QUATTRO SENZA



 

Bianco. Usato pochissimo. Me lo ha dato U. quando il mio si è fermato. Tre ne erano stati acquistati prima dell'estate, in offerta promozionale. Uno è già inservibile perché il touch non funziona più. Lo schermo non risponde al tocco ed emette un debole lamento, un amaro ronzio. Il secondo ha una sim sconosciuta, è senza credito ma lo si può accendere e utilizzare come sveglia, si leggono i numeri in rubrica e si scorrono gli antichi messaggi, che non sono nemmeno capolavori. Il terzo è disperso. E'  bianco ospedaliero, si distingue. Con lui sono andata a Genova lunedì. Di cuffiette non ne ho più da almeno due settimane. Rotte, divelte, strappate. La mia vita era già cambiata: niente più radio da passeggio o chiacchiere col filo. L'abbraccio mortale della tecnologia si stava allentando. PrimaPagina, Pagina3, Radio3Scienza… il mio palinsesto preferito, solo indoor! Ma non è questo il punto.

Una congiura, insomma. No radio prima, zero chiamate poi. Ma dov'è finito il terzo gemello? Ecco, ho qualche pudore nel rivelarlo. Succede che ormai più di sei mesi fa ricevo un regalo che consiste in una scatola quadrata di 10 cm. di lato e 1 di spessore. Contiene un catalogo e una cartolina che è il vero regalo. E' un buono da spendere in uno dei negozi illustrati. Così per sei mesi il cadeau giace silente. Ogni tanto M. mi chiedeva se avevo fatto la mia scelta. Il buono prima o poi, scade!

Per tutta l'estate il regalo sottoforma di box sta chiuso al sicuro in un'altra scatola, box nel box, e ad ottobre, questa è l'esatta cronologia, lo riprendo fuori, lo metto in vista, e inizio a ragionare seriamente su come tradurlo. Una volta i regali erano ben diversi (e anche i telefoni…)! Ora siamo immersi in un mondo di oggetti spesso scadenti. Nel tentativo di sottrarre la fisicità alle cose, soprattutto per l'orrore destato dalla loro pessima qualità, o anche semplicemente per l'ingombro soffocante, introduciamo la merce virtuale, la tastiera virtuale, e dunque la vita virtuale. Per inciso: peccato che la carta patinata del catalogo e della cartolina siano reali. 
Inoltre, estremizzando il concetto, alcuni spiegherebbero che il regalo può consistere simbolicamente anche in un pacco vuoto con su scritto: QUESTO E' UN REGALO. Analogamente e parallelamente, lo stesso pacco potrebbe rappresentare il mood opposto e ci verrebbe recapitato con la scritta: QUESTO NON E' UN REGALO. Questa è vita, questa non è vita. Con il medesimo risultato concreto.

Bene, torniamo a concentrarci sul piccolo catalogo magico. Scelgo il negozio di Genova tra i tanti proposti in Italia. E' da poco  successa l'alluvione. Telefono con circospezione. Mi risponde una vocetta mite e squillante al tempo stesso, un po' come quella delle cassiere che chiamano la direzione… un badge alla 12…

Buongiorno sono Paola! …Buongiorno, anch'io sono Paola! (stanno tutti bene, per fortuna loro l'hanno scampata…) Mi prenoto per venerdì alle 18. Poi cambio programma e telefono venerdì mattina per spostare a lunedì alle 17.30. Sì, mi fa questa volta la Giorgia, è meglio anche per noi che alle otto chiudiamo. E io riesco a rientrare prima a Milano. Il lunedì più nebbioso della storia recente sono a Genova, con un clima straordinariamente vantaggioso, lontano dall'inversione termica. A Capolungo ci contiamo: venti spiaggiati alle due, nudi, e un paio si immerge per due rapide bracciate. Alle 17 ero puntuale a Brignole, scendevo verso XX Settembre e, trovata la scaletta al ponte monumentale, mi portavo sul livello della via Corsica. Genova come Roma e tutte le città collinari, mi spiazza assai. Io concepisco la vita di tutti i giorni in pianura a misura di bici! Associo alla vacanza, alle escursioni, le alture e la vista panoramica. Per questo abito Milano: nebbia o non nebbia, è sempre una sorpresa.

