PISTOLOTTO

PUBBLICO IN RITARDO A CAUSA DELLA PROLUNGATA PAUSA ESTIVA. LA RESPONSABILITA’ DI TUTTE LE AFFERMAZIONI CONTENUTE NEL TESTO E’ ASSUNTA PIENAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE DAL SUO STESSO AUTORE, QUI MIO OSPITE. Interverrò (…) con un commento a breve.

 

Paola, mi sono dimenticato di chiederti di pubblicare nel tuo blog questa mia un po' lunga considerazione, e non so se adesso sia una cosa plausibile - fai come vuoi. L'avevo mandata a suo tempo al FattoQuotidiano e allo stesso Renzi. Non ho ricevuto risposte. Il pistolotto di Renzi l'avrai ricevuto pure tu sul computer e quindi, lungo quanto il mio commento, te lo risparmio.
Cambiando argomento, sono finiti gli esami di Umberto, e se sì dimmi come sono andati.

Risposta al “pistolotto elettorale di Matteo Renzi”

Punto 1
. Inizia col nominare pressoché tutte le sue schiforme e aggiunge a ognuna la richiesta coram populi "e i marò?" come se costoro fossero due martiri del Risorgimento e non, perlomeno, due asini che hanno sbagliato procurando la morte di due poveracci. Tirandosi addosso la compagnia di due falsi eroi, dacché non potrà mai condursi con la nomina di tutti i suoi impresentabili, pone subito l'ossessivo innganno verso l'immenso numero dei boccaloni italiani intronati dall'unificazione di pressoché tutti i media. Perlomeno ci risparmiamo (ci risparmiamo?) in questa occasione il suo aspetto televisivo quando, pettoruto, si pone in bilico con pausa a bocca aperta come per aspettare uno scroscio di mani intanto che lui creda di vedersi comparire dalla bocca parole in solido.
Subito dopo strumentalizza spudoratamente a più riprese il diritto di quei due alla libertà e all'unione familiare, e nello stesso tempo, anche qui ad altrettante spudorate riprese, pone ferme negazioni contro quella medesima spudorata strumentalizzazione. Come se uno si domandasse "sono cretino?" e si rispondesse immediatamente "...ma no, proprio no!"
Punto 2. Si attacca gloriosamente al G7, all'Europa, al mondo, dichiarando ovvia per merito suo una grande normalità del Paese, dimentico della palese derisione dell'Italia iniziata con il berlusconismo, se non addirittura storicamente adoperata dal "veggente" De Gaulle, e ancora latente per la nostra perdurante incapacità a riformarci in maniera civile e onesta. Ma pone subito la strizza del referendum per la Costituzione, nonostante la sua ossessiva occupazione sui media a favore del SÌ.
Purtroppo il sottoscritto, nonostante il proprio voto per il NO e di tutti gli altri milioni, dichiara la grande paura della vittoria del
, proprio per quella occupazione dei media da parte dei maestri dell'ottundere.
Punto 3. Una cornucopia dell'ottimismo dove siano comprese opere concluse, tante da fare e tante solo promesse. Che ricordano quelle berlusconiane del milione di posti di lavoro, dei ristoranti zeppi di avventori ("sì" di quelli che si sono arricchiti ulteriormente, ma era stato dimenticato il "no" di quelli che sono diventati più poveri).

Fra le promesse non ricorda la vera rivoluzione che sarebbe la messa in sicurezza di quello che adesso è il dissesto del territorio; questo sì che darebbe lavoro per tanti e per decenni, scongiurando la grande crisi del mattone, che i vari costruttori alla Caltagirone vogliono attuare con ulteriori cementificazioni.
Ci mette dentro, però, anche la gloria della "tecnologia nel cuore del Gran Sasso" e meno male siamo stati tutti già vaccinati da una laureata in Calabria su "l'eroismo dei neutrini". Ci "risparmia" con rimandi alle numerosissime registrazioni da globetrotter (in italiano si dice "giramondo") del "senza contraddittorio". Si appropria della vittoria di Nibali e della definizione di "squalo", sottintendendola anche per sé dichiarando il "mai arrendersi". E si spera che fra alcuni mesi non compaia una accusa di doping! Gli italiani per adesso sono dopati loro dalla sua insistente grande chiacchiera. Si appropria anche del valore umanitario di Pietro Bartolo, medico in Lampudusa; tacendo però di quelle varie tante strutture che sono gestite disonorevolmente; e vantandole tutte come a rose e fiori, per contro proponendo di considerare le pecche dell'accoglienza in altri luoghi non italiani. Infine, rende gloria delle grandezze artistiche italiane al ministro Franceschini, che nel 2015 ha incassato la medaglia negativa dell'Italia retrocessa all'ottavo posto nel mondo, pur essendo titolare del maggior numero di siti con il marchio dell'Unesco.
Termina col rivolgere "Un sorriso". Ma gli Italiani dovranno sperare che non sia un ghigno! E siccome invita a scrivergli, al sottoscritto viene anche il ghiribizzo di mandare anche a lui questo commento; inoltre di chiedergli che mi aiuti a farmi ottenere sulla mia fedina penale, adesso pulitissima, un bollo, che mostrerei come se mi avessero conferito un Nobel, per "insulto alla Nazione", perché questa mia Patria attuale è arrivata a farmi schifo.
Sono perfettamente e irrimediabilmente convinto, cosa che ho sostenuto e che sostengo, a partire dalla democrazia (non) cristiana da dopo De Gasperi, che in Italia non vi sia mai limite al peggio: credevamo che la corruzione della prima repubblica fosse il peggio, poi siamo caduti orribilmente più in basso con il "figo nano" di Arcore, adesso siamo mortalmente abbelliti dal "puffo di Rignano".
Lettera firmata. Franco Paone

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