BALLERINI

Il numero uno ha più di ottant’anni. Capello grigio e sapientemente cotonato dal parrucchiere di sempre. Camicia bianca con righina blu, impeccabilmente stirata. Cravatta leggermente allentata. Balla divinamente il tango e il valzer lento, col doppio giro agli angoli della sala, più unico che raro. Quando il Parkinson lo sfianca e trema troppo per poter continuare a controllare bene i passi, cede e ti intima di non farti stringere da altri pretendenti perché solo con lui tu raggiungi le vette della grazia e dell’eleganza. Il complimento massimo? L’allieva ha superato il maestro!

Il numero due è fondamentalmente un assemblaggio di pezzi di carrozzeria, un Frankenstein venuto bene: toracione ben disteso, polo o camicia sportiva colori coloniali stirate dalla moglie troppo casalinga per comparire, giacca di velluto a coste d’inverno, cotone misto lino di questi tempi. Capelli spessi con scriminatura a fuoco e tinti di castano dorato, proporzionato agli occhi azzurro-verde. Voce maschia. Battuta pronta: una gara dura. Rispetto al primo che è sistematico, questo è un artista e sa improvvisare. Lo frega l’effetto radar perché gira sempre la testa di qua o di là: è sempre attento a intercettare le altre coppie che ballano su una potenziale rotta di collisione, oppure controlla se è ammirato. Il complimento massimo: migliori sempre ed è un piacere ballare con te perché sai anche parlare!

Il numero tre è sempre sorridente, è meno pettinato degli altri solitamente, e alza le spalle a ritmo quando balla, forse per vivacizzare. Sembra fantasioso invece è più sistematico di quanto non voglia far credere. Il suo pregio è dare comandi netti e incontrovertibili, a mo’ di piccolo strappo gentile. Il ballo con lui sarebbe perfettamente tonificante se non fosse che per quanto suda, senza diventare sgradevole peraltro, ti par di essere quasi in un bagno turco! Il massimo complimento, dopo i passaggi cruciali, è: brava.

Il numero quattro è elegante e pacato. Le camicie, che non è la moglie a stirare perché è vedovo, sono bianche con polsini e colletti colorati. Di solito blu, una volta perfino rosso. Con lui ti senti realizzata a ballare il boogie. Fa dei numeri spettacolari senza agitarsi, senza sudare, senza cambiare espressione. Alza solo un po’ le sopracciglia, dietro gli occhiali da vista da ragazzotto. Di questo sono certa del nome: Olivio. Di solito prendo spunto dai nomi dei ballerini e sono diventata di volta in volta, Angela, Alda, Pina… e dunque anche Olivia. Per l’uno e il tre sono Innominata. Per il numero due sono Aurora.

I restanti sono mediamente meritevoli ma troppo prevedibili e ripetitivi. Per cominciare, in assenza dei numeri da 1 a 4, vanno bene tutti, per il riscaldamento insomma. Stile vecchio west, il più simpatico e birichino. Vito, il parrucchiere, è noioso e un po’ fasullo: porta la camicia nera, invariabilmente. Quando gli ho fatto notare la mia sforbiciata sul lato destro, si è offerto per una riparazione gratuita, che non accetterò.  Il più giovane ha 49 anni, lo si trova col bicchiere dell’amaro che posa volentieri dopo aver trangugiato l’ultimo sorso: l’altezza è giusta  e le gambe si intrecciano perfettamente.

W il ballo del martedì!

 

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6 Risposte to “BALLERINI”

  1. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Carino. Leggere il tuo diario pubblico stimola sempre una certa libidine. La libidine di esplorare un po’ anche se stessi attraverso i tuoi “racconti” sempre saturi di curiosità, accurate descrizioni dei tipi umani che incontri, stimoli anche intellettuali. Non aver mai ballato (in coppia intendo, lasciamo stare le pogate, naturale sfogo dell’irrequietezza giovanile) credo abbia limitato di molto la mia libertà come individuo. Ma l’enfasi che poni sui giudizi dei 4 pregiatissimi maestri, non rischia di ingenerare una specie di effetto pigmalione?

