PARASSITI MILITARI

Una campagna di informazione sommaria sta attraversando il Paese. Riguarda le spese militari che hanno per oggetto i famosi cacciabombardieri f35 per un montante di 15 o 20 milioni di euro. Non sono caramelline pertanto sarebbe opportuno fissare una cifra. Ma la stampa è vaga.

In ogni caso l’entità della spesa pare sia praticamente equivalente alla restrizione finanziaria attuata con il prolungamento della vita lavorativa di coloro che stavano per abbandonarsi agli ozi e ai piaceri della pensione, classe 1952-53 se non erro, e che invece si vedono miseramente costretti a tirare avanti in un incubo per altri sette anni sette.

Se Monti fosse davvero machiavellico, dopo aver minacciato il peggio, anche per consolidare il consenso di cui ha bisogno, dovrebbe attenuare le pene corrispondenti a qualche millilitro di lacrime e sangue risparmiato, a tutti gli innocenti bersagliati dalla manovra così sapientemente (all’apparenza) manovrata.

Azzerare le spese militari, inutili e grottesche, e compensare l’affanno di molti, avrebbe una portata simbolica enorme. Ma, quando si parla di crescita, forse dovremmo considerare che dietro il paravento di auto e pelletterie, vi sono altre industrie che non hanno bisogno di chiedere, mai!, come l’industria della guerra. Ah, bella! Cui prodest?

Come si fa a lasciarsi sfuggire un dettaglio così denso? Ragionando e discorrendo mi sovviene di un episodio. Non molto tempo fa ho avuto la curiosa opportunità di visitare una struttura militare. Mi si è aperto un mondo. Suono al campanello di un portoncino metallico evidentemente blindato ed evidentemente sorvegliato. Scatta e si apre. Un cartello mi intima l’ALT e di farmi riconoscere. Estraggo un documento e lo porgo al giovane in divisa che staziona in una guardiola affollata di suoi simili, chi seduto chi appoggiato a un tavolino o al muro, dall’aria molto annoiata (se quello è il loro compito, c’è da crederlo!). Il pezzo di carta aperto e rigirato per via del verso della foto, viene riposto in un semplice casellario. Il militare in tuta mimetica con targhette in codice mi chiede meccanicamente con voce opaca il motivo della visita.

Morale: X militari non più di precetto, sono stipendiati dallo Stato. Quanti sono? Cosa fanno? Quanto pesano finanziariamente? Mai sentito parlare di militari parassiti assenteisti fannulloni o doppiolavoristi: sono tutti così e non si distinguono? Perché si spara sempre su insegnanti, postali, poliziotti, impiegati dei tribunali… ma mai sui militari che zitti zitti quatti quatti sotto sotto rappresentano una tranquilla e indisturbata casta di iperprotetti?

Vediamo un po’. Le donne da quel che ho potuto vedere, hanno le stesse mansioni degli uomini: pari opportunità e pari trattamento finalmente! Infatti anche loro ritirano con dita a pinzetta dal pertugio nel vetro i documenti, anche loro ripetono le formulette, salutano i superiori gonfi sull’attenti, presenziano ordinate all’alzabandiera.

Sòccia. Una rottura di ghiandole sessuali essere presenti e abbigliate di tutto punto all’alba! Le donne sono costrette a pettinare per ore i lunghi capelli e acconciarli opportunamente a chignon. Un grande sacrificio per 1500€ al mese (forse una cifra sottostimata, su cui attendo conferme o smentite). Sì, in caso di emergenza vanno ad aiutare a spalare il fango delle alluvioni, a piantare tende ai terremotati, a scaldare l’acqua per il caffè. Prevenzione, no-o? Vorrei sapere che altro fanno. Le missioni all’estero sono un’altra storia ancora, su un libro paga più ricco.

Sempre a proposito delle donne militari (è questa l’emancipazione?), vorrei far notare che non ne ho vista una magra, in forma. Una taglia 44? Macchè. A 20-25 anni son belle androgine di stazza simile ai loro coetanei maschi, se non più muscolose: un bel traguardo anche questo.