Allora, procede l'avvicinamento al negozio del catalogo. Passo davanti a un edificio
di disegno eclettico. E' una chiesa con una facciata a fasce: il livello del portale, rivestito in pietra bianca, il piano mediano a pietra a vista col rosone e le trifore, un loggiato superiore tutto mattoni, molto attraente, arioso e misterioso già apparsi nei miei sogni tematici in cui l'architettura e l'urbanistica dominano. Poco oltre, il negozio. Lo considero di buon auspicio. Il regalo non è solo la prestazione o la merce che riceverò, bensì la ricerca del luogo, il contesto topografico, gli oggetti e i manufatti che costellano il percorso, sono implicazioni dello stesso e ne fanno un'operazione complessa e variegata. Potevo scegliere un negozio a Milano comodo o magari a Ischia e avrei ottenuto una combinazione del tutto differente. Altro contesto urbano, altre architetture, altro quadro sociale e relazionale.

Passo tutto il tempo a bearmi del mio regalo. Saluto ed esco. Ma Mister Bianco era rimasto avvolto in un asciugamani altrettanto candido. Su un tavolino biano. E come scompare dalla vista, lì rimane. E' lunedì e oggi è venerdì. Quando tornerò a prenderlo, saranno passate 96 ore.
A Capolungo siamo in 33. Alcuni si immergono con la muta, altri senza, e ci sono quelli che vanno in canoa. Altri ancora leggono o dormono o guardano lontano. Io e un altro prendiamo appunti dopo aver letto. La lettura stimola la scrittura. Non si può scrivere senza leggere. Su un vecchio quaderno o su un blocchetto di formato medio… se fossi più attenta saprei dire che è formato A…  Tra poco riprenderò il treno, scenderò a Brignole e ripercorrerò la strada e la scaletta verso il luogo che conserva la mia protesi bianca abbandonata (e non è una dentiera!). 4 senza. Una prova estrema. Chiacchiere sulla spiaggia più contenute questo venerdì di passione, di attesa sacrale. Il ricongiungimento sta per compiersi. Stato di sospensione spazio-temporale. Una certa trepidazione mi prende. Non sarà un banale ricongiungimento.
 

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4 Risposte to “QUATTRO SENZA”

  1. Simonedejenet Says:

    Senza passare per le tue "mani" questa storia non avrebbe avuto alcun interesse 😉

  2. paolazan Says:

    …e a me piacerebbe leggere il tracciato cerebrale di chi legge le mie storie!

    grazie, simon, sei adorabile

    (in mancanza di elettroencefalografia, indicami i passaggi per te più evocativi)

  3. paolazan Says:

    noi blogger impenitenti siamo così vanitosi che non resistiamo alla tentazione di vedere pubblicata qualsiasi critica, segno, pur sempre, dell'interesse che abbiamo destato. segue la copia di un recente messaggio privato:

    spero che tu riceva questa mail. la precedente è persa chissà dove.

    sono il tuo vicino di tavola del giovedì. ti ho trovata tramite il rastrello delle povrazz, le poveracce, di cui parlavi. volevo salutarti. ho letto le tue cose nel blog. sei un'esplosione linguistica e ti eserciti brillantemente nella semiologia degli affari correnti (nostri). usi l'ellisse spaziale, temporale e ideologica in modo spinto che mette a dura prova chi legge.

    abbracci da berlino, più calda di milano.

    rm

    azzardo una delle possibili traduzioni: sei una scolaretta, una principiante, un po' fanatica a dire il vero, e tratti di temi così poveri, bassi e irrilevanti che non arrivano a toccare nemmeno la dignità del gossip! scivi… scrivi! ma chi vuoi prendere per il naso? l'artifizio dell'ellisse… lo conosciamo tutti, veh… (devota a chi mi dedica le sue riflessioni, io mi esercito sempre…). un abbraccio da milano

  4. PeterManero Says:

    Fantastico ricostruzione intellettuale del dettaglio, la congettura del "piccolo pensiero" che diventa affabulazione pura. Sarebbe ancor più interessante, sentirtelo raccontare…
    Peter

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