AUTISMO SULL’AUTOBUS

Esco di casa alle 9.52 e sulla strada a sinistra già si affaccia il bus della linea 58. Salgo dalla porta centrale e mi siedo vicino al finestrino. Di fianco a me il posto rimane vacante per 4 secondi. – Barbara, lì… – un uomo sui 50 intima a una biondina stagionata, piriforme e dal cappellino da baseball, stravagante su di lei, un po’ goffa, che esegue l’ordine e subito ficca il naso nel mio zaino mentre armeggio per cercare il portafogli e il biglietto da timbrare.

– Ecco, lo sapevo – faccio io, ragionando ad alta voce – ho dimenticato di togliere … ehm ..le scarpe da ballo… e adesso … me le porterò a Bergamo! – rido.

– Vai a Bergamo? – fa la Barbara – Con chi? E quanto tempo stai a Bergamo? Fa’ vedere le scarpe… Dove scendi? – Le do della curiosa, con simpatia, e rispondo a tutte le domande, anzi ne faccio io a lei di alternative, giusto per ricambiare la cortesia. Guarda da lontano il suo riferimento e, se risponde, lo fa con esitazione o distrazione. Insomma, elude; preferisce fare domande invece che riceverne…

L’uomo con la giacca di montone marron e gli occhialini à jour, i capelli rasati e l’aria responsabile e preoccupata dell’educatore, dopo pochi minuti, chiama a raccolta sei o sette simili alla Barbara, diligentemente seduti, di cui non m’ero accorta, e l’autobus li scarica tutti, a grappolo, in S. Ambrogio, con le loro facce interrogative, spaesate e rassegnate.

Mi alzo poi per prepararmi alla discesa. Una donna anziana piena di rughe e molto incipriata, da sotto un cappello a tesa larga con frutti colorati di decorazione, mi sorride e esulta pubblicamente, leggendo il volantino appeso, all’idea che apra il mercatino di Natale per fare gli acquisti di cose buone da mangiare. – Basta non eccedere – mi fa – io mi porto 20 euro nel borsellino, non di più, e torno a casa felice! –

Già, a Milano, un mese abbondante prima del 25 dicembre, tutto deve essere pronto per la grande abbuffata dei consumi. E ieri sera, mentre la Critical Mass scorreva tra piazza Virgilio e piazza dei Mercanti, sul corso, i vetrinisti allestivano, febbricitanti, slitte impennate con manichini riccioluti e gran pavese di rami d’abete con palle colorate pendenti. I parroci o i loro inviati stanno completando placidamente il giro del quartiere per raccogliere le buste con le offerte: se non ti trovano, ti lasciano il cartoncino beneaugurante sullo zerbino.

Per raccogliere spiccioli di autismo e di saggezza, consiglio a tutti, invece, un bel giretto in bus.

 

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Una Risposta to “AUTISMO SULL’AUTOBUS”

  1. Melchiades Says:

    Quando ero ancora un giovane studente tra i sedici e i diciotto, felicemente illuso, – non equivocatemi non sto facendo un resoconto nostalgico, oggi sono sempre un illuso ma meno felicemente- ho celebrato per un breve periodo le virtù del mondo dell’autobus capitolino, (si sono di Roma, non cominciamo a sbuffare!) guardando la gente anche io volevo cogliere vite originali, immaginare esistenze e pretendere di captare ricordi non miei, emozioni, impercettibili moti dell’anima. A volte mi lasciavo coinvolgere in giochi seduttivi (ricordo ancora di una giovane studentessa eritrea che per continuare a guardare arrivai fino al capolinea dall’altra parte di Roma). Poi questa città, come il mondo attorno, è mutata abbastanza repentinamente e l’autobus è diventato un mezzo frequentato soprattutto da extracomunitari come domestici filippini, venditori di carabattole bengalesi, marginali, e anche di quelli che una volta (prima di Basaglia) erano “i matti”. La casualità di incontri originali con un mondo popolare ma vivo e vitale è stata sostituita dalla certezza delle nuove miserie e marginalità e dal durissmo e stupido caos metropolitano stile Londra o peggio Città del Messico.
    Nel frattempo tra vespone e auto il bus dell’atac l’avevo comunque lasciato da parte. Abbastanza di recente, con la macchina dal meccanico, ho preso un autobus per 4 fermate sono sceso e mi sono accorto che mi avevano rubato il cellulare sfilandomelo dal taschino!

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