Posts Tagged ‘aggangio’

PPP – PENSIONATO PERDITEMPO & PERNICIOSO

settembre 21, 2011

Due borse della spesa non strapiene da caricare sulla bici. Pregusto i petali di Bella Lodi, i cuori di lattuga freschissimi, le nocciole sgusciate, e anche i frollini della linea bio molte fibre e zero colesterolo (…), perine a giusta maturazione, per finire. Faccio per aprire il lucchetto. Si avvicina un anziano tabagista in mutandoni azzurri e canotta, occhiali a televisore che, salvo la cicca fumante tra le dita che pareva fissa, non sembrava particolarmente disagiato. Mi avverte: guardi che la borsa è rotta. Controllo. Aveva una lacerazione minima in verticale che non comprometteva il trasporto. Non gli basta. La bici era legata alla rastrelliera. Così se cade, si rompe la ruota, mi fa. Non la metta più in quel modo, aggiunge, se non vuole trovarsi la ruota piegata. Ma la rastrelliera ha posti alti e posti bassi e io mi sono accomodata in quello basso che la sostiene ugualmente, è fatto apposta! Senta, ma lei è proprio pessimista…  e con la sigaretta, no-o?

Ah, non era Milano.

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VOLARE

settembre 13, 2011

Mentre suona la canzone cantata alla maniera italo-americana, le modelle, gli stilisti e qualche comparsa dello staff fanno le prove. La passerella è allestita sul naviglio. Bianca. Non fluttua, è ben zavorrata. Gli uomini della sicurezza si distinguono. C'è fermento. Metto il naso in una bottega. Un omino sposta delle tele. Entra, mi fa. Ma sì. Appoggio la bici al marciapiedi con il pedale. La catena è finalmente al suo posto, me l'ha appena rimontata l'egiziano tabagista di piazza XXIV maggio. E mi ha riposizionato la ruota e stretto i dadi. Va molto meglio. Allora torno a trovarti, gli dico. Ha una potenziale cliente che sta scegliendo un pezzo e preferisco lasciarlo tranquillo: deve concentrarsi sulla vendita, no? Pazzesco, ma si ricordava dove ci eravamo visti la prima volta. Non era a Milano. Sono rimasta di stucco. Una memoria senza esitazione. Stupefacente. Per me è sempre tutto casuale. Di una casualità che scivola nel preordinato. Per ricordarci che…

QUEL CHE E' DI LUCIO

luglio 12, 2011

Lucio era sfuggito alle molestie del prete mentre i suoi amici, paralizzati, avevano subito i palpeggiamenti. Quelli, fermi a eseguire gli ordini, erano sotto il più stretto controllo mentre lui che era corso via aveva dimostrato carattere, lasciando una spina nel fianco al molestatore che lo considerava ormai un fastidioso nemico, un potenziale accusatore: una mina vagante.

Più volte fu fermato e gli fu intimato di badare bene di non raccontare sciocchezze perché dio l'avrebbe punito per questo e per tutti i suoi indicibili peccati. Lucio non rimaneva indifferente a quelle minacce. Ma quando si calmava, si allentava la tensione del pensiero, avrebbe voluto soccorrere i suoi compagni e portarli in salvo lontano dalle sottane di quel maiale d'un prete.

Da grande Lucio non riferì mai alla moglie di quell'altra vicenda. Di questa sì perché in fondo era esperienza diffusa, e prima o poi si scopre che ci si è cascati dentro in tanti! In questo mondo perverso in cui tra gli altri, seriosi e operosi officianti dei riti della tradizione, tutori del costume, stanno costretti in una veste di nominale rinuncia ai piaceri della carne, obbedienti di facciata al perfido e innaturale celibato, molti sono pronti a giustificare tali comportamenti anche se aberranti e a minimizzarli se gli autori sono proprio i preti… E quando va bene, si ammette che donne più o meno consapevoli, comprensive o caritatevoli possano prestarsi al servizio, percependone gli umani affanni! Ma, giù le mani dai bambini!, direbbe uno slogan di oggi.

Anche da vecchio Lucio ha lineamenti da bambolotto. Un gran bel nasino, due occhietti azzurri intensissimi. E con questo impegnativo bagaglio si porta dietro anche un'urgenza di parlare di tutto, la bocca sempre aperta a sorriso largo o smorfia dolorosa, non si capisce.

