POESIA E PRIMAVERA

Anniversari, ricorrenze e celebrazioni. Merini testimonia con la sua faccetta spettinata nel doodle di Google che la Poesia è un’essenza forte. Senza dimenticare la pagina 258 del Libro del Giovedì di Augusto, dove l’Alda compare impegnata nella lettura, insieme ad altri autorevoli personaggi come la Quintavalla e una certa Zan… che raccoglie impressioni e dichiarazioni sparse sul tema.

Scrivere una poesia è come piantare un albero.

Il luogo emblematico della P. è una grotta, simbolo del mistero. O un prato, luogo delle erbe spontanee? E’ soggettivo!

La P. incendia la vita, è una passione, e in quanto patimento, vale la pena affrontarla, viverla, leggerla, dedicarle tempo, perché ti ritorna tutto moltiplicato in termini di pace interiore, di benessere.

Con tutti questi slam, è anche un’occasione di incontro, di scambio, complice la rete.

Nasce, sgorga, affiora, e non sai bene perché. Fa cambiare ritmo, è come il respiro.

L’ispirazione a scrivere è in un colpo, un trauma: la morte l’amore e l’abbandono…

La P. fa tremare i polsi.

Spero che Dio mi dia abbastanza giorni per scrivere di Lei. E questo era Dante.

Visione, sogno, viaggio.

Il fatto, l’evento da cui scaturisce, non ti fa parlare come prima. Non puoi usare le stesse parole..

P. è trovare un soprannome al mondo. L’esperienza poetica trafigge. La P. trafigge chi la incontra. I poeti dicono l’incanto del Nome, parlano della realtà soprannominandola.

La P. serve alla salute (igiene e profilassi?) quotidiana; nascosta come le ossessioni, scava. Quale poeta ti ha ridato la salute? Vittorio Sereni, stanzetta cranica, stella variabile…

La P. è contro la noia, chi fa, legge P. è più vivo.

P. è tensione, segreto. Non è truccata.

La P. non lascia l’ultima parola all’orrore. Nudo e misero, trionfi l’Umano!

Fernando Bandini e Clary Celeste. Dall’alto e dal basso? Sempre andata a capo da quando aveva 7 anni: era la P. che premeva dentro di lei. P. è scendere all’inferno, c’è il purgatorio. Il paradiso è quando è finito il testo. Suono, lavoro e revisione. Anche sette mesi di incubazione.

Jacopone da Todi era il migliore per Ungaretti. Poi Dante ha fatto ombra a tutto…

Silenzio e rumori di fondo: cos’è una brutta poesia? Cos’è una bella poesia? Fare silenzio è la premessa per scrivere una bella poesia.

La P. rimette a fuoco la propria vita.

L’oracolo vede e l’autore aggiunge.

Questi sono appunti da cui trarre spunto per una conversazione in occasione della prossima presentazione di POESIA SULL’ACQUA.

 

Segue P. appena deposta:

 

VIA INTERIORE IN ESTERNO NOTTE (forma e progetto)

Strada

anche nel buio

dietro il cerchio dei fari.

Gomme consunte

grattugiate e allisciate

sull’asfalto drenante

sfibrante,

polveri di Rebecca.

Verticale orizzontale, la memoria…

L’apro e premo

Non freno

Fendo

E i vortici bussano ritmati.

Mentre viaggio rinchiusa

sono fuori e dentro di me

senza di me o con me

nel mondo,

con

e

senza

meta.

 

Rebecca Horn ha un’installazione a Berlino in cui uno pneumatico si polverizza ruotando incessantemente sulla superficie di una parete. Oggi, slam. Fermatemiiiii prima che sia troppo tardiiii

😉

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 Risposte to “POESIA E PRIMAVERA”

  1. Enzo Says:

    Mi piace assai Paola! Sei formidabile, formi -d- abile, very clever for me, fuori e dentro di me, senza di me o con me nel mondo, con e
    senza meta….
    MI PIACE ESSERE COSì, mi capita soprattutto quando mi sento “un essere, natante, come altri, bel silenzio marino, a ogni profondità…”…
    Una volta mi capiterà d’incontrarti… fuori e entro di me… o fuori e dentro di te… con e senza meta… anche a Pasquetta… anche in piscina!
    Xoxoxo!

  2. paolazan Says:

    Caro Estimatore, sei invitato dalle 19 ogni lunedì al Lunedì della poesia a Casa Alda Merini in via Magolfa. Open Mic anche per te!

  3. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    la coscienza stessa del mistero induce l’uomo a tentare di trovare un soprannome al mondo. Trovare un soprannome al mondo: una definizione che semplicemente m’incanta.

  4. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Ecco l’installazione di Rebecca Horn: uno pneumatico che si polverizza ruotando e strisciando contro la parete verticale, costantemente alimentato da un motorino. Ovvio che se fosse su strada l’effetto dispersione dei residui sarebbe allargato ad un’ampia area. Qui al Bunker Boros di Berlino, le polveri si accumulano sotto la ruota e la loro massa complessiva è visualizzabile.

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