LO SWING A MATERA E LA QUARTA CORONA

1. Quando mi parlano male di un poeta corro subito a leggere le sue poesie e di solito le trovo gradevoli e ben strutturate.

2. In 20 anni di gite a Nervi avremo investito 3-4000 euro in gelati granite birrette tanto da garantirci l’accesso libero alla toilette del bar a metà della Passeggiata, per sempre.

3. La passerella in legno che collega il nuovo lato strada con parcheggio a Sirmione è un vero non luogo o luogo senza luogo. Ma perché i sociologi non sono così incisivi da impedire che i non luoghi o luoghi senza luogo si realizzino sottraendo suolo? Sembrano saprofiti, talvolta. Ci godono.

4. Ho provato a ripetere una sola parola fino alla noia. Parola parola parola parola parola parola parola parola parola. E ho scoperto che senza la R diventa un nome di persona. Pa-ola Pa-ola Pa-ola Pa-ola Pa-ola Pa-ola Pa-ola Pa-ola Pa-ola, detto come fanno certi stranieri che non sanno dove mettere l’accento. Ho tolto poi una sillaba a caso e ne ho ripetuto l’avanzo: ola ola ola ola ola ola ola ola ola, come fossi una spagnola, o una che vuole dimostrare di sapere cosa sia la ola. Mi alzo e mi sbraccio a destra e a sinistra, ma sono da sola… Che ola è, se sei da sola? È una sOla! Allora decido di semplificare ancora, o come direbbe un cinese, ancoLa. Se taglio la O rimane la LA. La la la la la la la la la. Se stacco la LA rimane la O. O o o o o o o o o. Ma che verso è O-O? Mi fermo qui e ci penso su un po’. Zzzzzzzzz.

5. Il mio iniziatore del boogie e dello swing è infortunato al ginocchio. Ma a Matera io ci vado lo stesso.

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7 Risposte to “LO SWING A MATERA E LA QUARTA CORONA”

  1. Transit Says:

    Siore e Siori, ecco a voi, eccezionalmente insieme, solo per oggi, o chissà cos’altro potranno far saltare fuori dal cilindro magico, Raymond Queneau, Gianni Rodari e l’ala sinistra spallina Paola Zan nei giochi di prestigio e arte magica della città di pa(r)olandia.

    • paolazan Says:

      Ciao, socio! (…e non provarti a metterci la R!) …pensa a una parola che vada bene per un parco di installazioni di materiali naturali. Poca plastica, insomma. C’è già Arte Sella, ma questo sarebbe​ in pianura…

  2. achy Says:

    🙂

  3. Transit Says:

    Dentro al Parco, come se fosse una piazza, un vicolo, un palazzo o una casa, ci metto ‘o vient’: si mi avete capito bene, ci metto ‘o vient’e terra. Sapete, quello che, da che mondo è mondo, viene da sotto. ‘O sient’? Non mi dire che non lo senti. E’ impossibile non sentirlo. Persino se stai chiuso in casa e hai abbassato tutte le tapparelle e serrato i doppi infissi, riesci a sentirlo lo stesso. Riesci persino a sentirlo mentre bussa alla rtua porta, come se fosse una persona, maschio o femmina, adulto o bambino che siano. ‘O vient’ e terra è anche musica ca ti accarezza e ti tormenta e ti scippa ‘e carn’ a cuollo. ‘O vint’ e terra s’infila dint’e cazune e sotto ‘e gonne e te fa chiudere ll’uocchie. E dimmi, comme faie a nun sentì quanno se sceta tra a terra e ‘o cielo e l’universo sano? Pure quando parla, perché lui parla, ‘o vient’e terra s’agita comme n’animale in trappola o dint’a na gabbia. Pienz ‘o liupard; pienz’ l’orango; pien ‘o gnu; pien’ ll’aquila;pienz’ a tigre;pienz’o totro dint’a corrida; pienz’o caimano; addirittura pienz’ a balena dint’a n’acquario di cento metri; pien aucelluz’ dint’e gabbie, loro che imìnvece sono nati per volare nel cielo e di albero in albero, pienz’ quanno ll’essere umano, stà munnezza d’ommo, ha deciso di catturare ogni forma di vita animale e rinchiuderla per poi venderla o ucciderla a fini commerciali. Pien’a na belva catturata e rinchiusa dint’a quatt’ mura. ‘O vient’e terra se nfuria e jastemma comme si fosse n’omme ca perde ‘e cerevella ‘o pecché se scetato stuorto o ha bevuto o pecché gli hanno ucciso ‘o figlio piccirillo chiamato ‘O Ventariello e che tutti conoscono per la sua freschezza e giocosità. Lui, così aggraziato e accussì doce quanno, specie in primavera e estate, delicatamente te vase e t’accarezza. ‘O vient’e terra te scioscia nfaccia e saglie pe’ sotto e trase dint’e cazune e sotto ‘e gonne, facendo vedere al mondo intero le cosce tue belle. Dint’a st Parco ce stà ‘o mare e ‘na croce illuminata comme si fosse na luce eterna comm’o sole. Sentitemi bene, ‘o vient’e terra dint’a chistu Parco, secondo voi, di cosa è fatto? ‘O vient’e terra è fatto di voci, respiri e sospiri, e corpi, innanzitutto corpi: corpi alla deriva e che dal fondo del mare risalgono nel Parco e vi si ‘installano pessi e quadri di natura morta in una composizione in divenire. E’ il vento, il vento sempre inquieto e dolente,o dell’umanità in fondo al mare.

