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SPLINDER INDOTTO ALLA PARALISI

novembre 16, 2011

Ma che bel giochino deve essere questo per qualcuno! Spargere la voce che tutto finisca pufff volatilizzato in un ultimo amaro ma ineluttabile ronzio, esalazione estrema di pc, avvalorata dal fatto che splinder respinge da mesi nuove iscrizioni, vieppiù confermata dalla lentezza con cui girano i programmi, segno inconfondibile di irreparabile agonia… e gettare nel panico specialmente i blogger di lungo corso che hanno affidato con calore e passione alla memoria di questa piattaforma le loro più viscerali confidenze, è un tutt'uno! Chi si ricorda la canzone di Jannacci in cui in un siparietto si racconta dello zoo comunale e dei perversi bontemponi che gridano aiuto aiuto è scappato il leone… per vedere di nascosto l'effetto che fa! (vengo anch'io-no tu no!)?

Ad ipotizzare la macchina dell'ansia da abbandono della piattaforma si fa peccato ma forse ci si azzecca. E il divertimento massimo consiste, per i perversi bontemponi del web, nell'assistere al triste e malinconico, a tratti rabbioso, esodo verso la nuova zattera di salvataggio, accogliente come …una zia! Una zia che si pavoneggia per le visite dei nipotini… e cosa ci guadagna questa vezzosa zia? I servigi dei nipotini devoti che potano e dissodano l'orticello!
Alla zia nel frattempo, dei signori ben vestiti, dall'aria gioviale e rassicurante, hanno chiesto di poter piantare tanti cartelloni pubblicitari colorati sul tetto della casetta e sulla recinzione dell'orticello…

La mia vicenda è breve: tre anni di blog, con esitazioni iniziali sia di contenuto che di forma (il font era ballerino e i post, esili come timidi suggerimenti) ma poi ho familiarizzato con la tecnologia e mi sono sentita sempre più slanciata e libera di esprimermi, con un ritorno a stretto giro di posta di soddisfazione personale, fino a ottenere un riscontro in termini di visite e di affettuosa e gioiosa (quasi mai bassa e volgare!) partecipazione che mi ha gratificato non poco. L'inaspettata supposta patologia di splinder mi ha colto nel pieno della mia espansione, del mio idillio.

Non tutto il male vien per nuocere: così ci si consola! Pensai subito che la routine avvolgente che si era creata con l'alimentazione del blog pressoché quotidiana, doveva attenuarsi, modificarsi, pena la dipendenza psicologica che già sentivo insinuarsi nel midollo, e che il materiale raccolto poteva essere tempo di cristallizzarlo o rielaborarlo. Ho trascurato di ripristinare il template per due lunghi giorni ma poi mi sono convinta che meritasse di essere riattivato per rendere leggibile il glorioso blog che pareva congelato, fino a… Eccoci, la fine di splinder è sventata oppure solo rimandata. Catastrofe rimandata? Benvenuta catastrofe!, direbbe Dario Fo. L'allarme rientra. La beffa (istruttiva beffa) è compiuta!

VOLARE

settembre 13, 2011

Mentre suona la canzone cantata alla maniera italo-americana, le modelle, gli stilisti e qualche comparsa dello staff fanno le prove. La passerella è allestita sul naviglio. Bianca. Non fluttua, è ben zavorrata. Gli uomini della sicurezza si distinguono. C'è fermento. Metto il naso in una bottega. Un omino sposta delle tele. Entra, mi fa. Ma sì. Appoggio la bici al marciapiedi con il pedale. La catena è finalmente al suo posto, me l'ha appena rimontata l'egiziano tabagista di piazza XXIV maggio. E mi ha riposizionato la ruota e stretto i dadi. Va molto meglio. Allora torno a trovarti, gli dico. Ha una potenziale cliente che sta scegliendo un pezzo e preferisco lasciarlo tranquillo: deve concentrarsi sulla vendita, no? Pazzesco, ma si ricordava dove ci eravamo visti la prima volta. Non era a Milano. Sono rimasta di stucco. Una memoria senza esitazione. Stupefacente. Per me è sempre tutto casuale. Di una casualità che scivola nel preordinato. Per ricordarci che…

