna di rispondermi. Quando vorrà farmi sapere qualcosa, io qua sto.
    Quando avevo 17 anni andai in ritiro spirituale, subito dopo la cresima, per ricevere lì'effusione dello spirito. Sto ancora aspettando.
    Sai cosa mi dava più fastidio? Che tutte le cose belle fossero peccati: mentre ero lì, dopo un po', quando mi resi conto che lo spirito non sarebbe effuso, guardavo i bambini correre felici, le ragazze correre nel cortile, e feci questa profonda osservazione "mavaffanculo".

  16. rajatamas Says:

    Simone,
    anch'io ho fatto la cresima tardi e anch'io mi ricordo questa vana attesa, di questo manifestarsi.
    Poi a 18 ho detto "stop", non ho detto vaffanculo,; ma ho detto, sono balle.
    Sono passati vent'anni. Un libro: l'aventura della coscienza scritto da satprem sulla vita  elo yoga di Sri Aurobindo.
    E' bastato un mese di meditazione profonda, concentrandomi sul cuore, sul terzo occhio e sulla "corona" per portarmi la luce: era il 7 agosto del 1999, stavo a Dublino, un pomeriggio sereno, dentro casa.
    Una piramide rovesciata di luce che mi si scaricava addosso, dentro, attraversava la spina dorsale….una percezione fisica….nitida.
    Era l'inizio di una conversione profondissima.
    In certi giorni, specie la sera, si sentono, con altrettanto nitore, le "presenze", una percezione di non solitudine che è incredibilmente forte, specialmente quando passo qualche settimana senza mia moglie e i miei figli, d'estate.
    Dio, lo spirito, l'anima mundi, quello che puoi chiamare come vuoi, c'è.
    E' li', non si sperticherà certo per farsi riconoscere/vedere/sancire da te,che sei un granello di sabbia.
    Sta a noi, è per noi che è sostanziale.
    Il punto è che la vita è una opportunità che ci viene data, è il nostro arco, che possiamo usare per sparare addosso agli altri o per scoccare frecce di comunicazione profonda con il mondo, per fare la nostra parte nella lunga strada della transfromazione.
    la mia non è propaganda, è solo un suggerimento sincero.
    Datti un'altra possibilità. Solo una possibilità da dare a se stessi….

  17. Simonedejenet Says:

    Una seconda possibilità a me? Quando vorrà farmi sapere qualcosa, io sono qui. Lui, chiunque egli sia, essendo molto più di un granello di sabbia, sa chi sono e come sono. Sono certo che abbia anche il mio numero di cellulare …

  18. rajatamas Says:

    Certo che ce l'ha il numero, e, solo se sei fortunato, lo userà per lasciarti un sms: in quest'epoca senza piu' peccato – è tutto veniale, ormai – resta solo il peccato dell'ego ipertrofico, la superbia, il vizio capitale che li contiene tutti e sette..:-) (ma sono fuori di 9 caratteri)

  19. paolazan Says:

    Grazie amici per i vostri preziosi interventi.

    Tornando coi piedi per terra (il bisogno spirituale è infatti la più intima essenza del vivere quotidiano, in un continuo dibattito che ci anima e ci qualifica!) vorrei, per sillogismo, introdurre una terza area che spontaneamente scaturisce dal confronto fin qui sviluppato.
    vi propongo i seguenti passaggi: 

    1. dio in terra = persona carismatica, politico, industriale, individuo influente sul terreno dell'economia e della finanza, soggetto che accentra in sè potere ed è capace di condizionare direttamente o indirettamente il gusto il costume il linguaggio la cultura (anche burattino manovrato, facente funzioni… il vero potere non si espone, manda le sue pedine sulla scacchiera…)
    2. bisogno del popolo di almeno un riferimento forte, che si manifesta con l'attaccamento a figura 1.
    3. idillio = fede cieca nella figura di riferimento indicata, affidamento quasi infantile
    4. perdita della facoltà critica
    5. difficoltà di riorientamento, di riacquisto della propria autonomia di pensiero, di ammissione dell'errore

    alla fine la domanda (a grappolo) è: non vi pare che sia una scelta o posizione responsabile, sobria e spiritualmente elevante quella assunta da chi si svincola da qualsiasi forma di rassicurazione, ma vigila sui fatti e gioisce dei risultati che equivalgono al ben essere il più possibile diffuso? perché sennò è una delusione continua, ciclica diciamo, sempre che si giunga a consapevolezza: sia il dio-padre dei piani alti che il dio-padre in terra sono fallimentari! chi ritiene di avere avuto esperienza della luce, del calore, della pace, della rassicurazione attraverso L'INTUIZIONE DI DIO, in che misura pensa si traduca in FATTO DI COMUNE E CONDIVISO BEN ESSERE, vera pace? non rimane piuttosto in un tenero guscetto di autoprotezione?

     

  20. rajatamas Says:

    Cara Paola, ma come sai sfruguliare ben benino…! 🙂 Andresti a 8 e mezzo al posto dell'ingesata Gruber? A prop. c'e' ancora la Gruber a 8 e mezzo?

