ITALO, EATALO E IL BABBO NATALE PER TUTTE LE STAGIONI DI CORSO BUENOS AIRES

zan piazza po a grano 2010

Il primo è il probabile nome di un italiano ex coloniale nato nel primo ventennio fascista, diciamo attorno al 1926, che negli anni ’60 alla soglia della quarantina, scocciato dal lavoro in divisa, trovava le modalità per andare in pensione anticipatamente: una presunta malattia cronica certificata da medici vari e respinta più volte da commissioni serie in almeno due città di questo sciagurato Paese, accettata dietro opportune manovre lubrificanti (cassetta vini pregiati all’impiegata e dupont al dirigente) in piccolo centro di regione defilata non meglio precisata… Risultato: 50 anni di emolumenti a spese della comunità (oggi Italo ha quasi 90 anni e il dato andrebbe moltiplicato per il numero enorme di furbi che approfittarono delle leggi morbide del passato!). E, con riferimento alla foto di cui sopra (montaggio eseguito per un progetto A-Ortista del 2008 di campo di grano in piazza Po, a Milano), Italo dovrebbe poterci raccontare da testimone oculare, gli Orti di Guerra che furono seminati nelle città per la politica sconsiderata che generò illibertà e fame autarchica.

Il secondo è il simbolo del contenitore di cibo di qualità che pochi si possono permettere: bio, a filiera controllata, sano e gustoso come è nelle pretese. Per pochi. Cresce intanto la fila alle mense dei poveri. Per inciso, al Mercato del Duomo, gli arredi sono fatti con assemblaggi di cassetti di vecchi comò: ecco dove finisce la cultura contadina! Pane a 10-12 euro e più al kg…

zan piazza ambrosoli a grano 2010

Suv e campo agricolo sotto casa: si percepisce qualcosa di stonato?

Il terzo è il nome che io do al barbone che alloggia in fondo a corso Buenos Aires sulla sinistra verso Loreto. Ha il fisico del ruolo (la tastiera non scrive correttamente il francese con gli accenti circonflessi, troppo lunga andarli a cercare nelle sottosezioni dei simboli…). Ha fame. Mangia le patatine con le due salse, gialla e rossa, offerte dai passanti impietositi che ne acquistano un cartoccio al nuovo spaccio insediato a pochi metri? Boh, quando passo di lì per andare… eheh, curiosi! lui dorme e parla nel sonno, ma c’è troppo rumore per sentire quel che rivela.

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5 Risposte to “ITALO, EATALO E IL BABBO NATALE PER TUTTE LE STAGIONI DI CORSO BUENOS AIRES”

  1. pornoscintille Says:

    Parallelismi su diversi livelli 🙂

  2. Transit Says:

    Angelo il clochard

    In fondo che importanza ha,
    credere o non credere,
    in un giorno di sole,
    di pioggia, di freddo,
    di sguardi laterali a scatto?
    Ecco, non ci crederete,
    ma sono io, Angelo, catarro,
    dermatite e occhi cisposi,
    compresi. Io che ho creduto
    a uomini e donne;
    e a quelli che inseguivano
    sogni di carte e potere, ma eccomi
    qui a parlarvi.
    Il mistero è presto svelato.
    ho incaricato un mio amico
    a postare, quanto state leggendo,
    appena si fosse presentata
    l’occasione.
    Un grazie a chi mi ospita,
    adesso che non ci sono più.
    credere o non credere, ecco.
    Potrei dire che sarebbe facile
    giocare sul mio nome: Angelo.
    Angelo si chiamava mio padre.
    Lui però non l’ho mai conosciuto.
    Avevo quattro anni quando attorno a lui
    fecero terra bruciata di baci, carezze e,
    notizie:morì, scarno, solo soletto:
    come un legnetto dei nostri tempi.
    Quante cose ho lasciato.
    Senza possedere niente: mi piaceva
    l’incertezza di niente, la mia ricchezza;
    ma dirlo nelle case e nei palazzi è follia:
    la ricchezza dei beni è una parola
    che mi ha sempre messo alle corde.
    voleva per forza gareggiare con me,
    la ricchezza. Ma guai a scambiare
    una persona con un’altra.
    Quel che ho lasciato è nell’aria;
    quel che ho lasciato è una vita;
    quel che ho lasciato è il ricordo
    dell’ultimo bacio nell’aria di sterpi:
    quel che ho lasciato è una rosa
    svanita nel dio affacciato.
    E così, io e il sole, ci siamo seduti,
    abbiamo parlato e bevuto un goccio,
    d’acqua, s’intende, silenzio
    d’arsura il tram spalancato.

  3. Rossano Says:

    Ciao Paola sono il tuo antiquario di fiducia… bello il blog magari un giorno leggo anche di più …

  4. paolazan Says:

    vuoi sapere che fine ha fatto la cornice? l’ho ricomposta con un filo di colla e ribattendo i chiodini: perfetta!

    domani parlo con la vicina e ti faccio sapere

    non vedo l’ora di entrare in quella casa rimasta ‘congelata’ per più di 50 anni… pare abbia dei rami appesi in cucina favolosi! e chissà cos’altro…

    grazie ancora

    la fiducia è importante

    (guarda Transit che poesie da incorniciare mi lascia… questo blog pullula di buone azioni!!)

  5. lorenzo Says:

    Son entrato nel tuo Sito e bulimicamente ne ho sbocconcellato gli articoli saltando random di mese in mese –

    C’è molto ed ora più quieto, mi riprometto di rientrarci per letture più attente, con vista sul cortile –

    Vedo sempre il Clochard accasatosi sotto la tettoia della Chicco, durante le mie camminate di sociologia spicciola lungo il marciapiede del Corso Buenos Aires che collega le zone proiettate verso il centro, con i confini dell’impero a Loreto , ove si muovono personaggi da bar di guerre stellari –

    Porta Venezia cela poi a parer mio, una barriera ad impulsi neuronali che fa ritornare indietro sul marciapiede opposto i mutanti della zona dove vivo ( spesso me compreso ) mentre gli Ariani delle zone centrali, fanno crocchio spingendosi al massimo all’ingresso del Planetario –

    Tornando al Clochard so per certo che ha scelto come toilette l’ascensore della casa accanto provocando ‘qualche malumore’ tra i condomini –

    Desiderasse cambiare vita, potrebbe sempre tentar di brevettare il principio attivo che tanto bene fa ai suoi bulbi piliferi, dato la quantità sterminata di capelli, che si ritrova attaccata –

    Forse micro escrementi di pulcette stanziali, sono la soluzione invano cercata dai laboratori tricologici di tutto il mondo –

    W la libertà ( cit. giannino stoppani )

    Grazie della cortesia –

    lorenzo b. ( l’ultimo della sua stirpe )

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