SAGGEZZA E MISERICORDIA ZEN PER ENRICA

Mi squilla il telefono l’altro ieri sulle due e mezzo. Compare una PAT, delle due memorizzate. Quella che non telefona mai.

Ehi, Gaspa, cheffai? Non dirmi che sei a Milano…

No, no. Mi ha chiamato la moglie del Dino, è morta l’Enrica.

Come, dove, quando. E perché non si è fatta sentire in tutti questi anni?  Intanto ti figuri lo scenario, a carte mescolate, di quando sarai tu l’oggetto del fatidico giro di telefonate. Sai, è morta la Pa…

Vabbe’ una volta fui trascinata dalla cartomante da una certa Eleonora C., innamorata di Daniele B. e desiderosa di un responso. Avevo 14 o 15 anni, e la furbona scopriva a caso i tarocchi sul piano giallo del tavolo da cucina, cercando di captare informazioni dalle piccole clienti mentre intascava i biglietti da mille con Verdi intristito da un lato. Mi predisse l’età della morte. Potrebbe non dispiacermi se si avverasse. Intanto mi accorgo di aver vissuto in uno stato di beata credulità.

Non riesco a fare a meno di ricordare l’Enrica come un’amica già da tempo perduta. I caratteri psico-fisici che la contraddistinguevano erano:

# statura bassina,  corpo piriforme, riccissima, tanto scura di capelli quanto chiara di pelle, occhi piccoli e mobili anche se miopi, sorrisino sempre beffardo, voce tirata e  mezzo gracchiante per vezzo, incisivi centrali superiori simpaticamente accavallati (mentre nelle foto recenti in internet appare liscia, castano-rossiccia e coi denti allineati… che scempio!)

# arguta anche se ripetitiva, ipercritica, autoconsapevole fino allo spasimo, a tratti attenta e disponibile e poi improvvisamente sbrigativa nelle relazioni, spiccia insomma, anche un tantino fredda e acida, con una punta di disprezzo/sussiego verso gli altri, ostentatamente indipendente, forse per reazione, marcata dalla delusione, sola, a trent’anni sproporzionatamente sola in quell’appartamento su due livelli venduto rabbiosamente per non avere sotto gli occhi quotidianamente la fotografia del nido d’amore mancato: chissà se si può dire che sia questo il germe della malattia…

L’incrinatura avviene per arroccamento suo ad una mia spontanea richiesta di frequentazione sporadica dopo il trasferimento a Milano. Rompo le balle a tutti prima o poi… e in quella villetta verde sul colle vicino all’Ippodromo ci sarei tornata con piacere, se fosse stata più morbida con se stessa, meno rigorosamente avvolta e costretta dal tailleur d’ordinanza. Rimango dell’idea che si possa vivere una vita mosaico, lunga o corta che sia, ma per la buona riuscita dell’operazione, ciascun tassello ha il dovere di capire… il pregio di essere unico ed essenziale, oltre che irripetibile!

(Enrica è rimasta in un Hospice un mese, quattro dei vecchi amici l’hanno vista composta nella bara prima della cremazione, forse le era rimasto un fratello, tutti avremmo voluto salutarla e abbracciarla prima della scomparsa)

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4 Risposte to “SAGGEZZA E MISERICORDIA ZEN PER ENRICA”

  1. pornoscintille Says:

    Compendio sulla caducità delle umane miserie

  2. paolazan Says:

    Caro PS, dici bene, ci si identifica assai in coloro, nostri fratelli, che hanno cessato di affannarsi in questa vita da poco: le luci della giostra ad un certo punto si spegneranno! …anch’io ho la sensazione di aver detto praticamente tutto il dicibile, fermo restando che l’indicibile, non perché censurato, rimarrà non tradotto dall’inconscio. Solo una riflessione comune e condivisa potrebbe far emergere altro. Non approvo il termine MISERIE. Forse FRAGILITA’ è più adeguato. Un bacio a Te che mi segui con devozione tangibile 😉

  3. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Ci sono persone, che per qualche motivo si alzano quasi tutti i giorni con la luna storta. Che non si sa mai per quale verso provare a prenderle. E a mio avviso questo avviene perché sono demotivate. Mi viene in mente una notissima poesia di Pablo Neruda, “lentamente muore”. Quando una persona comincia ad avvitarsi intorno al suo stesso ombelico, non reagire, si allontana, c’è poco che si possa fare, se non prenderne atto. Certo, se poi improvvisamente giunge una certa telefonata, tutto assume i connotati dello stupore. Delle domande non fatte. Dell’inquietante caducità degli umani e delle cose umane.

    Ho visto troppe persone care andarsene per i più svariati motivi, da poter sostenere che quando s’avvicina la fatidica ora, ciascuno sarà pronto per affrontare questo passaggio. un misterioso richiamo, qualcuno disse la dolce nostalgia della quiete prenatale. Mi basta ripensare agli ultimi mesi di vita di queste persone, per darmi ragione di quello che sto dicendo. Leopardi nei versi che di seguito andrò a riportare fissa mirabilmente quello che affannosamente ho provato a rendere in misere parole

    Quando novellamente
    nasce nel cor profondo
    un amoroso affetto
    languido e stanco insiem col cor in petto
    un desiderio di morir si sente

  4. pina Says:

    Questo scritto su Enrica mi ha colpito!
    A parte lo stile di scrittura notevole (ti riporta a George Bernard Shaw) mi ha colpito oltre alla tua affettuosa ironia, la lucidità estrema nel ritratto della persona e nell’analisi della relazione e il coraggio di rinunciare ai rapporti quando diventano frequentazioni obbligate. L’idea della vita mosaico mi corrisponde. E’ bello pensare che ci sia qualcuno che pur sentendo emozioni e sentimenti forti, non vuole essere imbrigliato nella consuetudine, nelle dinamiche rassicuranti ma frustranti di certi rapporti . E’ difficile dirsi “abbiamo fatto un pezzo di strada insieme ma ora vado altrove, ho bisogno di altro”. Spesso non si è capiti, si interpreta quest’esigenza come un rifiuto Non è così. Quel pezzo rimane dentro, è comunque parte di te. Come l’affetto.

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