IL GENERO(SO)

Una testimonianza agghiacciante stamani a Prima Pagina. L’anestesia Vajont è finita. Sono passati 50 anni dalla tragedia di Longarone e una scossa morale tardiva rischia di tirar giù stavolta una montagna di omissioni e bugie.

Aveva 32 anni all’epoca, l’operaio, suocero di colui che coraggiosamente e doverosamente ha telefonato oggi in radio per diffondere questa storia.

Pensionato coatto subito dopo l’accaduto, ricoverato in ospedale psichiatrico e sottoposto otto volte all’elettroshock, forzato all’oblio, indotto al silenzio, ridotto in povertà, uno dei pochi superstiti, salvo perché aveva avuto l’ordine di fermare le auto in un punto della valle in cui uno sperone di roccia lo avrebbe protetto dalla furia dell’acqua tracimata dalla diga ingegneristicamente resistente, ma non da quella del potere occultatore (più che occulto!).

Vergogna della scienza e della politica. Succubanza al progetto titanico in un contesto idrogeologico fragile. Il geologo Edoardo Semenza aveva previsto la frana di 200 milioni di metri cubi di roccia dal versante sinistro dell’invaso, il monte Toc. Ne scesero 70 in più. La testimonianza di un notaio, attraverso la figlia, narra di una conversazione tra capoccioni: faremo cadere la frana la sera del 9 ottobre mentre quei montanari saranno davanti alla tv a vedere la partita di calcio… nessuno se ne accorgerà…

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