ALBA, CHE INGRATI!

Cara Alba (ti arrabbi ancora se ti chiamo così?),
 
La notizia del tuo rientro in Italia mi riempie di gioia. Non ti sei più fatta sentire, accidenti. Abbiamo pensato molte volte che ti fossi infilata in qualche guaio serio, irreversibile. E che non potessi nemmeno scrivere via e mail. Era braccata o sotto sequestro, la nostra pasionaria? Spa-ri-ta per noi, intanto. Eri semplicemente svanita. Muta, se viva. Oppure, proprio morta del tutto.
 
Invece ci osservavi da lontano, eh?  C’era da aspettarselo!
 
In questi cinquant’anni (ti rendi conto? ne sono passati cinquanta di anni di vita), i rivolgimenti che avevamo previsto si sono tutti realizzati. La fine del petrolio, o meglio la fine degli investimenti per pomparlo fuori da  troppo sotto… e i 10 miliardi di umani, che come spesso dicevamo, erano segnati da tratti disgustosamente disumani, tutti qui, vibranti di sofferenza, stipati a dismisura su questo granello di polvere cosmica! Umani-disumani costretti a vivere in condizioni subumane, tra obesi, strafatti di cibo, e affamati. Più affamati che obesi, per l’assenza o, dall’altra parte, per l’eccesso di mangime. Stretti nella morsa del cibo, ne vivevamo costantemente l’assedio, subdolo: ci arrivava tra le mani rivestito dalle confezioni più allettanti. In questa nostra piccola parte di mondo, dove l’11% della popolazione rispetto a quella dell’intero globo, consumava l’88% dell’intera riserva d’acqua, c’era da nascondersi per la vergogna, da battersi il petto per lo scempio procurato e per tutte le aberrazioni che ne sono derivate! Migranti e derelitti, raminghi per il mondo con un misero sacchetto delle proprie povere cose, fuggiti dalle alluvioni e dai deserti percossi dal vento incessante, con il fango nei piedi o la sabbia negli occhi. La terribile carestia del Corno d’Africa. I dieci milioni, per non dire dodici, di patiti. Due milioni di bambini in agonia. La guerra dell’acqua, le divisioni interne, abbiamo visto. Le lotte civili per il recupero di una convivenza etica e per la rieducazione al bello, abbiamo voluto. Il Bello. Tu l’hai trovato? Nella catastrofe annunciata, nelle catastrofi paventate tu hai intravisto una qualche forma di estetismo, nella rinascita. Benvenuto Fukushima, recitavamo all’epoca. Il disastro diede la misura del pericolo di contaminazione nucleare globale (la via scellerata!), a tutta la comunità mondiale. Nello slancio per annunciare la possibilità ultima della salvezza, trovasti forse la dimensione del sublime. Il clima imbizzarrito, monito costante per tutti, nessuno escluso, ha prostrato l’economia del pianeta trascinando nelle difficoltà tutti, anche i più attrezzati.  L’inversione di tendenza era obbligata: bisognava trovare il coraggio di diffondere il desiderio di un profondo cambiamento anche nei più scettici e distaccati,  ridimensionare gli ottimisti, massimalisti ad oltranza, e trascinare su altra sponda gli irriducibili. Dovevamo farlo passare per cosa buona e giusta, oltre che necessaria. Abbandonare un modello economico e sociale così radicato non fu facile. Ma l’impegno attivo e costante del movimento che cresceva con noi e intorno a noi fu ripagato. La tua partenza fu salutata come un invito a portare la lotta, da questo piccolo angolo di mondo, altrove, lontano, dove era importante intervenire con urgenza a favore della conservazione delle foreste. Eri la nostra personale eroina, epigona di quel Bruno Manser, lo svizzero scomparso senza lasciare tracce nell’agosto del 2000 nel Borneo mentre realizzava il suo progetto di difesa della foresta insieme ai Penan, amici e abitatori originari della giungla di Sarawak, che furono sfrattati dalla loro casa per depredarli meglio del legno duro, la pregiata essenza del loro territorio, amato e utilizzato con parsimonia. Per quanto tempo fu disperso? Oggi avrebbe 107 anni! Ciascuno dei nostri gruppi di studio era ispirato e dedicato ai raggruppamenti di nativi, come i Pigmei dell’Uganda, e ai loro sostenitori, eroi uniti negli ideali della protezione e del recupero della Terra.
  
Dal tuo visetto pallido, la pelle diafana e sottile,  traspariva lo spirito pulsante e deciso di combattente. Riconosciuta ormai da tutti come Alba, l’attrice che cinquant’anni fa incarnava un nuovo (o ancestrale, rivisitato, forse universale)  modello di donna, vera, calata nella realtà più autentica, passavi tra noi leggera ma intensa, anche un po’ curva alle volte, ripiegata, come per sfuggire agli sguardi insistenti, sotto la tua umile determinazione.
 