JOYCE – COE

maggio 10, 2011

ILLEGGIBILE – LEGGIBILE

(Uno dei due ha detto: vorrei che la gente passasse la vita a leggermi… L'altro lo pensa…)
((La scuola deve insegnare a stare nel proprio ambiente naturale, cioè la lingua, una delle tante…))
(((Lingua macedonia, contaminazioni, neologismi, internalizzazioni, esperanto… epica delle traduzioni impossibili… dalla lettura si esce più ricchi, più accorti e più vivi)))

RADIO RAI – PAGINA TRE

AMPUTAZIONI GENITALI E MENTALI

febbraio 6, 2011


 

Le donne devono dissimulare. Gli uomini devono ostentare. Cosa? L’attività sessuale, ad esempio.
Lo smalto sulle unghie (delle donne, non mi risulta che gli uomini…), specialmente se è rosso, indica disponibilità, libertà, perciò si addice alle prostitute, le puttane. Oppure lo mettono le donne sposate maliziose che vogliono comunicare al mondo che sono a disposizione dei mariti che le desiderano anche un po’ ammiccanti come puttane perché sono le loro puttane personali e li servono in tutto. Le calze a rete hanno la stessa funzione. Gli stivali alti  con la gonna corta, anche. Questo ci insegnavano ancora pochi anni fa. La reputazione della ragazza che si affacciava alla società era pericolosamente in gioco. L’onorabilità della sua famiglia, solennemente a rischio. Alla rinfusa, mi salta in mente la persona, il personaggio, la vicenda di Moana Pozzi che trasgredisce le regole sociali e della famiglia, si atteggia a prostituta, esibisce il suo corpo, fa i film hard, mima e esegue amplessi, mette in imbarazzo qualcuno, sollazza qualcun altro, fa parlare di sé, prima della triste morte precoce, come di una donna estrema, disobbediente, dall’atteggiamento provocatorio, una autentica vergognosa.
La Cicciolina, stessa epoca (a parte la scandalosa incursione in politica, la vera profanazione del tempio), dava meno affanno essendo straniera e per questo in un certo senso autorizzata a fare la ballerina porno, sradicata, figlia di nessuno, fatina grottesca, quale appariva.
Il corpo delle mille altre in tv che sgambettavano e sculettavano pareva un elemento ormai irrinunciabile di un siparietto simbolico, un retaggio dell’avanspettacolo allargato a tutta la piazza mediatica. Si cominciò presto a insinuare e non sempre a torto che le ragazze messe lì passavano prima dal lettuccio caldo di qualche regista, o addetto di vario grado che fosse; chissà forse frettolosamente anche sotto la scrivania o in uno sgabuzzino… Ci si scandalizzava anche ma iniziava a farsi strada l’idea della rapidità, dell’immediatezza con cui la furbizia si trasformava in calcolo vantaggioso: un semplice op-là in cambio di una parte ben remunerata. Erano gli anni ottanta. La pianta che oggi è così radicata è stata abbondantemente annaffiata allora. Ma quando fu seminata?
Legittimo investire sul corpo? Si può essere serie, meritevoli e preparate solo come ballerine della Scala o anche come ballerine del Varietà del sabato sera? L’osmosi è prevista mi pare, le brave… sono brave e basta! Ammettiamo che quindi ci siano le brave in ogni categoria, le serie, le rigorose, le professioniste (senza ironia): il dibattito che si è aperto focalizza il diritto delle donne di scegliere di intrattenere chi le paga. Vendendo liberamente ciò che possiedono: un bel corpo giovane e sensuale, tonico e flessuoso, ponendosi come abili attrici.  In un mondo come sempre competitivo che scarta le meno adatte. Per fare questo mestiere ci vogliono dei requisiti che non interessano la pianista, la fornaia, la paleontologa, forse… Però niente e nessuno dovrebbe impedire la combinazione dei fattori: una fornaia può fare la ballerina, una paleontologa l’accompagnatrice o viceversa… Con questa storia delle escort nei palazzi ci si sta accanendo un po’ troppo contro le donne, ancora una volta. Sono selezionatissime quelle, ma ognuna può fare nel suo piccolo, la sua parte, artigianalmente, in proprio, senza agenzia.  L’esibizione non è altro che il mostrarsi: un dato naturale, vitale. Bacchettarla non ha senso. Infatti molte donne vivono nella mortificazione di sé e non sanno nemmeno il perché.