La storia taciuta è analoga eppure diversa. Della stessa categoria ma agita da personaggi di altra estrazione o formazione. Una storia da cronaca locale, e a ben vedere di importanza socio-allargata. Lucio ha raccontato con ironia del prete, ma non dell'uomo danaroso con l'auto sportiva che lo attrasse con una scusa.
Ti porto a fare un giro con la macchina e ti compro…
I dodici anni di Lucio cedono sotto la lusinga. E il ragazzino da cinema cade nella trappola. L'uomo lo porta fuori città e inizia ad apparecchiare il teatro della molestia.
Ma quale sarà stato l'ordine dei fatti? Poiché queste che racconto sono confidenze raccolte un qualche lunedì di primavera sul treno per il mare, e ogni tanto mi assale un certo torpore che mi fa distrarre nonostante l'importanza del tema, finisco col dimenticare particolari utili… Prima il prete che quasi paternamente pretende dal suo protetto-attendente un servizietto simpatico, o l'uomo della provvidenza che promette di soddisfare il suo desiderio infantile, in cambio di una sua soddifazione più segreta e vergognosa? A logica, sembrerebbe che il tour con la bella automobile nella soave campagna veneta abbia potuto verosimilmente anticipare l'episodio vissuto in sacrestia dove Lucio si dimostra più consapevole, pronto e reattivo… Ma quel che non mi torna è l'incastro dei dati anagrafici. Se da ingenuo dodicenne non capisce le reali intenzioni del collezionista di belle vetture, è più probabile che quella fosse la primissima esperienza di incontro con l'orco e il porco prete sia capitato dopo in sequenza temporale. Ma un prete preferisce un tenero sette-decenne o un vigoroso tredici-quattordicenne?

Va bene tutto, ok. Va bene tutto… mah! Forse dipende dalla taglia. Torniamo al momento in cui Lucio decide che sia cosa buona e giusta accettare un'offerta così allettante. Me lo vedo: occhietti scintillanti di curiosità e gioia. E' seduto sull'auto che corre veloce e chissà quando comincia l'apprensione… Quando prende forma il sospetto che dietro quel gesto così largo e magnanimo vi sia l'imbroglio, l'inganno? Un braccio si allunga per tastare. E per testare la reattività della preda. L'orco sa che al ragazzino, a meno che non sia per caso già sulla strada della prostuituzione, non piacerà quella sua incursione, ma gioca sull'effetto sorpresa paralizzante che genera l'incapacità a ribellarsi. Soprattutto là dove nessuno può aiutarlo a uscire dal pantano in cui è invischiato, dove nessuno vigila nè lo può proteggere. La preda si dibatterà fino alla morte o se ne uscirà viva, ansimando, si chiederà come si possa essere così sleali da un lato, ma anche così sciocchi dall'altro da non capire il tranello che alle volte ti si tende davanti. Perché non siamo addestrati a riconoscere tali insidie della vita? Perché si ripetono?

L'automobilista cerca il suo paradiso, il prete che dovrebbe ambire a ben altro, anche.

In una catena di eventi, che in effetti non si accaniscono solo sulle donne giovani o vecchie, nelle pieghe della realtà gli abusi e le violenze riguardano, intaccano, rovinano, dissacrano (e questo spiega molto altro ancora…!) l'esistenza di tanti individui maschi, vittime e servi dei loro aguzzini a loro volta vittime e servi di aguzzini di altre precedenti generazioni.

Questa storia da cronaca giudiziaria, a differenza di altre, ha un risvolto economico che si rivelerà non indifferente.

Lucio urla e cerca di scappare dall'auto. Armeggia con la levetta sullo sportello. L'auto è ferma o è costretta a fermarsi. Cosa urli, calmati. Non ti faccio niente, eh eh… L'uomo ben vestito si infastidisce ma ride. Perché tanta agitazione? Il paradiso si allontana. Lo sciocchino poteva alzare la posta e chiedere di più… Soldi, oggetti preziosi, regali di ogni genere… Uno scambio, semplicemente uno scambio, e il gioco è fatto. Dare per avere. Prostituirsi pare l'essenza della vita. Per ottenere devi cedere. Che cos'è il compromesso? Adattarsi a svolgere mansioni poco piacevoli per avere in cambio un beneficio dilazionato. Lavorare per sopravvivere. Piegarsi. Servire per aggiudicarsi un riparo, ingoiare umiliazioni per raggiungere uno status. Chi può pagare
per avere sa che speculerà sulla fame e sul bisogno. Le relazioni paritetiche sono una vera chimera. Ma esistono davvero? Forse quando tendono di fatto ad esserlo, non ci si crede, tanto si è avvezzi all'inganno!

