MOTTARONE

Mentremiallontanavodalsentierosegnatoperchénonsicapivabenecomeci potesseessereunindicazionedipercorsosenzaunapistabattutaalloracosace lomettonoafareilcartellochepoicèsemprequalcunochediceadessolapistala battoiooaspettochepassiqualcunochemagarilofadimestieremadatochenon passavadoposiscoprechecèunapalestradirocciachevuoldireundirupoche conlanevemicaècosìevidenteeallorasicapisceilmotivopercuiquelcartelloche cèdestatenonlotolgonodinvernoelapistanonlabattonopersignificaredinon andareperdilìnonostantelindicazioneditrekkingpermanentepoiperòdegli escursionisticheseranopersisonosalitidilìperchéeralaviapiùnaturalenonostante ildislivellocosìcisiamoconsultatielhopercorsafinoadovemihannoindicatolinizio deldirupoossialàdovedopolerocceaffioranticominciavanoavedersideglialberi sullacrestaetornandohofattoaltrettantoconaltricamminatorisenonchéavendo compiutoilpercosomassimopercorribileconunacertasicurezzaprimache scattasserolericerchedelsoccorsoalpinocomestavaperaccaderesonscesaavalle emisonfermataaberequalcosadicaldoinunpostodesertodovehoaspettatosette minutiprimachedalretrospuntasseunessereumanocheavesseladimestichezza sufficienteperazionarelamacchinadelcafféecheinattesachemirecuperasserodopo averfermatolasqudradeisoccorsiormaisuperfluamitrovavoadascoltarelastoria divitapiùstupefacentechemipotessecapitarediascoltareinungiornocomequesto chedimagicoavevagiàavutoilsilenziolanebbiailsolelaneveleggeraescintillante.

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8 Risposte to “MOTTARONE”

  1. cKlimt Says:

    http://curiosidelmare.blogspot.com/2012/02/oggi-ho-disegnato-su-una-piazza.html#links

    Non so perchè ma il tuo post me l’ha ricordato e allora l’ho ripubblicato sul mio blog. Ora però deco capire bene qual’è il collegamento fra i due testi:il tuo e il mio.
    :-)))

  2. paolazan Says:

    convergenze, caro, succede!

    ma cosa ne pensi?

  3. cKlimt Says:

    penso che renda bene l’idea dello stupore e della gratitudine che ti può prendere a volte
    .
    Quella sensazione esilissima eppure capillare che ti invade tutto(tutta) quando sai vedere oltre ciò che ti pare di avere fatto.
    E allora ecco che apprezzi anche tutto ciò che ti è accaduto… perfino i sentieri sbagliati (sicuramente sbagliati) che hai preso…
    che poi a pensarci bene, chi decide se erano sbagliati oppure no?
    in definitiva sei l’unica persona al mondo autorizzata a decidere se erano giusti o sbagliati e allora propendi per concludere che non ci sono sentieri sbagliati o giusti ma solo passi avventurosi o pigri.
    .
    Piedi capaci di perdersi in un bosco per ritrovarsi. Ritrovarsi più ricchi di quando non avevamo ancora “sbagliato” strada e direzione.
    .
    E poi sorseggiando un caffè bollente per un attimo ti prende la vertiginosa voglia di ringraziare qualcuno per essere lì. Proprio lì in quel preciso momento e presente a te stesso con ogni cellula
    e lucido di una lucidità spaventosa, nonostante poco prima senza capire ti stessi dando dell’imbecille per aver sbagliato direzione all’ultimo bivio
    Ma ora al contrario senti d’avere una chiarezza dentro come forse non ti capiterà mai più…e senti che è bello vivere per incontrare punti come questo. Istanti come questo
    Vivere avventurosamente…

    E vorresti abbracciare il bosco, l’albero, la terra, il cielo
    e stringere anche la tua piccolezza, la tua insensatezza, perfino quella dose di incoscienza e non consapevolezza che fa di te proprio te… bene vorresti abbracciare perfino quella tua perfetta imperfezione di essere umano che ogni tanto allenta la presa e ti fa scorgere come da una finestrino di treno, un paesaggio che senza sapere perchè, senti tuo. perchè in attimi come questo ti senti a casa. Completamente te stesso (stessa)

    Poi… dopo…
    una cascata di attimi a seguire
    con un tonfo, come una caduta di neve da un ramo altissimo che cadendo si muta in una nuvola bianca e soffice e che ti si infila fra il collo e il maglione, e rabbrividendo, allora capisci che è tempo di tornare al tempo ordinario. Ma con una differenza rispetto a prima.
    .
    La gratitudine.

  4. paolazan Says:

    sì. ci siamo. anche se alcuni aspetti della tua interpretazione sono troppo enfatici. il tuo ‘mai più’ è per me inaccettabile: in una dimensione di sogno non c’è negazione categorica, perché il sogno vissuto di questa camminata nella nebbia e nella neve scintillante quando i raggi del sole la penetravano e dissipavano, si dilata all’infinito come l’anima, che è la mente, la portata del nostro pensiero… la cosa bella è che è tutta in noi e condivisibile se lo vogliamo! e non c’era errore nella scelta della direzione da prendere, c’era piuttosto deliberata e calibrata voglia di spingersi un po’ più in là… sapendo bene che non avrei osato così tanto! la persona che stava allertando il soccorso alpino era preoccupata che io mi fossi comportata in maniera avventata. temeva per la mia vita. io so che posso essere distratta ma non avventata: è diverso. molto diverso! ma ora racconterò la storia di elena, la signora sepolta nel bar di montagna da 50 anni, ovviamente non qui. Sarà oggetto del nuovo post!

  5. cKlimt Says:

    😉 certo, ognuno ha un suo tono
    Un suo modo di farsi invadere da ciò che accade.
    E il mio “mai più “, in realtà non è una certezza assoluta ma un lampo, un’ipotesi, un “forse” che si contrappone alla media del tempo ordinario. E’ un brivido che accerta che l’attimo di illuminazione è arrivato. E’ un dubbio che ciascuno pone a sè stesso, non appena “sa” di aver toccato un apice di consapevolezza. Ma poi nel concreto (per esperienza e perfino statisticamente) sappiamo bene che un apice potrà essere superato da un ulteriore attimo di accettazione e ampliamento della coscienza. Ma nell’attimo in cui tocchi una verità ti pare di toccare contemporaneamente anche un “mai più”. E in qualsiasi scalata lo sappiamo bene che ogni punto critico, ogni quinto grado ci pare in quel momento definitivo, anche se così non è. Buona giornata.

  6. paolazan Says:

    un’estremizzazione che sfida se stessa!
    grazie per il tuo contributo

  7. melogrande Says:

    Io l’ ho sentito molto, questo post, sentito proprio con la pelle, con gli occhi, ho sentito il freddo pungente e lo scintillio della neve, il pericolo e il fascino ed il caldo del rifugio.
    L’ ho “riconosciuto” dentro di me.
    Bello davvero.

  8. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Ho fatto più fatica a leggere questo pezzo, che l’intero romanzo di Anthony Burgess, Arancia meccanica. E a capirci qualcosa. Voglio dire che ce ne vuole. La morale che se ne trae è che i cartelli possono voler dire tutto ma anche niente. Cioè: ha senso mettere un cartello con su scritto “divieto di campeggio” sul greto di un torrente di montagna? Avrebbe più senso un cartello di questo tipo: “campeggiate pure fin che volete, dopo mezz’ora di temporale ci penserà l’acqua a farvi sloggiare, alzare le tende”.

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