CUSTODIRE CON PRAGMATICA TENEREZZA

Parole chiave di Francesco. Custodire il creato che ci precede. Vuol dire tante cose: che precede l’era cristiana, che precede la comparsa della specie umana sul pianeta, in una visione evoluzionista! Il nuovo corso delle cose è dettato dall’urgenza e dalla necessità. Abbiamo (hanno) demolito oltre misura. Non bastava che lanciassero l’allarme i vari Kennedy, Gore e altri meno conosciuti politici nel mondo, troppo implicati in faccende mondane: ci vuole la dimensione simbolicamente sovrumana incarnata da questo papa per convincere e ridestare le coscienze con parole semplici e immediate, che facciano leva sugli affetti quotidiani… c.v.d., creato si legge laicamente ambiente.
Quel che appare lampante è che si è imboccata la strada che porta al disinganno e al rifiuto dello stile crudele della finanza allegra!

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Una Risposta to “CUSTODIRE CON PRAGMATICA TENEREZZA”

  1. Transit Says:

    L’uomo del Denaro, del Potere e della Mercificazione ad ogni costo (vedi anche i costi per aver divorziato dalla moglie, o meglio, la consorte a chiedere il divorzio per le frequentazioni di suo marito con una nidiata di donne minorenni o di un giorno sopra i diciott’anni) che in occasione del famoso futuro (ma non per questo già dispendioso senza averci posato nemmeno) Ponte sullo Stretto di Messina, zona tra l’altro, altamente sismica: ma per lui e i suoi ingegneri e società, queste son facezie… a proposito di animali, cioè del passaggio dei delfini nelle acque dello Stretto, ridendo, con quella faccia di cartongesso, disse:

    – Una delle maggiori preoccupazioni degli ambientalisti e affini per non costruire il Ponte è rappresentato dal fatto che i delfini non potranno più attraversare quei fondali. –

    E rise di nuovo.

    Quest’uomo non ha rispetto di nulla: per costui esiste soltanto la sua visione che egli ha degli uomini, degli animali e della natura e, quindi della vita secondo il potere che egli incarna.

    Ommo ‘e plastica, quanti di anni vuò campà ancora, tu ca vide solo gli affari tuoi, della tua famiglia e della tua corte che ti lecca e si prostra da mattina a sera. E dice in giro che sei un grande uomo.

    Quando è che passi ‘nu guaio niro come la pece, ma anche tutti quelli della tua specie, sia nelle alte sfere che in quelle basse; oppure mentre fotti ti viene un infarto lento e senza soccorso, mentre per la paura ti sciogli dint’a ‘nu mare ‘e sciorda putrefatta.

    Ma prima che accada ciò, personalmente vedo molto più razionale e dignitoso che gli uomini si organizzino, scendono in piazza e conquistano il potere, non per la conquista del potere in sé, ma innanzitutto per poter vivere … e non sopravvivere o elemosinare la vita che qualcuno, io dico la natura, dice che ci è stata donata.

    Donata? Non è più dono se il dono diventa ed è solo schiavitù, mercificazione, umiliazioni ed offese, perché queste quotidiane degradazioni non se ne contano più.

    Si, perché, tu saresti meglio di un delfino o di un cane o di un animale(o di un giovane senza lavoro o di un cinquantenne che per decisione del sistema capitalista ha perso il lavoro, perché licenziato, cioè in soprannumero) che popola la faccia della terra, anzi, i milioni di animali che il tuo caro capitalismo nutre e cresce con sistemi da lager, vietandogli di muoversi e camminare o correre nei prati e nelle acque di sorella terra, vedi mucche, polli ed ermellini …

    e vedi quegli uomini e quelle donne senza diritti, senza il minimo indispensabile per vivere, senza lavoro, senza reddito e senza prospettive presenti e future e perciò senza più nessuna dignità … perché se la dignità dei delfini è quella di vivere nelle acque del mare, la dignità dell’uomo è quella, innanzitutto, di non vendersi per un lavoro perché sotto la minaccia del ricatto, cioè della fame e della miseria. A cosa serve dio se poi la tua vita terrena è solo pena, condanna ed essere trattati come animali che non hanno diritti, ma solo attenzioni e considerazioni nel ciclo della macelleria capitalista.

    Ho esagerato? Cosa devo fare?
    E tu, e voi, loro singolarmente o insieme cosa facciamo?
    E c’adda fa ‘o popolo che non ce la fa più?
    ‘O popolo sta sempre più sotto.
    ‘O popolo è un vulcano dentro il vulcano.
    La lava, fiumana di corpi, facce, mani, braccia, cuori, sguardi, disperazione, dolore, sofferenze, si agita, brontola, si contorce, isolato, disperato, rabbuiato, sconvolto, buono e violento allo stesso tempo tuona tra cenere e lapilli, vuole uscire, esplodere.

    Ah, dimenticavo.
    Se si invoca un accidenti qualsiasi, tipo cadere da un aereo o un colpo apoplettico o la dissenteria, è come ricorrere ‘o pataterno, ‘a maronna e tutti i santi; o chiamare in causa san Gennaro o san Paolo, Ambrogio o San Siro affinché fulmini ed elimini il cattivo … di turno. Se la vita da tutti i punti di vista è precaria e decisamente scadente dobbiamo essere noi, dal basso a cambiarla radicalmente.

    PS: Non solo i piccoli imprenditori si suicidano causa fallimento, ma anche gli operai. E allora? La retorica vuole che bisogna dispiacersi e piangere. Va bene, e poi. Poi come prima: i vertici dei sindacati, tanto per citare qualcuno, grandi,medi e piccoli rimangono vertici e la base continua sfarinarsi alla base.

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