ADDIO A EXPO

I milanesi vanno a pascolare i bimbi e i cani nel Parco Stèndal e così in questi sei mesi sono transitati anche per Expo e non Expò.

Io che milanese non sono, da vent’anni tondi mi sento aderente a questa città e per scelta piena. Quando ho sentito per radio3 la notizia dell’attribuzione di Expo a Milano, lo ricordo benissimo, ero al Parco Solari, vicino alla piscina e di fronte alla mia gelateria preferita, quella che fa i LINGOTTI (ma questo è un altro discorso, preludio di un post dedicato…). Ho lanciato un urlo di giubilo, visualizzando immediatamente l’importanza dell’occasione che avrebbe consentito di mettere in campo tutte le intelligenze creative. Avevo ragione, con due importanti correzioni: alcuni meritevoli saranno rimasti sicuramente esclusi mentre le intelligenze aberranti del malaffare vi sono penetrate lasciando la loro traccia maleodorante.

Con l’ultimo biglietto (dei 4 che ho consumato per l’intera giornata, oltreché di altri 3 o 4 inviti serali, per un totale di 8 ingressi – il bilancio è d’obbligo) mi presento al tornello degli accrediti il mercoledì piovoso di questa settimana, mentre A. parcheggia l’auto nei dintorni del Sacco.

Così sono dentro il recinto prima della massa. L’acqua delle pozzanghere riflette le linee architettoniche dei padiglioni che si stagliano sullo sfondo grigio chiaro del cielo luminoso del mattino: sono le nove meno un quarto. Il decumano è incredibilmente sgombro.

Qualcuno comincia a correre per anticipare le lunghe code al Kazakhstan e al Giappone, le maggiori attrazioni, e i vigilantes assonnati hanno l’obbligo di avvisare che è pericoloso, si può scivolare sull’asfalto bagnato e sulle aiuole impantanate… La macchina assicurativa è sempre più potente.

Io mi fiondo al primo e A. al secondo: considerando i tempi di attesa riuscirò a vedere il K. in due ore e raggiungere A. in fila al G. con cui ancora mi aspetta una mezz’oretta di coda all’esterno e altrettanto all’interno, nella trappola, prima di assistere allo spettacolo degli ologrammi e quello del pasto virtuale e dopo il puntuale addestramento all’uso delle bacchette.

Il bello delle code è chiacchierare coi vicini. Chi non ha approfittato di questa opportunità è scemo.

Molti raccontano le loro impressioni su Expo e quante volte, e come, e nella stagione calda e ora d’autunno l’hanno vissuta. E’ un intreccio di sperticati elogi e di blande delusioni. Tutti sono commentatori ufficiali di Expo! Una ragazza lavoratrice in Expo porta, allungando il braccio da fuori delle transenne, alla mamma in coda e alle sue nuove ‘amiche’ qualcosa di caldo da bere su un vassoio di cartone: mi aggiudico una cioccolata fumante stupenda. L’altra ‘amica’ pallida e mite, racconta della sua esperienza estrema: venire in Expo per due sabati accompagnata dalla figlia e non vedere nulla. Perciò ha deciso di prendere un mercoledì di ferie fuori stagione dall’azienda di famiglia dove lavora da 50 anni (ne ha quasi 70): tutti si sono meravigliati strabuzzando gli occhi e dicendole ‘farai piovere’, infatti… Un uomo sui 37, in parka verde oliva, molto elegante, legge dei fogli A4 stampati che sembrano documenti di lavoro, di banca… Uno sui 50, romano, spara cazzate e riduce il Kazakhstan a piccolo paese sconosciuto e non sa che è l’ottavo più esteso del mondo… basta leggere le informazioni sparse lungo il percorso di attesa! I romani cialtroni, non si smentiscono mai. (Forza romani, ripijatevi!! L’intelligenza vostra è sprecata, e ci duole…).

Al Giappone A. mi aspetta e sposta la transenna come se fosse sua per farmi entrare di straforo. I compagni di fila si alterano per un attimo. Poi, estasiata dalle testimonianze scritte sui legni della struttura dai dannati in fila di questi sei mesi, esplodo in risa e commenti e un settantenne in antivento rosso, siciliano, sportivo ed elegantissimo anche nei modi, mi mostra una foto che riprende la frase più significativa e divertente. Parliamo di Siracusa, Ortigia e dell’Umberto I… Tutti in fila per seguire le indicazioni di visita, mi si avvicina non so come, una signora con la pettinatura corta e castigata: è accompagnata dal figlio 25enne, con la stessa faccia allungata e magra. Mi racconta della morte del marito per cancro ai polmoni e di come si comportasse in maniera strana, catatonico di fronte alla tv, preoccupato di lasciare un’immagine di sé al nipotino, e una ricetta di melanzane alla figlia… Umanità, tanta umanità varia e di spessore: Expo accomuna.

Chiude la baracca. Abbiamo perso una fetta di terreno agricolo, abbiamo colato milioni di metri cubi di cemento qui tra gli svincoli di Rho, ai margini di Milano. Nessuno si illude sul futuro. Ho una proposta: per non cadere nel pantano dell’abbandono o della speculazione, rendiamo almeno alla città un’area destinata alla creatività! Ricordo che il quartiere Isola, demolito per farci sorgere i grattacieli, carta di presentazione di Milano in trasformazione, ‘degna’ di Expo, era popolato da artigiani. I vecchi sono morti e avranno lasciato le loro ricette, forse. Ma i giovani non sanno dove andare a sbattere il cranio.

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4 Risposte to “ADDIO A EXPO”

  1. bruno biancardi Says:

    Cara Paoletta,nulla da eccepire sul Tuo modo di scrivere,mi sembra pero’,che il Tuo fine,sia esclusivamente quello,di voler mettere in piazza la Tua dialettica,senza assolutamente variare
    i soliti discorsi da ballatoio,nulla di che per me.
    Mi permetto di consigliarTi,al Tuo livello di preparazione,qualcosa
    di profondo,non le solite minchiate.
    Un caro saluto. Bruno

  2. paolazan Says:

    Caro Brunetto, le tue parole sono sacrosante perché sono, vivaddio, la tua opinione genuina! Ammetto di sentirmi colpita, ma non affondata. Spiego il mio punto di vista: se questa è una minchiata, e merita il tuo tempo per sottolinearlo, rimane per me un grande onore affermare la mia libertà di continuare a scrivere minchiate e al tempo stesso ricevere, in altrettanta piena libertà, commenti e attestazioni di ogni tipo. Poi, poniamo che a qualcun altro dei miei lettori e abbonati piaccia il mio stile minimal-antropo-entomografico. Se ne possono trovare testimonianze sparse nel blog stesso o nel mio archivio e-mail poiché non tutti si espongono pubblicamente… Ne riporto un frammento:

    ”…hai una capacità icastica descrittiva cinematografica impietosa ed efficace. A.B.”

    Grazie quindi per il tuo intervento, sempre gradito. Da qui, dal tuo spunto, come vedi, si può ripartire per andare oltre. Ad esempio, tu stesso potresti aggiungere un’analisi di Expo o di altri temi minchioni da me proposti, per approfondire. Ti aspetto sempre vivo, scattante e presente sul pezzo. Con simpatia.

  3. marco ferrario Says:

    E’ un piacere leggere i tuoi articoli..dettagli sfumature commenti…mi piacerebbe vederti nelle vesti di scrittrice..un sogno..comprare il tuo primo libro (di una lunga serie)…?? Perché no!! Io ci spero

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