LACRIME E SANGUE A POSILLIPO

La (non) notizia della scomparsa del dialetto napoletano entro il secolo rattrista assai. Trovo anche che sia di cattivo gusto fare previsioni di questo genere. Cosa si vorrebbe ottenere? Diffondere allarme sulla perdita del patrimonio culturale tradizionale? Lo sapevamo già. Promuovere un’inversione di tendenza? Correre ai ripari? Come?? Con la Lega per la Salvezza delle Lingue Locali? Casualmente ho tra le mani IL SANGUE DI SAN GENNARO di Sandor Marai e mi assaporo la visione dei piccoli mercanti di arance e aglio nel quartiere delle ville dei ricchi stranieri. In quel momento avrei voluto prendere due appunti, frugo nella borsa e non trovo la penna pur sapendo di avere un quaderno con me. I compagni di viaggio sono al telefono o comunque impigliati nella morsa tecnologica, saldamente avvinti, abbracciati mortalmente, a I-POD e MP3. Alla penultima fermata sale una giovanotta energica con abiti dalle tonalità lilla e violette ed ha una polvere rosata sulle palpebre. Ci scambiamo alcune informazioni. Simpatizziamo. Ci lasciamo in fretta l’e-mail. Lei scende, io proseguo. Un’amica mi sta aspettando alla stazione di C., ci facciamo due passi e mi dà la penna rossa pubblicitaria di un hotel tedesco, che sta proprio adesso tra le mie dita.

Il piccolo mercante napoletano, scalzo, unto e spettinato

 

(continua)

 

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