SUL CONCETTO DI VOLTO DELL’ALUNNO

Quando si dice ‘povero cristo’ non è mai un caso. Prendersi delle responsabilità, talvolta più fastidiose di altre, si dice ‘metterci la faccia’. Ora, combinando i fattori, quel povero cristo del ragazzo che dopo innumerevoli e ampiamente motivate note sul registro (per non dire che alcune gli sono state forse risparmiate), deve per forza assumersi tutte le responsabilità che gli si addebitano, ad è pure costretto a metterci la faccia, a esibirsi come imputato davanti al consiglio di classe straordinario che  lo giudicherà (dopo sempre ampio dibattito e confronto con tutte le componenti democraticamente elette a rappresentare genitori e studenti nella scuola) meritevole di una sanzione disciplinare. Quel che non percepirà è lo strano gioco di specchi: il povero cristo-alunno, accompagnato dalla madre crocifissa insieme a lui, si trova davanti a una schiera di altri poveri cristi-docenti che ci mettono la faccia da anni o da mesi e si sentono responsabili della sua educazione, oltre che della sua formazione e della sua istruzione, e che ritengono sia giunto il limite della loro sopportazione. Si usano espressioni e termini come: ‘dobbiamo dare un segnale forte‘, ed ‘è in gioco la nostra credibilità‘. Qualcuno sottolinea l’importanza di soffermarsi sul piano della comprensione (che chiamerei istruttoria), e che non significa ammettere mollemente scorrettezze o praticare sconti (men che meno perdonare o condonare), ma dissodare il terreno, portare alla luce tutti gli elementi di conoscenza per praticare un’analisi adeguata del comportamento dell’alunno, considerato pur sempre simpatico, oltre che intollerabile, alla ricerca delle origini delle distorsioni evidenziate. In una visione aperta a 360° e con un’attitudine e magari anche una preparazione all’empatia. Padre assente. Madre mite e sottomessa. Mancanza di riferimenti. Contesto culturale limitato, che gli offre modelli comunicativi piuttosto rozzi. Intelligenza brillante e capacità espressiva esuberante, fanno di questo ragazzo, di corporatura abbondante, un oggetto esplosivo, anche fisicamente potenzialmente pericoloso. Come aiutarlo a controllare la sua forza, la sua vivacità, la sua esuberanza? Controllare non significa necessariamente contenere, può voler dire, indirizzare, convogliare, orientare. Il volto del ragazzo trasmette una gran voglia di imporre la propria personalità che però non è ancora ben strutturata, di essere preso per quello che è ma non lo ha ancora capito, ha solo imparato e applicato una povera piccola e meschina lezione di sopravvivenza: a cavarsela furbescamente, a non conquistarsi con la fatica, l’applicazione e il rigore, gli obiettivi della vita, proporzionati alla sua età, come quelli scolastici. Se qualcuno gli avvalora questa modalità: sei simpatico, affabile e sorridente e riesci a imbrogliare con qualche scherzetto verbale e qualche semiseria e semivelata minaccia gli altri, il gioco è fatto! Rimarrà un irresponsabile. Un omone immaturo e irresponsabile formato un metro e novanta per centocinque chili. Il suo volto chiede aiuto agli adulti ma si maschera di un sorrisino beffardo. Il suo volto tradisce una necessità di intraprendere un percorso di verità e saggezza, ma una vocina dentro di lui continua a suggerirgli di cavarsela a buon mercato. O per la scorciatoia. Così però troverà merce scadente o il dirupo. (cosa gli si può lanciare?)

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8 Risposte to “SUL CONCETTO DI VOLTO DELL’ALUNNO”

  1. vincenzo Says:

    E DAVVERO UN MONUMENTO ALLA CULTURA…DAVVERO ECCE LLENTE COME IL TUO SGUARDO NEL FRONTESPIZIO DEL BLO G…VZO

  2. stefano massa Says:

    😉 ritrovata;)))) assolutamente perfetto qui!

  3. Transit Says:

    Quanno ‘o poco addiventa assaje,
    ‘o core sperce lacrenme ‘e pece;

    comme culonne ‘e pepierno
    chiagneno sango,

    chello annascunnute
    dint’o scuro ‘e ll’anema,

    anema nera, ca appaurata,
    pria ‘a maronna e tutt’e sante.

    * * *

    Quiando poco diventa molto,
    il cuore trasuda lacrime di pece;

    come colonne di piperno
    piangono sangue,

    quelle nascoste
    nello scuro dell’anima;

    anima nera, che impaurita,
    prega la madonna e tutti i santi.

    Transit Medina
    Sponde del Mediterraneo

    Ps: Paolè, m’arracuummanno, nun te n’ascì
    dicenno: Ma chesto nun c’azzecca niente, ‘o sinò(altrimenti)
    me faje ‘nquartà(arrabbiare). se vuoi postare anche il commento in Pvt stà a te deciderlo. Professorè, stateve bbona.