Insegnanti chiamati a domare classi di 32 alunni, postini che in motorino percorrono strade di campagna (e di città) dissestate insidiosissime, impiegati ingrigiti nei fascicoli, magistrati soffocati dalle carte, medici e infermieri di prontosoccorso… solo per parlare del settore pubblico, lavorano infinitamente di più. E’ ora di fare trasparenza.

Tra un po’ è Carnevale: riequilibriamo il gioco, smascheriamo i militari, togliamo loro gli aereoplanini e tutti gli altri giocattoli!

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6 Risposte to “PARASSITI MILITARI”

  1. madmath Says:

    eccoti ^^

  2. jamesdouglasmorrison Says:

    coni loro gioccatolini da 100.000 mila euro l’uno…bastardi!!!

  3. paolazan Says:

    james, non scadiamo nel parolare insultante! i fatti, se osservati lucidamente e rigorosamente, esprimono tutta quanta la loro aberrazione intrinseca. approfondire, disvelarli attraverso inchieste giornalistiche che li raccontino in maniera particolareggiata chiara e accessibile a tutti, è l’unica via sana per cambiare lo scenario. se si muove l’opinione pubblica, la politica segue! lo dimostra il mondo dei consumi…

    scusa, quali giocattolini in particolare costano 100.000 euro l’uno?

    approfondiamo, citiamo le fonti delle nostre informazioni, chiediamo che ci venga spiegato: ne abbiamo il sacrosanto diritto.

    monti ha le antenne… non dovrebbe rimanere indifferente!

  4. M Says:

    Ed infatti riflessione in corso del Governo sui F-35! Grande Monti!!!!!

  5. gianbilico Says:

    Non vorrei crearti scompensi sulla linea antimilitarista ma prova a dare un’occhiata qui (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002743-351.html) e senza nessun dramma facendo parte di quel club di oligopolisti dopo cosa dovremmo fare? Vallo a spiegare agli operai di Finmeccanica.
    Un ultimo appunto: nel tuo accalorato appello una cosa non sono riuscito a capire ; uso e manutenzione delle donne cannone.

  6. paolazan Says:

    Ricopio dal tuo link:

    ”Nel dibattito sulla manovra Monti non sono mancate le voci che hanno chiesto di compensare una spesa sociale inalterata con riduzioni per quella militare. Che però è pari a circa lo 0,50 per cento del Pil, se depurata di stipendi e pensioni. Eventuali tagli ai programmi d’armamento produrrebbero risparmi limitati. Anzi potrebbero avere forti conseguenze negative, considerato il ruolo dell’industria italiana in questo settore. Perché il nostro export militare significa comunque posti di lavoro, imposte e nuovi investimenti in ricerca.”

    che non mi crea affatto scompensi, anzi, mi fornisce un elemento di supporto: ‘se depurata di stipendi e pensioni’ è l’espressione-chiave.

    Infatti la mia tesi non è puramente ed esclusivamente di sapore ideologico, antimilitarista e contraria a priori alle spese finalizzate alle dotazioni belliche. Ho rimarcato a più riprese, nel quadro della contingenza economico-finanziaria, caro gianombelico, la necessità di quantificare i costi degli apparati militari, quali caserme, ospedali, allevamenti di cavalli, ecc., quali inutili e grotteschi retaggi del passato, con i relativi e sonnolenti addetti (per non parlare degli ex, paciosi, ormai a riposo), ben pagati e rifocillati, come ho dipinto nell’episodio.

    Visto il tuo solerte contributo, aiutami a cercare risposta chiara e netta anche a questo preciso aspetto della questione, niente affatto trascurabile (le domande erano già esplicitate nel post stesso), grazie!

    Ti rammento che i lavoratori del settore medesimi sono spesso critici nei confronti dell’oggetto della produzione che dà loro la pagnotta, ne sono afflitti perché sono consapevoli delle implicazioni etiche dell’affare e ne chiedono la conversione. Sottolineo: conversione.

    Donne-cannone? E’ un’idea straordinaria: chiudiamo le caserme, apriamo un nuovo circo!

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