Posts Tagged ‘abusi sessuali’

GEMELLAGGI, TESTIMONE LA CARPA!

ottobre 9, 2011

Con l'avvio dell'autunno, ritorna bello e comodo poter contare su uno spazio verde a portatata di bici: il grande parco delle cave, già celebrato in questo blog… Non avrei voluto raccogliere un ulteriore spunto di questo tipo per scriverne ma, impossibile rimanere indifferenti! L'area galleggia tra Milano e Baggio, e l'impegno a mantenerla pulita si tocca con mano. Ciononostante le signore si dispongono sul prato a prendere il sole tutte insieme. Preferiscono stare vicine per costituire barriera e fare baluardo allo scopo di proteggersi dai ma-lin-ten-zio-na-ti.

L. arriva e trova già le amiche: ero incerta, chissà se ci sono le altre, ho pensato, ma poi mi sono convinta che uscire fosse un'idea migliore che restare a casa a pensare alla cucina e a rassettare… Si rievoca l'episodio della bambina urlante di qualche settimana prima. Non ha colpito solo me. Fa riflettere quella mamma incapace, che la sgidava violentemente per nulla, forse credendo di dare di sè l'immagine di una donna decisa e risoluta nella sua presunta autorità materna… Patetica e pericolosa, è stato il giudizio unanime.

L. ripensa ad un caso di abuso. Sapete, quindici anni fa, ero in montagna e presi una di quelle seggiovie da 4. A fianco, un uomo e una bambina. Non si poteva capire se quello fosse il padre, ma presto si svelò l'arcano. Lui alla discesa bacia la bambina sulla bocca. Lei turbata si pulisce col dorso della manina e dice: zio smettila, te l'ho già detto che non voglio che mi baci sulla bocca.

L. rimane scossa e pensa di seguirli. Se avessero raggiunto i genitori della bimba lei avrebbe potuto avvisarli del pericolo… ma immaginò una reazione tremenda: questa è pazza… cosa si inventa? oppure, si faccia gli affari suoi impicciona! o peggio ancora… Così non agì. Ci pensa spesso a quella bambina. Che sorte avrà avuto?

Oggi la vicenda del parco, sebbene non sia legata ad un episodio di abuso della stessa natura, ripropone il dilemma: INTERVENIRE, O NO?

Mentre il gruppetto ragiona, i ragazzi della panchina pescano una carpa di almeno 5 kg., un mostro! Sempre quella, pescata e ributtata. Tanto chi se la mangia? Quella grufola nell'invaso della cava in parte colmato con macerie ma anche rifiuti tossici stipati in fusti stagni (…) sepolti sul fondo. Ebbene, la carpa è come questa storia di abusi sui bambini: la guardi, la ributti e torna sempre uguale. Storia vecchia che riaffiora e non trova soluzione.

NEL GIORNO DI BAGNASCO

settembre 29, 2011


 

ALAIN DELON A PORCIA


R. alle Cave, racconta che nel'41 a sei anni era sfollato da Milano a Pordenone Porcìa. C'era un castello con il suo conte. Il contado tutt'intorno e la Foresteria. Era andata così. La madre aveva intimato a R. di accertarsi che i potenziali genitori affidatari avessero le mucche. Solo in quel caso poteva accettare di seguirli. Pareva un mercato del bestiame davvero. La prima potenziale madre non aveva mucche. Il secondo potenziale genitore escalmò: euh, ghe ne xè de muche! I suoi parenti avevano le bestie; lui e la moglie, un'osteria, al castello di Porcìa, alla Foresteria, precisamente. Dove si trovava il telefono pubblico e la cucina della Marta pronta a soddisfare le papille e gli stomaci degli ufficiali tedeschi. Il tavolo rotondo massiccio, lui, R., lo spostava da solo sollevandolo con la schiena, correva veloce a chiamare chi era richiesto al telefono e bagnava l'orto trasportando due secchi da 20 litri alla volta, a sette anni. Un bambino servizievole e prezioso!

La conversazione scivola sull'iniziazione sessuale… Al pomeriggio correva l'obbligo di riposare. Aveva a disposizione un grande letto di 'pannocchie' ma era così ampio che ogni tanto gli si infilava accanto un ospite. Spesso era una ragazzina. Ma questa è solo la premessa. Nulla accadde, dice R. che però rievoca una situazione simile più avanti, sui 12 anni, dove la vicina gli prese la mano, la diresse nella zona mutande, e se la posò sulla parpaja topola.

Per saperne di più consultare i testi di Fo.

Sui sedici, già nell'ordine di idee di esercitare appieno, incontra una baraonda di ragazze. R. non ha responsabilità del suo enorme, travolgente successo… Che si consolida nei decenni a seguire. Assomiglia semplicemente all'uomo più bello dell'epoca: Alain Delon!
 
