C’E’ PELO E PILU

L’amicizia ogni volta sorge limpida come uno splendido sole che scalda l’aria in un mattino terso, cresce come una tenera pianta che dà le sue prime tremule gemme profumate e poi… si deteriora come un frutto che cade e puzza ammuffito. Era amicizia vera? O un rapporto di mera convenienza? Dove finisce la prima e comincia il secondo? Un dialogo può perdere vitalità e può interrompersi con naturalezza. Si raffredda se non si corrompe. Sfuma, se non svilisce. Se fosse rispettata la metafora della catena alimentare, si potrebbe considerare la continuità della conversazione come un cambio di registro che fa regredire alla scomposizione dei fattori, a un’involuzione, a uno stato primitivo della comunicazione e del linguaggio, row! Ma, quando gli ingredienti sono disaggregati, non si può più parlare di amicizia, che invece è un elaborato complesso.

Allo stato più o meno avanzato in cui si trova, può rimanere a tratti semplicemente sospesa e se di volta in volta si rinnova è un lusso e rivela l’attitudine dei soggetti coinvolti a mantenerla viva. Circostanze e luoghi in cui si concentra e si interseca la brulicante attività di parigrado attorno ad un progetto comune, rappresentano l’occasione della verifica rispetto alla qualità e all’intensità delle relazioni. Sono banchi di prova irrinunciabili. Benvenuti, laboratori di ricerca sperimentale delle emozioni! Talvolta spunta a sorpresa e serpeggia un mostriciattolo: l’invidia. La compiutezza del lavoro del vicino, che mai è stato toccato dall’idea di confrontarsi e misurarsi e ha operato nella sua sfera di serenità, può dare un’irritazione così grande a chi si dibatte nel pantano della propria inconcludenza tanto che… più si dibatte, e più sprofonda nell’angoscia e nella frustrazione.

Spiace scoprirlo. Fa bene scoprirlo!

L’invidioso, poveretto, non ha nemmeno mai affinato l’uso della terminologia dell’autoconsapevolezza e della lealtà. Il suo risultato è grande grosso e sgraziato. Da rifare. Ma, mai ammetterà pubblicamente il suo fallimento. Improvvisamente vacilla, e si trova deprivato del calore di quello splendido sole che ha voluto oscurare per affermare scioccamente e vanamente ciò che crede essere il suo potere. Gli gorgoglia a stento un rozzo balbettio per implorare una vaga forma di perdono.

Riattacca con sguardi rivolti al cielo e gesti di apprezzamento servili come le carezze. Ah, i guanti di pelle lilla! Oh, il maglioncino grigio lavorato a pelliccia… che deliziosa combinazione di colori e consistenza dei materiali! Fa’ toccare! Fa’ ammirare!

Lisciare il pelo, si dice, infatti. Avere o non avere peli sulla lingua. Avere il pelo sullo stomaco.

C’è chi è peloso fuori, per vezzo, e chi è peloso dentro.

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3 Risposte to “C’E’ PELO E PILU”

  1. pornoscintille Says:

    Chiu pilu o no, allora? 🙂

  2. paolazan Says:

    …devi sapere PS che poi tornando da fuori Milano con armi e bagagli direttamente all’Arizoo, mi sono cambiata d’abito, ho indossato il mio vestitino da ballo rosso e le scarpette in bufalino nero e argento, e ho appeso il pelosone alla gruccia delle pellicce del guardaroba che sta in alto a mo’ di antifurto, ed è ancora là poiché a mezzanotte scadeva il mio tempo e la carrozza si sarebbe ritrasformata in zucca se io non mi fossi spicciata! oggi lo andrò a riprendere, il cimelio!!

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