La recente campagna di raccolta di adesioni contro l’umiliazione derivante dalla mercificazione del corpo è cosa buona. Innanzitutto le minorenni vanno tutelate, ma se hanno imparato così presto a vendersi dobbiamo interrogarci sull’ambiente educativo che le ha addestrate (prima di RUBY, la nostrana NOEMI) e sulla difficoltà di smantellare un comportamento diffuso e radicato. Difficile poi diventa distinguere tra una diciassettenne e una diciottenne: il superamento della soglia è un fatto puramente legale, formale.
Il politico anziano, fragile, angosciato dall’invecchiamento, in preda a crisi persistenti di identità, che non accetta il proprio fisiologico decadimento senile e perde la dignità, l’onorabilità e il decoro bruciando in pubblico la famiglia che ha creato (la seconda), scartando la moglie che aveva scelto con criteri commerciali… da advertisement! Ma uno così attento al marketing, può non accorgersi di essersi messo in ridicolo a partire dai trapianti di capelli e dai lifting fino alle barzellette, le battutacce, gli scherzetti e le grasse risate? Questo voleva la P2? Un patetico, e anche dispersivo, esecutore?
Per migliaia di anni le donne hanno silenziosamente sopportato sfruttamento per non dire schiavitù, abusi per non dire violenze. I segni più lancinanti sono le amputazioni genitali, l’infibulazione. Se sopravvivono al parto, le donne si portano appresso per il resto della vita ferite mal cicatrizzate, lesioni malcurate, prolassi, infezioni, mutilazioni… Vivono segregazione, esclusione, ripudio, lapidazione. E sviluppano alternativamente o al contempo, senso di colpa, distorsione della percezione del loro ruolo seduttivo e relazionale, l’idea di essere nate per il sacrificio di sé, di essere invariabilmente al servizio degli altri.
A parità di lavoro, guadagnano il 20-30 % in meno dei maschi. Ovvio che se facendo un semplice bunga bunga ti sfilano 5 pali per 4-6 ore di turno, gli uomini si incazzano. I trans della migliore scuola non si scompongono e se ne farebbero un baffo se li avessero perché sono altamente competitivi in materia! Ma prova a toccare le faccende di grano e potere: se uno lo fai in fretta e due lo togli a chi se ne sente designato, tutti si agitano!
Ogni donna in fondo immagina se stessa nei panni della prostituta, e ogni uomo si immagina almeno una volta… in due modi: su uno sorvoliamo per il momento perché non è esattamente contestuale, l’altro è quello dell’imprenditur furbo che fa successo e si arricchisce e può soddisfare tutte ma proprio tutte le sue voglie.
Ecco perché, dopo tutti i tentativi orto ed eterodossi, di affermarsi, questo della donna determinata fin da giovanissima ad affrancarsi, è una pubblicità che non va tanto per il sottile, ma mira ad essere efficace. Il fine, come al solito, giustifica il mezzo.

NEONATI

maggio 2, 2010

QUI RADIO CAPODISTRIA…

Auguri a:

Nonna José e Nonno Angelo per l'attesa del piccolo/della piccola del loro Tommaso.

Monica e Ferruccio per il primo anno di maternità e paternità adottiva del piccolo Mikhail di otto anni.