IL CONTRABBASSO E GLI SCI

I Giovediani, sguinzagliati per Milano, sono capaci di ubiquità o quasi, nel senso che comunque si rigiri il ‘panettone’ degli eventi, essi vi si spalmano, o meglio vi si infiltrano equamente. Un mercoledì putacaso, alla Sormani si presenta l’ultimo libro di Giampiero Neri? Et voilà comparire tra Azzola, Bisutti, Passarello e Deriu, Quintavalla, Rubino e Zan.

Al Birdland di Cosimo del Fante (angolo Vettabbia, per carità), Leprino modera l’incontro tra Claudio Sessa (uno dei massimi studiosi di jazz italiani) e Franco D’Andrea (decano dei pianisti jazz italiani e raffinatissimo musicista)? Il tema è il nuovo libro di Arrigo Cappelletti “Le avventure di un jazzista-filosofo”. Spuntano Brambilla, Dehò, Petrus e… Zan!

Ah, Rubino segnalato anche alla Galleria del Credito Valtellinese di Milano per la vernice di Mambor.

A Cappelletti non garba il contrabbasso, che toglie respiro alla follia del piano. E l’improvvisazione è come mettere gli sci e lasciarsi andare e scivolare, non si sa dove; ma, se non sai applicare la tecnica, in curva rischi di andare fuori pista. Ecco a che serve il contrabbasso.. a togliere la sciolina dal pianoforte e a trattenerlo in pista. A disciplinarlo, con le sue note basse. Un monito.

A Neri abbiamo lasciato gli stacchi col flauto. A Renato Mambor le sue vitalissime figure e ombre senz’ombra, la performace della Pitagora.

Cappelletti ha riempito con le sue dense note odorifere l’interrato del GEZZ.

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