LA RIVOLUZIONE E’ FEMMINA

Le parole per dirlo. Era il titolo di un famoso libro di una donna per le donne e per gli uomini, naturalmente, interessati alle tematiche di genere: ruolo privato e pubblico, posizione e realizzazione sociale, il mondo delle relazioni.

La rivoluzione vera non è chiassosa. La rivoluzione … non russa, diceva uno slogan. La rivoluzione è domestica e puntiforme. Non è esibita. Quando si realizza veramente e permanentemente, lo si capisce. Diventa capillare, si diffonde, permea. Si conclama come un dato di fatto.

Il linguaggio, verbale e non, la gestualità e l’esempio la veicolano.

Cominciamo. Anzi, continuiamo. Sempre a piccoli passi. Senza strappi. Col contributo dei lettori.

Vista l’afasia di taluni propongo un ESERCIZIO. Comporre frasi con le seguenti parole: competizione, ritorsione, stimoli, violenza, segreti, strategia, lettura. Liberi! Leggeri, è un gioco (serio)!!

 

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Una Risposta to “LA RIVOLUZIONE E’ FEMMINA”

  1. paolazan Says:

    Una STRATEGIA di autodifesa (peraltro inutile) da rivoluzionare e smantellare è ad es quella che porta certe persone, in affannosa COMPETIZIONE con gli interlocutori di ben altra scuola di pensiero, a celare i cosiddetti SEGRETI di famiglia che molto spesso riguardano atti di VIOLENZA, ma a chi offre generosamente STIMOLI per una LETTURA più autentica della realtà si riservano ancora patetiche forme di RITORSIONE! Così eh… in zinc minut..;-)

    Infatti, chi si lascia sfuggire ‘il cecio’ di bocca e accenna a un vissuto traumatico, dimostra di avere l’urgenza di raccontare e confrontarsi; ritrattare e ripristinare il riserbo rimangiandosi il famoso cecio significa semplicemente non essere pronti, non aver maturato un’intelligenza relazionale, in sostanza di non avere ‘le parole per dirlo’, oltreché di avere i sentimenti aggrovigliati (nel libro di Marie Cardinal erano le donne a tacere, ma a 40 anni di distanza le donne hanno acquisito – forse a tratti anche ri-perso – il linguaggio della denuncia e gli uomini sono in larga misura fermi ai ragionamentini da bar sport…).

    Altri, più intelligentemente e coerentemente, pur avendo gli strumenti introspettivi che magari conferiscono un maggior controllo dell’inconscio (:::), non lasciano trapelare alcunché nella speranza forse che il ‘non nominare’ le cose e le esperienze vissute le faccia scomparire, le neutralizzi. E si guardano bene dal toccare gli stessi punti dolenti con riferimento al prossimo.

    Credo profondamente che rompere i tabù e fare dei nostri racconti di vita vissuta pura e genuina storiografia civile sia un diritto ma anche un dovere.

    Si può ben dire che la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne sia servita a qualcosa!

    L’unico uomo sul palco all’Oberdan venerdì scorso era Carlo Monguzzi. Ha promesso un’indagine sul tema dal punto di vista maschile. Le interviste raccolte saranno proposte il prossimo anno. Sentiremo dire che le donne che ‘esasperano’ i mariti si meritano una manica di botte? E che le ragazze in minigonna provocano e invitano allo stupro? Monitoriamo l’andamento. Lavoriamo sull’educazione ai figli, fin da piccini.

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