  4. Transit Says:

    Scrivere

    La scrittura, l’atto in sé di scrivere, è un faro a cui guardare sempre, praticandolo giorno per giorno come fa l’artigiano, anche quando c’è buio,stanchezza o perdita dell’orientamento. Quando si ha un dubbio, un incertezza, una dimenticanza, la mano impugna la penna e scrive. C’è sempre un angolo dietro a un altro. Scrivere è ritrovarsi sia nei giardini curati o abbandonati o nella selva del sottobosco e anche della foresta. Più lontana è la foresta, più chi scrive intraprende, incessante, il dipanarsi di sentieri vecchi e nuovi. Scrivere è come dipingere: lì, risaltano i colori, le forme e le proporzioni; usando la penna si rincorrono le immagini che nascono come se fossero neonati che strillano, piangono e si fanno accarezzare e cullare o stupire o impaurire, nel bene e nel male,come occhi al risveglio di un giorno e dell’ ora qualunque. Scrivere poesia poi è scrivere sui muri visibili e invisibili dell’anima del mondo. Scrivere sulle sviolinate del vento sia furioso sia della controra quando le rondini volano alto e si sensi sono abbacinati. E poi ancora, scrivere sugli alberi, sulle foglie e i fiori che sbocciano. Scrivere è ciò che non è stato scritto dai riverberi dell’anima di chi mai ha scritto una pagina della propria vita lungo le strada affollate di solitudini..

  5. paolazan Says:

    Paone, già editor di importante casa editrice, grande affabulatore, amico e vicino di casa, mi trasmette, pregandomi di pubblicare:

    Il tuo pezzo sul tuo nome… è grandioso magnifico da grande inventiva non solo poetica!

    Ma è per un solo caso che sono riuscito a leggerlo, perché i passaggi dalla parte iniziale del tuo blog sono “farraginosi”, non facili facili come in tanti altri luoghi del web… e poi per asini informatici come me è ancora peggio.

    Non hai ancora neanche risposto alla mia mail sulla “tiritera” che non hai ancora nemmeno mandato e a rispetto della quale io ti ho porto un frisby in onore di Giulia Nicolai.

    Ah, zanna!*

    * in lingua siciliana “zanna” significa “vagabonda”.

  6. paolazan Says:

    Sempre lui, precisa:

    Io sottoscritto, Franco Paone, dichiarandomi impenitente “asino informatico”, e non essendo capace fra le tante altre cose del computer di capincollare eventuali miei commenti, autorizzo Paola Zan di farlo, nel suo blog, lei in mia vece. Giuro, a scapito della mia dignità, che questa autorizzazione è autentica e da me fermamente condivisa.

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