Archive for the ‘realtà e immaginazione’ Category

ZEPPOLE E POLENTINE

giugno 4, 2018

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Annunci

PIEGHE ORLI ONDE SBUFFI ALLA CHIESA DELL’ANGELO DI LODI FINO AL 6 MAGGIO

maggio 3, 2018

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MOTHER TONGUE

febbraio 17, 2018

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TROVA LE DIFFERENZE SULLA SCALA VICINO AI PARCHI DI NERVI

febbraio 7, 2018

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BUDAPEST? QUEST’ANNO IL 1° AGOSTO VOGLIO IL MARE… E ALTRE SUGGESTIONI

febbraio 1, 2018

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… ne  danno il triste annuncio la mamma, le figlie

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ARKIVIO 17 CON BARBIE

dicembre 20, 2017

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TROVA LE DIFFERENZE 2

dicembre 2, 2017

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COUCH SURFING IN MANHATTAN

novembre 2, 2017

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DOPPIO SOGNO CON SMALTIMENTO CARTA

settembre 27, 2017

Se vado dalla Oretta scommetto che a un certo punto dirà che non sogna, non ne è capace, la malattia (da cui è guarita) non le ha consentito di sviluppare questo meccanismo fisiologico. Allora c’è da credere che chi sogna perlomeno non sia stato investito da quella stessa patologia…

Bene. Mi è apparso N.G. prima asciutto poi bagnato ma sempre vestito come se fosse stato colto da un acquazzone improvviso o oggetto di un gavettone. “Eri a bordo piscina e ti hanno dato una spinta?” Impalato, non risponde.

L’immenso yacht, delle dimensioni di un traghetto, senza oblò, come un enorme guscio di plastica, fluttua in porto, ormeggiato, scosso da un’onda potente. Durante l’oscillazione sono a prua, lato destro, e l’acqua imbarcata mi scivola a fianco. Al suo interno, una città bianca, vagamente pugliese. Villaggi ricostruiti/riprodotti, tali e quali. Persone, autentiche, brulicano nei corridoi/vicoli.

E’ lì la festa? Ai tornelli in entrata, guardie addestrate controllano gli inviti. Entro a rimorchio di un personaggio vestito come i mamuthones, mascherato. Ha un marchio verde luminoso sulla fronte, come di vernice fluorescente schizzata. Le guardie lo fanno passare, mi affretto, lo chiamo con un nome qualsiasi, e loro intendono che sia con lui.

Arca di Noè per chi?

 

 

ANTROPOLOGIA AMICA

settembre 15, 2017
Cara Paola, quanto tempo mi concedi? 
Ho scritto una volta cinque poesie (...) sull'invidia che mi sento 
addosso non lontano da me, ma in famiglia. L'ho fatto per stemperare 
il dolore , ma mi rendo conto che sono feroci e troppo scoperte. 
Magari ci penso se c'è tempo. 
Non so pensarne altri di vizi: accidia? Semmai il contrario; ira? poco; 
lussuria? magari; avarizia? no; forse posso meditare sulla GOLA, 
novella Ciacco. Però per Dante la gola è uno dei vizi più spregevoli 
perché è collegato alla Cupidigia, all'avidità (la lupa) che è uno dei 
peccati peggiori. La mia gola mi fa andare solo su di peso. 
Superbia? No, semmai sparisco per modestia: solo dopo l'analisi ho 
cominciato un po' a "essere". Ripenserò all'invidia su di me perché 
mi fa uscire dai binari dei miei progetti di vita. Comunque grazie per 
avermi fatto pensare a questo tema. 
Spero che tu abbia scritto cose molto belle e giocose perché io ti 
apprezzo molto per questo, non trascurare questa vena. 
E appena avrai pronto un libro potrò farti una bella recensione. 
Forse non ci siamo sentite dopo il mio viaggio a ... (è stato molto bello,
ti racconterò). Lunedì devo partire per ... per occuparmi di ... 
e starò lì un mese. Tornerò per votare alle primarie, per ... , 
naturalmente, ti manderò la sua mozione così ne sei informata. 
Dimmi se ho qualche giorno altrimenti, se sei già in macchina, 
sarà per la prossima volta.


Presto avrò un nipotino.

Ho dato la mia disponibilità, ben sapendo che questo limiterà la mia attuale libertà; da qui partono le mie considerazioni per non “perdere” il mio mondo affettivo, gli amici, l’amore…

Per una persona “normale”, non ci sarebbe nulla di strano: mattino da “nonna” e pomeriggio e sera da “uomo libero”. Non per me. Insonnia, aritmie e ansia mi costringono a delle scelte, ben sapendo che non riesco a essere attiva come vorrei su più livelli.

M. sta avendo un declino psicofisico preoccupante che lo rinchiude sempre più nel suo autismo da “orso bianco” e vorrei aiutarlo.

Passato il tempo delle esclusive, sto quindi elaborando un modus vivendi che metta in primo piano sentimenti che non voglio anestetizzare, senza tralasciare le mie responsabilità. Un’ottica di inclusione delle persone, invece che di esclusione, per tenere insieme tutti i miei pezzi, un “colligite fragmenta” suggerirebbe l’amica C. Un progetto utopistico che spera in una condivisione. Come realizzarlo, lo scoprirò cammin facedo… I “commensali” a questo tavolo sono la variabile, e non è detto che io trovi corrispondenza. Il concetto di “o” ….”o” è imperante, nessuno vuole condividere, a costo di rimanere solo. Un “condominio di cuori infranti”… Ne “La forza del carattere”, Hillman scrive: “Da vecchi, diventati noi stessi esemplari di unicità, cerchiamo compagni che siano a loro modo strambi come noi lo siamo a modo nostro. Abitudini quotidiane simili, esperienze passate affini, sintomi analoghi, ambiente sociale in comune non sono abbastanza confortanti. Il piacere, l’amore ce lo danno i compagni di unicità. La strana coppia: un coppia di originali.

Non sono così ingenua da pensare che tutto ciò sia facile: per me è una sfida, ne va della mia sopravvivenza psichica e affettiva.