  2. paolazan Says:

    Vero: il ballo a due è metafora (e allegoria) della vita di coppia e certamente non ballare è una limitazione all’espressività dell’individuo, che però si può sempre compensare!
    Tranquillo, non ‘sposerò’ uno dei miei maestri… mi basta ‘disporne’ occasionalmente! Quadro variegato = diversificazione del rischio 😉

  3. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Sono convinto che le linee evolutive umane siano molto numerose e variegate, ben aldilà di quelle ipotizzate dalla scienza. E molto più sottili. In me 1000 cose tradiscono le origini contadine, non ultimo il terrificante rapporto che intrattengo con la forza di gravità. Ecco che mentre tu galleggi leggera vivendo dentro di te il ritmo e la musica come un respiro, i miei muscoli si rattrappiscono, le ossa diventano gelatina, e i movimenti si fanno casuali ed incoerenti.

  4. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Insomma, un caso disperato gh gh ah ah

  5. paolazan Says:

    Mi stai dicendo che è una questione culturale, o genetica, o quanto in proporzione delle due? I contadini non hanno una struttura morfofisioanatomica diversa dagli impiegati (anzi gli impiegati erano contadini qualche decennio prima e magari hanno perso massa muscolare per la sedentarietà, ma potenzialmente e se addestrati adeguatamente potrebbero tornare a zappare)! Culturalmente, i lavoratori della terra insegnano (o potevano insegnare) il valore sociale dell’esibizione della prestanza fisica e dell’abilità anche nel ballo, sulle aie, a fine raccolto. La mia vecchia vicina di casa sogna ancora Dario conosciuto nei primi anni ’50 in balera a Zavattarello, borgo del Pavese. Peccato poi che la famiglia avesse caldeggiato il fidanzamento con Dante, conducente ATM, stipendio fisso… non ballerino, con tutte le conseguenze del caso. Possiamo ipotizzare che il tuo sarà invece il caso esemplare del miglior spirito paesano che si risveglia da un lungo torpore. E la cultura dei riti stagionali rifiorirà. Solo questione di allenamento psico-fisico ch ch ah ah

  6. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Uhm, si trattasse di una questione culturale sarei costretto ad ipotizzare comportamenti dettati da abitudini che portano a pensare ed agire per riflesso condizionato. Volendo essere più crudi e diretti un cervello grande come una noce, è giusto quel che serve per le attività motorie di base, dalle quali esula il passo di danza, per sua natura armonioso, complesso, “pensato”. Riflessi pavloviani. Insomma sarei ai livelli del mio Ernesto ah ah. La seconda ipotesi, quella genetica, apre scenari più credibili. Si potrebbe immaginare, eoni ed eoni or sono, un neanderthaliano… colpire ripetutamente sul cranio la propria suocera con una clava. Dapprima in maniera del tutto casuale, poi ottenendo dei ritmi sempre più diversificati e via via sincopati e complessi. Naturalmente (la durezza e la resistenza del cranio delle suocere è cosa nota fin dai tempi più lontani) qualcuno nella tribù avrebbe potuto provare un irrefrenabile stimolo a muoversi all’unisono con tali ritmi, mentre i lamenti, le urla e le bestemmie della suocera neanderthaliana avrebbero anche potuto assumere le caratteristiche di un canto, ora flebile ed implorante, ora rabbioso e sguaiato. Pennyroyal tea dei Nirvana rende l’idea. Ecco che in un solo scatto evolutivo, provocato da un evento casuale, una tribù non più rilevante di tante altre, avrebbe distaccato il resto degli umani del tempo, di migliaia di anni. Sono quasi certo, che la mia linea di discendenza non faccia capo a quella tribù.

    Peccato per quella tua amica di Zavattarello. Sapessi quante vite vissute per procura altrui, hanno generato scorie emotive ed esistenziali mai assorbite.

    Forse il mio spirito che si risveglia è quello di un orso, per come danzo ah ah 🙂

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