NEIL IBATA E IL SOLITO VECCHIO PAMUK

Il ragazzino francese di 15 anni che scopre la distribuzione regolare di galassie nane attorno ad Andromeda, conferma un dato: la mente fresca, non ancora plasmata e imbrigliata da studi accademici, ignorante si può dire, del dilettante, è altamente produttiva. Roba da mettere in imbarazzo i baroni in cattedra.

Pamuk si è rivelato contorto ma convincente. E da pagina 161 non l’ho più mollato un minuto. Vi si legge (non copio fedelmente, come farebbe l’amanuense descritto nel romanzo!) che uno della lista dei lettori del Libro Che Cambia La Vita non verrà ucciso, è il personaggio vincente perché sfugge al Jihad. E che si può cadere in una trappola infernale se si assumono posizioni estreme di intolleranza, di chiusura verso altri orizzonti, altre culture. Più privatamente infatti il nocciolo della questione è l’imbroglio che coinvolge l’io narrante, lo depista dalla realizzazione di sè e lo trasforma in un automa, uno schiavo combattente della causa integralista.

Un dubbio. In Europa si difendono strenuamente i diritti civili, si avversano con slancio e vigore le amputazioni genitali alle bambine… ma il genio emergente è pur sempre un maschietto biondo e azzurro: sarà un caso?

Ah, last minute, c’è poi l’afgano che inventa il pallone antimine che vince il premio per l’alto design (e il doppio significato) al MOMA… Una bizzarria (utile) ancora maschile.

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Una Risposta to “NEIL IBATA E IL SOLITO VECCHIO PAMUK”

  1. Secessionista Says:

    Immagino che ci sia di mezzo ancora la sproporzione tra donne e uomini nell’accesso a determinati tipi di studio. Una forma strisciante di “amputazione” della quale nemmeno l’occidente progressista può dirsi libero.

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