ALLESTIRE è UN’ARTE

Oblò di Paola Zan per ALTILCORPOE'MIO

Questo collage sta girando per le contrade di Lombardia e oltre con la mostra itinerante Altilcorpoèmio, già presente a Milano alla Camera del Lavoro e in diversi spazi, tra cui Quintocortile, nelle sale comunali di Desio e di Cologno Monzese, dal 2006. In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, L’Arci di Bergamo ha organizzato, con grande impegno, una mostra di pitture e installazioni di Donne per le Donne http://www.arcibergamo.it/?p=857. Il Comune ha messo a disposizione la bella e composta Sala Simoncini, al piano terra di Palazzo Frizzoni, e l’esposizione si può visitare fino al 28 novembre 2015. Tra le 25 opere, vi è Oblò – La fatica del lavoro domestico, nella sua versione lignea (90×80), del 2001, con oblò vero strappato da lavatrice dismessa e incastonato nell’asse da lavare autentico e risalente agli anni ’60, quando ancora l’Italia era nella sua fase di transizione socio-economica e si proiettava baldanzosa nei nuovi stili consumistici. Un sapone da bucato ridotto dai continui lavaggi poggia nel suo alloggiamento e l’installazione cola sangue.

Ben descrisse, Mario Giavino:
Di fronte a quest’opera ci assale un disagio torbido come nebbia di un delitto ancor caldo. Si vorrebbe prendere un secchio d’acqua per spazzar via questo grumo di sangue che ci imbratta la vista, ma quel sapone rosso ci ricorda che nulla si lava nella coscienza antica di una femminilità piegata alla fatica e al dolore. Mestrui, parti, aborti, violenze domestiche o follie isteriche si compiono ritualmente con l’indifferenza di un evento quotidiano; non resta allora che programmare il selettore su molto sporchi e attendere. La fatica del dimenticare e la condanna della memoria sono tutte lì, in quell’asse-ghigliottina muto come l’orrore di una rivoluzione (il cestello/culla/bara) inceppata.

Ieri, dunque, l’inaugurazione, alla presenza delle Autorità. Partecipata e appassionata, per il tono coinvolgente delle esponenti del Consiglio delle Donne.

Ma, che dire dell’allestimento? I vincoli permettono l’uso esclusivo delle superfici orizzontali della sala: pavimento, un tavolo e due o tre mensole alle finestre. Così, gli organizzatori si sono arrangiati con cavalletti leggeri ma ingombranti con le loro gambette filiformi intrecciate e sovrapposte per ogni dove, non adatte ad un luogo affollato.

Il fotografo dell’Eco di Bergamo gironzola tra le opere e sta attento a non inciampare; scatta a destra e a manca e se ne va in redazione col materiale raccolto… Santo cielo, che immagine della mostra ne sortirà? Contenuti alti penalizzati da una presentazione carente! Io e Dade ci diamo da fare e rimaneggiamo un po’ la situazione, col consenso degli organizzatori. Si rimedia poco, però.

Ai visitatori chiediamo venia, sottolineando che  ciò che più importa è osservare con attenzione i segni incisivi delle donne artiste, e portare con sé il messaggio fondamentale: la violenza si combatte con la cultura. Farsene promotori è l’obiettivo di questa iniziativa.

Alla fine, si potrà, con calma, dare un’occhiata a come ad esempio gli allestimenti possano essere realizzati, senza danneggiare le pareti dei palazzi antichi: http://ibc.regione.emilia-romagna.it/istituto/progetti/mostre/mostre-itineranti/donne-e-lavoro-un-identita-difficile/allestimento-mostra-donne-e-lavoro-a-bagno-di-romagna/6.jpg/view

Anche un giro alle varie locations sparse fuori dalla Biennale, a Venezia, insegna come con pochi mezzi si ottengano risultati straordinariamente efficaci.

 

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