Ma ancora un ricordo dei 12 anni affiora, quando, una volta rientrato a Milano per avviarsi al lavoro, si faceva ancora la fame. Un macellaio gli teneva i fondi del prosciutto. Poi, R., si comprava due lire di pane e andava a mangiare ai Giardini di via Palestro. Un giorno lo avvicina un prete giovane con la sottana che lo invita allo zoo. Vieni con me? Andiamo a vedere i leoni. Gli fa vedere anche i corridoi stretti tra le gabbie dei leoni dove probabilmente passano i guardiani per dare il cibo agli animali (futtern die Tiere!). Il pretino si avvinghia al ragazzino ansimando.

 

QUEL CHE E' DI LUCIO

luglio 12, 2011

Lucio era sfuggito alle molestie del prete mentre i suoi amici, paralizzati, avevano subito i palpeggiamenti. Quelli, fermi a eseguire gli ordini, erano sotto il più stretto controllo mentre lui che era corso via aveva dimostrato carattere, lasciando una spina nel fianco al molestatore che lo considerava ormai un fastidioso nemico, un potenziale accusatore: una mina vagante.

Più volte fu fermato e gli fu intimato di badare bene di non raccontare sciocchezze perché dio l'avrebbe punito per questo e per tutti i suoi indicibili peccati. Lucio non rimaneva indifferente a quelle minacce. Ma quando si calmava, si allentava la tensione del pensiero, avrebbe voluto soccorrere i suoi compagni e portarli in salvo lontano dalle sottane di quel maiale d'un prete.

Da grande Lucio non riferì mai alla moglie di quell'altra vicenda. Di questa sì perché in fondo era esperienza diffusa, e prima o poi si scopre che ci si è cascati dentro in tanti! In questo mondo perverso in cui tra gli altri, seriosi e operosi officianti dei riti della tradizione, tutori del costume, stanno costretti in una veste di nominale rinuncia ai piaceri della carne, obbedienti di facciata al perfido e innaturale celibato, molti sono pronti a giustificare tali comportamenti anche se aberranti e a minimizzarli se gli autori sono proprio i preti… E quando va bene, si ammette che donne più o meno consapevoli, comprensive o caritatevoli possano prestarsi al servizio, percependone gli umani affanni! Ma, giù le mani dai bambini!, direbbe uno slogan di oggi.

Anche da vecchio Lucio ha lineamenti da bambolotto. Un gran bel nasino, due occhietti azzurri intensissimi. E con questo impegnativo bagaglio si porta dietro anche un'urgenza di parlare di tutto, la bocca sempre aperta a sorriso largo o smorfia dolorosa, non si capisce.

La storia taciuta è analoga eppure diversa. Della stessa categoria ma agita da personaggi di altra estrazione o formazione. Una storia da cronaca locale, e a ben vedere di importanza socio-allargata. Lucio ha raccontato con ironia del prete, ma non dell'uomo danaroso con l'auto sportiva che lo attrasse con una scusa.
Ti porto a fare un giro con la macchina e ti compro…
I dodici anni di Lucio cedono sotto la lusinga. E il ragazzino da cinema cade nella trappola. L'uomo lo porta fuori città e inizia ad apparecchiare il teatro della molestia.
Ma quale sarà stato l'ordine dei fatti? Poiché queste che racconto sono confidenze raccolte un qualche lunedì di primavera sul treno per il mare, e ogni tanto mi assale un certo torpore che mi fa distrarre nonostante l'importanza del tema, finisco col dimenticare particolari utili… Prima il prete che quasi paternamente pretende dal suo protetto-attendente un servizietto simpatico, o l'uomo della provvidenza che promette di soddisfare il suo desiderio infantile, in cambio di una sua soddifazione più segreta e vergognosa? A logica, sembrerebbe che il tour con la bella automobile nella soave campagna veneta abbia potuto verosimilmente anticipare l'episodio vissuto in sacrestia dove Lucio si dimostra più consapevole, pronto e reattivo… Ma quel che non mi torna è l'incastro dei dati anagrafici. Se da ingenuo dodicenne non capisce le reali intenzioni del collezionista di belle vetture, è più probabile che quella fosse la primissima esperienza di incontro con l'orco e il porco prete sia capitato dopo in sequenza temporale. Ma un prete preferisce un tenero sette-decenne o un vigoroso tredici-quattordicenne?

Va bene tutto, ok. Va bene tutto… mah! Forse dipende dalla taglia. Torniamo al momento in cui Lucio decide che sia cosa buona e giusta accettare un'offerta così allettante. Me lo vedo: occhietti scintillanti di curiosità e gioia. E' seduto sull'auto che corre veloce e chissà quando comincia l'apprensione… Quando prende forma il sospetto che dietro quel gesto così largo e magnanimo vi sia l'imbroglio, l'inganno? Un braccio si allunga per tastare. E per testare la reattività della preda. L'orco sa che al ragazzino, a meno che non sia per caso già sulla strada della prostuituzione, non piacerà quella sua incursione, ma gioca sull'effetto sorpresa paralizzante che genera l'incapacità a ribellarsi. Soprattutto là dove nessuno può aiutarlo a uscire dal pantano in cui è invischiato, dove nessuno vigila nè lo può proteggere. La preda si dibatterà fino alla morte o se ne uscirà viva, ansimando, si chiederà come si possa essere così sleali da un lato, ma anche così sciocchi dall'altro da non capire il tranello che alle volte ti si tende davanti. Perché non siamo addestrati a riconoscere tali insidie della vita? Perché si ripetono?