Bene. Avevamo lasciato Lucio alla sua fuga. Non conosce il luogo in cui si trova. Una campagna aperta e deserta per lui che vive in città. Spazi apparentemente vuoti e certamente estranei… Quello riparte e lo abbandona lì. Cielo e terra, la polvere si rideposita. Il silenzio gli preme sulle tempie. Urla e non sa se sta urlando, sanguinando o morendo. Un contadino emerge da un fossato. Capisce al volo. Lo accompagna ai Carabinieri. Lucio torna a casa rassicurato. Gli hanno chiesto dettagli per individuare l'uomo. L'auto non basta. La targa. La targa ci vorrebbe.

Dopo otto nove mesi, la rivede in centro a … e lo riconosce lì accanto. Ha pensato subito ai numeri che non aveva preso prima… per tutto quel tempo. E ora, il miracolo: è l'occasione per incastrarlo, il porco.
Svelto prende quel numero di targa. E corre dai carabinieri. Almeno così riferisce. Ma io credo che si sarà consultato con sua madre e forse con suo padre, prima.

Di fatto il tizio viene acchiappato. Inizia il procedimento. Bisogna considerare a questo punto che erano gli anni '50. Per alcuni, anni di esplosione di nuova ricchezza, per altri anni di reiterata fame. La madre di Lucio domina la scena. Segue il processo. Viene avvicinata da un emissario dell'incriminato. Signora, cerchi di capire. E' solo un uomo… un povero innocuo viziato… ed è pentito del suo gesto. E' un professionista affermato stimato e rispettato. Suo figlio in fondo non ha ricevuto un danno, mi capisce, irreparabile… non è stato veramente… toccato. Un tentativo, sì… maldestro, confuso… irresponsabile, sì, giusto. Veda un po' lei. Volesse accettare una somma a risarcimento, naturalmente più cospicua di quella che verrebbe computata dal giudice e chissà quando…

Epilogo: primi anni '50, quattro milioni e mezzo. La coscienza lavata, il borsellino alleggerito ma senza compromettere la fedina penale. Una furba compensazione. Una zampata da vecchio leone ansimante sulla preda che è già sfuggita. Un'ammissione di insuccesso. Una colata a picco con risalita finale a sorpresa. Una volta a galla, c'è ancora un mare pescosissimo. Tante acciughe da catturare. Tanti pescetti. Preso il respiro, ricomincia la caccia.

Molte domande si aggiungono a questo superficiale resoconto (non è un'indagine, non è una narrazione dettagliata). Lentamente cambia il modo di sentire rispetto agli abusi sessuali. Rispetto agli abusi in generale. Gradualmente si trovano le parole per dire il risentimento. Talvolta le parole dette furono inascoltate o trascurate. Più spesso gli inviti a tacerne o a ritrattare, soverchianti.

Se non continuassero a raccontarmi di queste storie, io non ne scriverei. E vorrebbe dire che questa forma del male non esiste. Invece sì. Non è ancora… superata! Fisiologicamente o culturalmente.

CRIMINI SOCIALI E AMBIENTALI

febbraio 22, 2011

Il riferimento a Rivera nel post precedente, non è puramente casuale. Il soggetto in questione, suonatore di campanelli professionista, che è un modo per provocare reazioni spontanee nella gente su temi di attualità stringente, si era espresso in modo polemico verso la chiesa ai tempi dei funerali negati a Welby, ma non a criminali mafiosi. Riportando l'immagine della crocifissione: cristo non era affiancato da malati di sclerosi multipla bensì dai due ladroni… a parte l'opportunità dell'accostamento, bene aveva fatto a sottolineare l'incongruenza e l'insensibilità del clero.

In questi giorni in parallelo a Milano e a Torino, si stanno svolgendo iniziative didattico educative sulle origini del comportamento mafioso per riconoscerlo e prevenirlo.

Bullismo, omertà. Tendenza alla intimidazione, alla minaccia, alla assoggettazione dell'altro, sono i primi segnali. 

