IL VANGELO SECONDO DACIA

In un articolo sul CdS, Dacia Maraini racconta, ben sapendo di suscitare qualche irritazione, la sua estasi in un momento di comunione tra fedeli di diverse nazionalità raccolti attorno al Presepe (con vibrante nota ambientalista: meglio la rappresentazione della Natività dell’albero di Natale tagliato e poi lasciato morire!) a Pescasseroli, nel duplice segno della tradizione e della globalizzazione. Il richiamo alla fratellanza fa presa, soprattutto se dispensato da una voce così autorevole o riconosciuta come tale. Azione meritevole. Ma l’appello è troppo generico e rischia di cadere in una forma di buonismo ormai inutile poiché non tocca i veri problemi, anzi devìa da essi. La mossa della scrittrice è indubbiamente furba: rimane vero infatti che i riti religiosi che la Chiesa diffonde, pur rappresentando un retaggio culturale, siano una fantastica risposta al bisogno di vicinanza e ritualità collettiva. Non serve negarlo, serve diversificare, movimentare, mescolare le idee come le facce, veramente. La società non è la foto statica di united colors… della pubblicità.

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