  4. Transit Says:

    Andar via.
    Rimanere, morire. Morire?
    Chi di me, chi di te, chi di voi?

    Si muore, nello scivola la corrente.
    Si muore chi di noi tutti.
    Decidere. Decidere?

    Sospendersi nei passi del sole la notte.
    Decidere l’incolmabile, reiterare l’anima nell’abisso.
    L’accaduto di adesso: storia di archi e colonne; la Storia.

    Il pane, le scarpe, i geloni, le suole lisce, il buco al centro,
    Alberto, Teresa o un altro nome, il nero nel muro, latte e coperte,
    e il soffitto basso, ballando i lenti senza guardare le stelle.

    Il cuscino e le lenzuola.
    Il bacio della buonanotte mai dato nella scatola dell’innocenza.
    Una chiandella e una sciammeria, sarebbe a dire una toccata e fuga,

    rubata alla confusione, all’ammuina, al silenzio cantatore, al tradimento
    del sangue che sbatte, all’amore solo come gelosia, alla nostalgia di niente.
    Morire.

    Morire? Vivere.
    Rubare senza rubare. Vivere?
    E’ questo, forse, morire.

    La luce svestita di orpelli di rughe; discinta, lasciva.
    La pioggia sgrava acquerelli forti.
    La vita altoforno a grappoli;

    e sorbole ‘nzuarate:
    in italiano nun saccio ancora
    comme sfaccimmo si dice.

    ‘Nu poeta è pure chesto.
    E’ dint’a sfaticatezza ca se mmusura
    ll’ammore p’a vita: il cottimista d’e pparole.

    E mai a guadagnare ‘na cusarella ‘e sorde.
    Disperato era ll’ammore e disperato adda murì,
    come vento, la polvere avrà i tuoi occhi.

    Transit Medina
    Sponde del Mediterraneo

  5. paolazan Says:

    dice-scrive transit in pvt (chi lo capisce è bravo!):

    ho letto l’ultimo post e tra la ricerca di parole per un commento, un disagio diffuso rispetto a ciò che oggi è la scuola, l’istituzione della scuola e la vita dentro e fuori la scuola degli studenti, maschi e femmine, mi viene spontaneo dire-scrivere: Essa, isso e ‘o malamente. Assegnando i ruoli ai tre personaggi … pensandoci, qualcosa non mi torna. Generalmente di dice: Isso, essa e ‘o malamente, giusto per creare il triangolo perfetto. Ma tornando al discorso di prima, Essa, dovrebbe essere la scuola; isso, lo studente; ma, ‘o malamente chi è? Nel caso della sceneggiata ci sono due personaggi maschi che si contengono il terzo personaggio, cioè ‘a femmina, che in genere è panche abbasyanza zoccola. Rispetto quindi al triangolo: scuola, studente, il terzo personaggio chi è, chi potrebbe essere. Forse da una lato la scuola come istituzione e dall’altro il corpo docente e in mezzo lo studente? Oppure: la scuola in quanto istituzione-corpo docente; lo studente o la massa degli studenti; e infine, il terzo personaggio, individuato nella società tout court, vale a dire in generale? cos’è la società tout court (accurt accurt, ambresso ambresso ca vaco ‘e press’, uatt uatt te nevaie passianno pe’ dint’e viche e quanno faie folone, vicino vicino ‘o mare) la società che ingoia lo studente già prima che si diplomi o l’industria intesa come fabbrica sociale che trita e stritola?

    ((secondo me è ossessionato dalla sceneggiata come modus vivendi, vede la vita come rappresentazione teatrale, vorrebbe farne la regia… forse, ma il carrozzone va avanti da sè! e transit, come l’alunno, in questa società è trito e stritolato… solo l’esercizio della scrittura, talvolta, lo eleva!))

  6. Transit Medina Says:

    Sei lontana nella mia carne;
    anche quando non voglio,

    non faccio che pensarti:
    sei piattola nell’inguine svernato

    Strisci le tue calze di ferro
    contro la mia pelle, cristallo verde.

    Le mie mani adescatrici
    sanguinano alla tua presenza.

    Scuoi i miei giorni invasi,
    e nel ricordo immarcescibile

    svuoti le urne impolverate
    con baci virulenti,

    dimori assetata,
    brandina cigolante coltelli,

    nel cuore
    dell’anima assente.

    Transit Medina
    Sponde del Mediterraneo

  7. paolazan Says:

    usami pure come una vetrina! (ma non sarai mica diventato incontinente?) consiglio: attendiamo che poeti, addetti alla poesia, affezionati alla poesia, avversari della poesia… e incantati dalla poesia, reagiscano! un commento, un cenno, un segnale da lontano… ci riprovo a segnalarti anche alla mia amica napo-milana!

  8. Transit Medina Says:

    Eh si, mi scappano, intendo i versi che cascano generosi. alla penuria bisogna pure rispondere con l’abbandanza del raccolto del passato.

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