ZUCCHE SPINOSE

D. è una donna timorata. Di suo marito. Marito-padrone. Lo detesta, ma non lo combatte. Lei 71, lui 75. Tutta la vita le ha ordinato cosa fare o cosa non. Esce dal mare e si toglie con affanno e rabbia la muta, retaggio dei tempi d'oro. Si presenta come un uomo deciso ma inquieto, attentissimo alla propria immagine si pettina subito col pettinino che lei gli porge senza sgarrare sui tempi. La tratta con sufficienza come fosse un attendente, subalterna, per non dire serva. La scena è sempre più sgradevole. Lei macina la sua rabbia. Ma magicamente (consapevolmente) D. ha trovato la sua via di fuga. Si iscrive ai corsi dell'Università del Tempo Libero. Dopo aver sbrigato tutte le faccende domestiche la mattina, naturalmente, va. Forse nessuno si accorge che lei esce. Tanto la tavola è apparecchiata, il cibo pronto in anticipo, per tutto il giorno. Impeccabile, inappuntabile. La scorsa settimana c'era la sottoscrizione al cineforum. Tessera annuale a 5 euro e visione di Habemus Papam gratis. La prossima volta 3 euro ad ogni proiezione con distribuzione di té all'intervallo, più una merendina. Prima lasciavano i vassoi a disposizione ma le sciure più avide o previdenti intascavano le merendine così ora passa una volontaria e controlla cosa acciuffano le manine rugosette.

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