L’OCA POETICA

L’oca è come l’uomo: se non la prendi di petto, fa quello che vuoi.

In prossimità del mio buen retiro urbano, bord du lac, il luogo elettivo delle letture e dell’ozio a due passi da casa ma che ti fa sentire altrove, c’erano due oche bagnanti ed esuberanti, e un cigno dormiente, becco sotto l’ala.

Arrivo; è primissimo pomeriggio. Parcheggio la bici all’ombra, legandola (questa è nuova fiammante, mica come quel rottame schifato financo dai ladri, di qualche mese fa!).

Il cigno si allarma, allunga il collo a sigmoide poi lo ripiega come camera d’aria mezza sgonfia, afflosciata, ma io pretendo di riappropriarmi del mio appezzamento di terreno.

Le oche si beccano vicendevolmente  in una posa yin e yang, schizzando acqua intorno. Sono in corso le esercitazioni militari, scaramucce teatrali. Poi risalgono e scacciano il cigno puntando sul mio tappetino antiumidità e su di me, se accenno ad avvicinarmi di appena due centimetri, per rimuovere un mozzicone giallo schiacciato che stona. Pare ci sia un confine (invisibile) stabilito, oltre il quale soffiano e partono all’attacco.

So di poter sfruttare la competitività tra anatidi e il loro più elementare senso di autodeterminazione, esattamente come negli umani. Una volta indotto il cigno ad abbandonare il campo, infatti, la missione dell’oca più aggressiva e dominante è compiuta e la bestiola candida dalle preziose piumette può tornare a zampettare nell’acqua. L’altra, come una vera autentica oca la segue a ruota.

Giampiero Neri docet: l’etologia si fa con la poesia.

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2 Risposte to “L’OCA POETICA”

  1. Giampy Shila Ed Ernesto Says:

    Si vero, come gli uomini! Ti sei servita del metodo divide e impera, sfruttando la loro naturale predisposizione alla competizione tra rappresentanti della medesima specie per ottenerne l’acquiescenza. La sincrona presenza tua e del cigno ha indotto ipofisi e ghiandola pituitaria delle oche a produrre quantità industriali di adrenalina. Un incubo per animali che passano la vita a sentirsi minacciati. Come gli uomini! C’è stato pure lo spazio per i 2 minuti di odio, come in 1984 di Orwell. Ora sai cosa si prova a vestire per un attimo i panni del grande burattinaio. 🙂 🙂

  2. paolazan Says:

    Sono trent’anni che ciclicamente, ad es. a scuola, mi succede qualcosa del genere, ma non è questione di essere GRANDE. Basta essere …sottili, e soprattutto invisibili o quasi! 😉

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