    Ti rispondo come posso….

    Sicura che Cristo-in-terra (ovvero cristianesimo) sia esperienza fallimentare?

    la traduzione delle proprie esperienze in un fatto comune e in benessere condiviso puo' essere fatto in due modi: meglio di tutti c'e' solo la relazione inter-personale, possiamo influire in coloro con i quali abbiamo una interazione: piu' profoinda l'interazione, piu' profondo il successo.

    Il secondo e' l'influenza nella realta' in quella misura nella quale e' proporzionata la nostra attivita' e il "potere" (inteso come la possibilita' che ci e' data), e non inteso, come vuole la vulgata, come mero esercizio di disporre a proprio piacimento.

    Laddove si puo' c'e', a mio parere, un dovere di influenza di trasformazione/cambiamento delle "comuni attitudini". Esempio pratico: laddove una organizzazione si basa sulla detenzione delle informazioni a fini di potere personale, ottenuto un certo margine di "potere/autorita'", si e' chiamati a provvedere a una sia pure minima trasfromazione verso la comunione delle informazioni, l'esercizio del team building, e del team playing…ecc. Tutto cio' a livello lavorativo viene ripagato oramai in accademia, nel senso che quelle organizzazioni che si organizzano meglio sul piano del rispetto delle professionalita' (o rispetto della sfera umana), cominciano a dare migliori frutti.

    Lo yoga di Aurobindo, non ha senso se praticato "per se'", e' uno yoga che trova godimento nel penetrare con la luce altrove, negli altri, nelle sfere degli altri…..e' luce che illlumina il fango, proprio e di coloro nei quali si ha la fortuna di imbattersi….

    Sul Dio-in-terra: sono solo manifestazioni (o possedienmenti di) asura, cioe' di demoni e non di Dio, nella misura in cui potrebbero anche liberarsene, ma a prezzi molto alti, anche della stessa vita….

    Del potere si e' schiavi, del potere (inteso come Potere) ci si libera se si vuole conservare un cuore docile e se si vuole continuare a restare in contatto con Dio.

  21. paolazan Says:

    adesso però  concedimi di fare la bloggerona che risponde ai suoi visitatori e commentatori grazie cicci prego caro e buona giornata a te…con spiegamento di emoticon!

    dimmi che un giorno ci incontreremo in un qualsiasi non luogo di questa terra e mi correrai incontro chiamandomi LIIIILLII e io AUROOOOBINDOOO e ci abbracceremo cadendo in terra con I-PAD e PORTATILI che si sfracellano e si sbudellano tutt'intorno richiamando la curiosità generale!!!

  22. rajatamas Says:

    intuivo che la promozione in Liiillliii-zummame-Gruber(exb)ona, ti avrebbe euforizzato….non sapevo quanto….
    ma si' vediamoci in qualche posto in capo al mondo…

    via Paolo Sarpi…in qualche bettola cinese….

  23. paolazan Says:

    così tiepidino, però…

    vita, vita! sìììììììììììì hai fatto uscire tutta la grrrrruber che era (sopita) in me!!!!

  24. Simonedejenet Says:

    Noi esseri umani ci sopravvalutiamo in modo esagerato. Io mi sto convincendo che non siamo altro che un virus di passaggio sul pianeta terra, e che prima o poi ci estingueremo, magari senza neanche disturbare altre forme di vita chiamate a farlo. E' nella nostra natura, nell'esserci ritrovati con un cervello leggermente più grosso degli altri esseri viventi, quel tanto che basta per darci la possibilità di agire contro noi stessi, unici, in questo. Quando saremo spariti, il pianeta impiegherà un po' di tempo a cancellare le nostre tracce, ma alle fine si dimenticheranno di noi anche le formiche, che sicuramente ci saranno ancora.

    La logica conseguenza di questo ragionamento, o farneticazione, che dir si voglia, è che se un dio esiste, sta seguendo le formiche e non noi.

  25. paolazan Says:

    sarà la mia visione in primis naturalistica e poi antropologica (e non antropocentrica!) del mondo, ma mi risalta sempre più netto sullo sfondo del presente, un bisogno spasmodico dell'umanità (sbandata, a dispetto del grande lavoro fatto…) di contenere l'angoscia della solitudine e della morte oltreché la rabbia per i soprusi subìti. con la promessa della vita eterna che tiene soggiogati alcuni. con la promessa della pace o del quieto vivere per altri.

    cuore docile? cuore indomito!

    lilli-pa

  26. catpoet Says:

    In effetti, che la scienza possa produrre etica mi pare una possibilità remota. Esattamente come immaginare che il capitalismo possa partorire una nuova società dopo aver fatto marcire quella attuale. Non so chi abbia titolo per assumersi tale (enorme) compito. Certo non le religioni. Forse, dei lucidi sognatori capaci di essere visionari senza essere sciocchi o ingenui. Potremmo allora avere qualcosa di differente da un filosofo che si occupa di etica. Potremmo avere l'etico tout court.

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