Sì, mi piacerebbe vederti da vecchia. Mi piacerebbe che accadesse nella stessa osteria dove ci incontrammo la prima volta. Era quel posto dove andavamo a mangiare… nella stretta via parallela al lungarno… San Martino, giusto? Hai notizie? Prospera? Sopravvive?  Continua la tradizione? Cosa è cambiato, se è cambiato?
Sembrava una salumeria o una macelleria ma c’era una cucina fumante e brulicante di persone sorridenti che ti sfornavano i piatti del giorno, come era scritto sulla lavagna con le indicazioni degli ingredienti. Il km0, ricordo, io lo seguivo scrupolosamente!
Avevamo vent’anni e cominciava in quella città dal sapore di antichi (e perduti) fasti, la nostra vita di studenti, approdati a Pisa da regioni diverse, tu dal nord, io dal sud. Tu, anche se ti schermivi, eri la controfigura di quell’attrice seria e impegnata e ciò, alla resa dei conti, aveva aiutato il movimento a farsi strada… Ti chiamai subito Alba, strepitando di stupore, quasi schiamazzando e facendomi certamente notare nel locale gremito… e ebbi anche il sospetto che tu lo fossi ma negassi per pudore e ritrosia di esserlo veramente! I capelli potevano apparire più o meno allisciati o arricciati, le labbra più o meno protese o introflesse… ma non si poteva negare una fortissima somiglianza. Almeno lì, eri diventata con quel nome di battaglia, più famosa tu di quell’attrice così presente sulla scena, a segnalare, come facevi a tuo modo, l’urgenza del cambiamento. Per non rappresentare più scimmie scimmiottanti agghindate come nel peggiore dei cliché di fine novecento, che volevano le donne più simili ad automi gonfiati e sculettanti, o inerti come placidi morbidi superflui cuscini.  La tipologia vostra, semplice e pulita, un’immagine forte e incisiva, da antidiva, rappresentava il bisogno di spiritualità e impegno, di superamento dell’era della mercificazione del corpo femminile tutto sinuosità e ammiccamenti da spot televisivo o di giovani furbette, le escort o prostitute del primo duemila, che pensavano di rimediare ricchezza facile per sé e per le loro povere madri e sorelle già schiavizzate, traducendo il proprio sacrificio in novello scaltro progetto di  accumulo di beni materiali anche solo per semplice, mera illusione di condire una condizione di vita che di fatto non si allontanava di molto da quella di una bassa sopravvivenza. Che pena ci facevano!
 
Allora, parto. Mi metto in viaggio, lenta come una lumaca. Esco dal mio amato ritiro. Parto per rivederti dopo cinque lunghi decenni. La voce non ci è servita in tutto questo tempo, e ora è irrimediabilmente flebile. La catena dei contatti umani ha funzionato bene, alla fine. Mi accompagna e mi sostiene il senso forte della battaglia combattuta e vinta. Tu ne sei l’incarnazione. E i fatti parlano per noi. Sarò all’appuntamento stasera. E’ l’alba, mia cara Alba. Non ho dormito. Ho preparato una valigetta minima, con poche cose essenziali che ti voglio mostrare. Questa mia ti apparirà non appena ti sveglierai, ma tu hai già viaggiato tanto e ora sei lì sul posto, teatro dei nostri esordi, dei nostri primi progetti comuni. Mentre io cammino lenta verso di te. Ti rivedo, finalmente!
 
 
Tua, L.
 
 
Terra, 11.11.2061

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5 Risposte to “ALBA, CHE INGRATI!”

  1. guerreronegro Says:
  2. paolazan Says:

    e il mio che voleva essere un omaggio…

  3. scarlight Says:

    Non è facile commentare, soprattutto per chi, come me, ama sparare cavolate!
    Ecco….però…molto sinceramente ammetto che…..non mi è molto chiaro il contenuto del messaggio rapportato al titolo!
    Ad ogni modo lo trovo un bel tuffo nel passato del presente……..
    kiss kiss

  4. anonimo Says:

    o nel presente del futuro, nell'anticipo sul futuro presente, o nel passato futuro?

    sì dai abbiamo capito: hai avuto una delusione da questa alba…

    ma che colpa ne ha lei?

  5. paolazan Says:

    va be' lo ammetto… so' io l'anonima di prima ma non l'ho fatto espressamente, mi si è aperta la finestra di commento senza il mio avatar: mistero!
    questo è un racconto celebrativo di una ricorrenza.
    mi sembrava azzeccato, ma forse è troppo.. troppo come? comunista, antimperialista, anticonsumista? scritto male, poco chiaro, poco leggibile, sibillino? ma in un raccconto non può essere tutto esplicito!! didascalico meno che mai… cosa non ha funzionato? ah sì ecco, a suo modo è didascalico senza svolgersi… vabbe' se l'incontro la mia mascotte la brucio!

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