MANZOTTI, PARLATO E IL PETROLIO

La ricerca del nesso tra ambiti apparentemente distanti è una specialità della casa, dicono. Magra, inutile consolazione.

Silvio Manzotti è scomparso. Valentino Parlato anche, nelle stesse ore. Pare un bollettino di guerra negli ultimi mesi… ma è semplicemente (maledettamente!), nel rispetto del dolore (condiviso) di chi l’assenza la sente più lancinante perché viene a mancare tutta la grande insostituibile componente di vicinanza fisica e immateriale, nell’ordine naturale delle cose. Nessuno sarà mai veramente pronto ad accettare la morte. Un intralcio. Un brutto scherzo. Una pessima sorpresa. Un colpo indicibile. Un incubo. Un desiderio febbrile. Il vuoto. La fine. Stop. Eppure sappiamo di essere capaci di lasciare una testimonianza autentica di pace e armonia col mondo. Sappiamo di poter coltivare il ricordo.

Silvio Manzotti rimane presente nella nostra memoria con la sua lucidità e il suo sorriso. Parlare con lui è sempre stata un’esperienza luminosa: i dettagli tecnici della sua ultima installazione spiegati con dolcezza. Le sue mail, affettuose e piene di attenzione e stima, desiderio di comunicazione non spicciola, non banale, non ‘obliqua’ o ambigua come tante forme di approccio, oggi. Soprattutto attraverso quelle modalità tentacolari che pervadono la nostra vita. Distratta o distrutta (come dice C. che snocciola parole giuste) dai social… dove la parola AMICIZIA è spesso sprecata e piuttosto sottende ad una voracità, una fame incontenibile di accettazione sociale, approvazione e desiderio di notorietà, curiosità e perfino invidia o addirittura Schadefreude… per le vicissitudini e le minuzie spiattellate ogni giorno, ogni ora, ogni minuto in baaachecaaaa aiuto. Aiutoooo!

Diciamolo. In questo frullatore ci siamo praticamente tutti, a pezzetti. Brandelli di noi galleggiano (o precipitano) in un brodo artificiale al limite del rivoltante. Il minestrone può sembrare saporito ma rapidamente scade in una poltiglia insignificante. Sta a ciascuno di noi dare senso al più piccolo impercettibile passo. Un dono. Un abbraccio virtuale che ha valore se percepito come sincero e spassionato.

Abbiamo avuto la grazia di sperimentarci. E ci è ancora concessa una deroga. A tempo indeterminato. Valentino Parlato rimarrà nella storia del giornalismo per l’acutezza delle sue analisi. Temo che non sarà mai celebrata abbastanza la sorte di chi la morte ha colto nel sonno  o durante il lavoro con un terremoto o un’alluvione, un accidenti qualsiasi, l’incuria, la negligenza, la guerra. Temo  che la bellezza della natura si deteriori e scompaia senza che sia stata contemplata. Temo che non riusciremo a salvarci da quella che si profila essere una catastrofe culturale, nonostante l’ambizione tecnologica e l’appiglio visionario della sublime arte. Temo che l’economia, velleitaria e spudorata, rimanga su posizioni di insanabile conflitto con la necessaria ecologia-filosofia del paesaggio (?) che pone questioni urgenti da risolvere e che la politica affarista e perversa non voglia e non sappia porvi il benché minimo rimedio. Parole tenui. Troppo deboli per raccontare rabbia  e indignazione (che fa ridere, ma sempre meno) profonde. Intanto beviamoci sopra il petrolio sversato nel corso delle estrazioni (del lotto dei poveri) nella Val d’Angri. Chi si prende l’ultima fetta di suolo? Chi si aggiudica una delle ultime microtomiche fettine di amicizia disponibili in feisbuuuuc?

Silvio e Valentino, sorvegliateci da lassù.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: