RAZZISTA DELLA DOMENICA

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Domenica scorsa, appena tre giorni fa, due individui entravano in una chiesetta di campagna solo per curiosare. Si poteva presumere una funzione in corso, visti il giorno di precetto e l’orario, ma prevaleva il desiderio di annusare il silenzio, l’atmosfera di raccoglimento, scoprire qualche opera d’arte rilevante, tipo madonnaconbambino o  lannunciazione ma anche unasantaritadolente o unsacrocuoresanguinante … vedere oscillare le fiammelle delle candele al solo passaggio… ascoltare il riverbero della voce, di un canone improvvisato…

Un tonfo tremendo interrompeva la concentrazione dell’officiante e dei fedeli, a causa di un tavolino, ricoperto con una dozzinale tovaglietta di generico pizzo, scaraventato in terra per aver distrattamente aperto la porta centrale, non chiusa per sicurezza, ma tenuta sommariamente accostata dal tavolino medesimo. Di lato, a destra o sinistra si doveva entrare, lo sanno anche i bambini! Tutti si ricomponevano rapidamente. La donna ammaestratrice degli stessi faceva leggere loro una lista di buone intenzioni. Poi attaccava con la chitarra dovetroveremotuttoilpanepersfamaretaaaaantagenteeeeee.

Uno dei due intrusi, lei, compunta, pensava guardando l’altare: Ohcccheccarinoc’èbingobongochedicemessa!

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4 Risposte to “RAZZISTA DELLA DOMENICA”

  1. achy Says:

    Pavimentazione originale?

  2. paolazan Says:

    Non ci giurerei ma mi fai notare che l’obiettivo di questo telefonino incamera un bel po’ di suolo sempre .. Come si vede nella ultima serie di fotografie in quella scattata al lido con pavimento ligneo direi originale!

    • achy Says:

      Quante fotografie si annidano in una fotografia? Mi piace guardarle cercando particolari in secondo piano che catturano l’attenzione, la mia, scovando le “mie fotografie”.

  3. ilfaggio Says:

    Personalmente la trovo invece un’ottima inquadratura: contestualizza la situazione, l’effetto vicino-lontano rende l’osservatore partecipe diretto, ma discreto, non intrusivo. Inoltre la profondità prospettica porta a notare il colore dell’officiante solo in un secondo tempo, enfatizzandone, com’è giusto, il carattere di assoluta ordinarietà. Solo una mente semplice e vuota di mondo, come quella della turista elefantessa, può restarne sorpresa.

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