ROBOT E L’OSSESSIONE ENOGASTRONOMICA

Il primo, che si legge con la T, è il poetico nome del cane che accompagnava i 4 ragazzini che casualmente scoprirono la grotta di Lascaux nel 1940. Gli animali ritratti rappresentano la fonte di cibo così ambita e sacra, in un quadro complesso di relazioni uomo-natura, senza discontinuità.

Si legge su un muro (non su una parete istoriata di Lascaux!): IL CIBO NON E’ MERCE.  Tra aberrazioni geo-economiche, ricombinazioni etniche, disfunzioni e disturbi alimentari, emerge la Cucina del Dottor Freud, con tutti i suoi totem e tabù. Ricette tanatologiche e conserve inconsce chiuse ermeticamente imperversano.

Robot preferiva la carne alle crocchette industriali.

 

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Una Risposta to “ROBOT E L’OSSESSIONE ENOGASTRONOMICA”

  1. agoraambrosiana Says:

    E’ troppo divertente, quasi quanto la “veganità”, cui si vorrebbe dare storia ed epica! Freud ne ha tantissima, e continua ad essermi simpatico, per i sogni, sconosciuto per la gastronomia!
    Brava Paola! La tua bocca ama genuinità e voluttuosa bontà!

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