L'automobilista cerca il suo paradiso, il prete che dovrebbe ambire a ben altro, anche.

In una catena di eventi, che in effetti non si accaniscono solo sulle donne giovani o vecchie, nelle pieghe della realtà gli abusi e le violenze riguardano, intaccano, rovinano, dissacrano (e questo spiega molto altro ancora…!) l'esistenza di tanti individui maschi, vittime e servi dei loro aguzzini a loro volta vittime e servi di aguzzini di altre precedenti generazioni.

Questa storia da cronaca giudiziaria, a differenza di altre, ha un risvolto economico che si rivelerà non indifferente.

Lucio urla e cerca di scappare dall'auto. Armeggia con la levetta sullo sportello. L'auto è ferma o è costretta a fermarsi. Cosa urli, calmati. Non ti faccio niente, eh eh… L'uomo ben vestito si infastidisce ma ride. Perché tanta agitazione? Il paradiso si allontana. Lo sciocchino poteva alzare la posta e chiedere di più… Soldi, oggetti preziosi, regali di ogni genere… Uno scambio, semplicemente uno scambio, e il gioco è fatto. Dare per avere. Prostituirsi pare l'essenza della vita. Per ottenere devi cedere. Che cos'è il compromesso? Adattarsi a svolgere mansioni poco piacevoli per avere in cambio un beneficio dilazionato. Lavorare per sopravvivere. Piegarsi. Servire per aggiudicarsi un riparo, ingoiare umiliazioni per raggiungere uno status. Chi può pagare
per avere sa che speculerà sulla fame e sul bisogno. Le relazioni paritetiche sono una vera chimera. Ma esistono davvero? Forse quando tendono di fatto ad esserlo, non ci si crede, tanto si è avvezzi all'inganno!

Bene. Avevamo lasciato Lucio alla sua fuga. Non conosce il luogo in cui si trova. Una campagna aperta e deserta per lui che vive in città. Spazi apparentemente vuoti e certamente estranei… Quello riparte e lo abbandona lì. Cielo e terra, la polvere si rideposita. Il silenzio gli preme sulle tempie. Urla e non sa se sta urlando, sanguinando o morendo. Un contadino emerge da un fossato. Capisce al volo. Lo accompagna ai Carabinieri. Lucio torna a casa rassicurato. Gli hanno chiesto dettagli per individuare l'uomo. L'auto non basta. La targa. La targa ci vorrebbe.

Dopo otto nove mesi, la rivede in centro a … e lo riconosce lì accanto. Ha pensato subito ai numeri che non aveva preso prima… per tutto quel tempo. E ora, il miracolo: è l'occasione per incastrarlo, il porco.
Svelto prende quel numero di targa. E corre dai carabinieri. Almeno così riferisce. Ma io credo che si sarà consultato con sua madre e forse con suo padre, prima.

Di fatto il tizio viene acchiappato. Inizia il procedimento. Bisogna considerare a questo punto che erano gli anni '50. Per alcuni, anni di esplosione di nuova ricchezza, per altri anni di reiterata fame. La madre di Lucio domina la scena. Segue il processo. Viene avvicinata da un emissario dell'incriminato. Signora, cerchi di capire. E' solo un uomo… un povero innocuo viziato… ed è pentito del suo gesto. E' un professionista affermato stimato e rispettato. Suo figlio in fondo non ha ricevuto un danno, mi capisce, irreparabile… non è stato veramente… toccato. Un tentativo, sì… maldestro, confuso… irresponsabile, sì, giusto. Veda un po' lei. Volesse accettare una somma a risarcimento, naturalmente più cospicua di quella che verrebbe computata dal giudice e chissà quando…

Epilogo: primi anni '50, quattro milioni e mezzo. La coscienza lavata, il borsellino alleggerito ma senza compromettere la fedina penale. Una furba compensazione. Una zampata da vecchio leone ansimante sulla preda che è già sfuggita. Un'ammissione di insuccesso. Una colata a picco con risalita finale a sorpresa. Una volta a galla, c'è ancora un mare pescosissimo. Tante acciughe da catturare. Tanti pescetti. Preso il respiro, ricomincia la caccia.

Molte domande si aggiungono a questo superficiale resoconto (non è un'indagine, non è una narrazione dettagliata). Lentamente cambia il modo di sentire rispetto agli abusi sessuali. Rispetto agli abusi in generale. Gradualmente si trovano le parole per dire il risentimento. Talvolta le parole dette furono inascoltate o trascurate. Più spesso gli inviti a tacerne o a ritrattare, soverchianti.

Se non continuassero a raccontarmi di queste storie, io non ne scriverei. E vorrebbe dire che questa forma del male non esiste. Invece sì. Non è ancora… superata! Fisiologicamente o culturalmente.