Archive for the ‘amore e morte’ Category

COUCH SURFING IN MANHATTAN

novembre 2, 2017

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ABBONAMENTO ALL’ELFO PRIMA SETTIMANA

ottobre 11, 2017

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ANTROPOLOGIA AMICA

settembre 15, 2017
Cara Paola, quanto tempo mi concedi? 
Ho scritto una volta cinque poesie (...) sull'invidia che mi sento 
addosso non lontano da me, ma in famiglia. L'ho fatto per stemperare 
il dolore , ma mi rendo conto che sono feroci e troppo scoperte. 
Magari ci penso se c'è tempo. 
Non so pensarne altri di vizi: accidia? Semmai il contrario; ira? poco; 
lussuria? magari; avarizia? no; forse posso meditare sulla GOLA, 
novella Ciacco. Però per Dante la gola è uno dei vizi più spregevoli 
perché è collegato alla Cupidigia, all'avidità (la lupa) che è uno dei 
peccati peggiori. La mia gola mi fa andare solo su di peso. 
Superbia? No, semmai sparisco per modestia: solo dopo l'analisi ho 
cominciato un po' a "essere". Ripenserò all'invidia su di me perché 
mi fa uscire dai binari dei miei progetti di vita. Comunque grazie per 
avermi fatto pensare a questo tema. 
Spero che tu abbia scritto cose molto belle e giocose perché io ti 
apprezzo molto per questo, non trascurare questa vena. 
E appena avrai pronto un libro potrò farti una bella recensione. 
Forse non ci siamo sentite dopo il mio viaggio a ... (è stato molto bello,
ti racconterò). Lunedì devo partire per ... per occuparmi di ... 
e starò lì un mese. Tornerò per votare alle primarie, per ... , 
naturalmente, ti manderò la sua mozione così ne sei informata. 
Dimmi se ho qualche giorno altrimenti, se sei già in macchina, 
sarà per la prossima volta.


Presto avrò un nipotino.

Ho dato la mia disponibilità, ben sapendo che questo limiterà la mia attuale libertà; da qui partono le mie considerazioni per non “perdere” il mio mondo affettivo, gli amici, l’amore…

Per una persona “normale”, non ci sarebbe nulla di strano: mattino da “nonna” e pomeriggio e sera da “uomo libero”. Non per me. Insonnia, aritmie e ansia mi costringono a delle scelte, ben sapendo che non riesco a essere attiva come vorrei su più livelli.

M. sta avendo un declino psicofisico preoccupante che lo rinchiude sempre più nel suo autismo da “orso bianco” e vorrei aiutarlo.

Passato il tempo delle esclusive, sto quindi elaborando un modus vivendi che metta in primo piano sentimenti che non voglio anestetizzare, senza tralasciare le mie responsabilità. Un’ottica di inclusione delle persone, invece che di esclusione, per tenere insieme tutti i miei pezzi, un “colligite fragmenta” suggerirebbe l’amica C. Un progetto utopistico che spera in una condivisione. Come realizzarlo, lo scoprirò cammin facedo… I “commensali” a questo tavolo sono la variabile, e non è detto che io trovi corrispondenza. Il concetto di “o” ….”o” è imperante, nessuno vuole condividere, a costo di rimanere solo. Un “condominio di cuori infranti”… Ne “La forza del carattere”, Hillman scrive: “Da vecchi, diventati noi stessi esemplari di unicità, cerchiamo compagni che siano a loro modo strambi come noi lo siamo a modo nostro. Abitudini quotidiane simili, esperienze passate affini, sintomi analoghi, ambiente sociale in comune non sono abbastanza confortanti. Il piacere, l’amore ce lo danno i compagni di unicità. La strana coppia: un coppia di originali.

Non sono così ingenua da pensare che tutto ciò sia facile: per me è una sfida, ne va della mia sopravvivenza psichica e affettiva.


SCARPE VECCHIE CERVELLO FINO

marzo 10, 2017

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LA MORE E L’AMORTE

marzo 8, 2017

Qualche anno fa la biblioteca comunale di Baggio ospitava, tra le altre, un’installazione in forma di sedia con un richiamo concettuale allo stato d’animo più primitivo e diffuso: la sofferenza da angustia. Ritagli di specchi componevano un grande AHI, sulla seduta. E, in aggiunta, un mucchietto di sale…

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“siedi, siediti su quella sedia, sobbalza ed esprimiti liberamente: COSA ti fa dire AHI?”

Gli utenti di tutte le fasce d’età, gli avventori, gli impiegati, il compassato direttore, parteciparono al sondaggio, inserendo in una cassetta il proprio bigliettino anonimo.

Tutte le testimonianze raccolte sono tuttora esposte su pannelli appesi alle pareti  in uno dei corridoi.

Delle tante confessioni di ordine pratico, economico-finanziario o legate allo stato di salute, una risulta nella sua brevità particolarmente efficace. C’è infatti chi viene da lontano, ha acquisito bene l’uso della lingua italiana orale, ma ha qualche difficoltà ortografica. Un ragazzo forse romeno forse albanese, chino sul suo foglietto, esitava e dopo aver pensato a lungo a come scrivere quella cosa lì, si espresse infine con grafia incerta.

A fargli dire AHI è certamente LA MORE. Scritto proprio così. Checcifrega degli apostrofi.

Dunque, in questo assurdo e triste sabato 25 febbraio, siamo in tanti, variamente geolocalizzati, ad essere accomunati dall’esperienza dell’AMORTE di una persona cara. Curioso, no? Potrebbe essere quasi un neologismo! La mente corre…

A Lugo si tiene il funerale della Federica di 45 anni, divorata dal cancro. A Milano viene trovato nella vasca da bagno Tommaso, 20 anni, e si spegne Anna di 52. A Ferrara, cade la Gabriella e non si rialza più… E tanti altri sconosciuti…

TUTTI I NOMI. La letteratura, con José Saramago, suggerisce.

Per noi, che siamo ancora qui sulla sedia che induce a rivelare cosa faccia dire AHI, salutare chi muore significa ammettere che, qualsiasi sia stato il genere o l’intensità della relazione, il dialogo risulta giocoforza interrotto. Qualsiasi cosa fosse rimasta da dire.