ACCENTI

Aveva di fronte una donna con la faccia da zingara, la pelle color pelle di zingara, uno chemisier coloniale tutto abbottonato davanti con bottoni d’oro, gli orecchini ad anello sotto i capelli dal taglio preciso ma spettinati, da impiegata pendolare, scarpe aperte in punta che lasciano intravedere lo smalto rosso corallo e un certo intento seduttivo, aggravato dalle ginocchia rimarginate ma contuse in bella vista. A lato, una più vecchia e sbiadita come la sua povera maglietta bianca inerte, capelli grigi fini e cortissimi, l’eye-liner fisso, ostenta un tatuaggio sul braccio sinistro in grafia svolazzante: “Chi sa essere se stesso ha gia vinto”, senza accenti. A questa si può sempre prestare un pennarello per mettere almeno quello giusto. All’altra, una spazzola e un solvente. Ne sappiamo qualcosa.

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