Molto diffuso è anche il comportamento mafioso più blando: le raccomandazioni. Servono ad ottenere qualcosa non in base al merito o al diritto. E si diffonde l'idea che questa sia l'unica modalità possibile per avere successo. Un risultato che si svuota di significato, in taluni casi, effimero, e che produce presto o tardi effetti contrari, frustrazione. O no?

LA SORELLA DEL SINDACO

febbraio 10, 2011

La ragazza seduta a fianco si alza ed ha una tuta nera su una maglietta di cui spunta il bordino bianco.
Magrissima, è uno stecchino. La postura troppo eretta dà un senso di incertezza e di fragilità. Chissà se si piace.
Certamente esserlo, magri, è percepito come un vantaggio. Oggi. Le grasse non se la passano bene.

Passare dalla taglia 38 alla 44 in trentanni dà soddisfazione. Giovanni C. apprezza il fisico da guepière. Sapendo di non poter imporre ad alcuna di indossarla (a meno di sganciare, ma nemmeno quello funziona con tutte) lascia correre l'immaginazione. Sul set fotografico domestico si gioca allegramente. Ma Gio, i cui pregi letterari sono certificati dal famoso premio B., è un remissivo di natura. Lo chiamo e lo saluto. La responsabilità e il dovere che sente verso le persone che hanno necessità della sua presenza lo frenano e lo invischiano in un destino alquanto oscuro che ha spiragli di luce quando la galleria di via del Carmine si apre e ivi si espongono le sue propaggini astratte, in un distillato materico denso di simboli e significati. Inaugura il 26 febbraio e sta su per quindici giorni. Lo vado a vedere, Gio!

Ancora sul fisico. Se una/uno si piace si vede. Adesso ne ho un'altra, di fronte. La tutina nera è scesa. Questa ha appena chiuso una telefonata con 'un bacio ciao ciao ciao'. Non ho origliato prima e adesso sono curiosa di sapere con chi parlasse. Sui 33-34, viso colorito, ama esporsi ai raggi solari come me. Mi assomiglia. Stessa maniera di acconciare i capelli. Jeans con calza opaca nera che spunta da sotto e scarpa tacco impunturata punta stondatissima bicolore. Legge Vanity Fair. Ma che lettura è? Distensiva, informativa? Moda attualità costume? Per radio passava sabato una vecchia intervista in parallelo a Camilla Cederna e a Lietta Tornabuoni: due miti del giornalismo. Oggi Barbara Spinelli e Concita de Gregorio ad esempio mi sembrano delle figurine assai minori… E' come se il berlusconismo avesse contaminato tutto.

Ah ecco, entra una patatona. Mancava nel novero delle tipologie: la secca, la media e ora la ciccionazza. La stavo aspettando. Vestita prevalentemente di nero. Sotto un gilet tricot gigante, porta una maglia viola con una collana altrettanto viola che la decora. Gli occhiali da sole quadrati non la coprono abbastanza.  Armeggia col touch e si liscia i capelli neri lunghi. Le unghie sono molto curate lunghissime e squadrate. Ha un doppiomento spaventoso. Altre donne popolano questo treno.

Scendo e trovo la Gianna. Novità. Compra casa. Non novità. Le sue sorelle sono insopportabili ed è stanca di starle a sentire. Lavora lavora lavora. Tanti anni fa, mi rivela, con riferimento alla sua avversione per le relazioni vincolanti, quel ragazzo aveva una moto bellissima e si andava a fare le gite… Erano liberi e belli. Ma fece un errore, un solo errore. Una domenica pomeriggio deviò per una strada laterale che conduceva ad una casetta. Lì c'era sua zia e la Gianna le fu presentata con un certa formalità. Era il primo gradino per scalare la via del matrimonio. Scappò. La Gianna è una fuoriclasse. Lei non è affatto contaminata. Non è alta e secca, non è media, non è cicciottella. E' un'entità umana di altro spessore. 

DA WILMA A WANDA TRA STORIE DI PRECARIETA'

gennaio 24, 2011


Oggi, nel primo pomeriggio, alle 14, una voce briosa raccontava per RADIO3 -TRE COLORI – 150 storie dell'Italia unita, riascoltabile in pod cast qui,
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-14f57241-ee92-431e-a752-2c8e7bdcdf83.html,
la vicenda di Wilma Montesi, trovata cadavere sulla spiaggia di Tor Vajanica nel 1953. Un cadavere così ben presentabile che qualcuno si avvicinò per schiaffeggiarlo convinto di farlo rinvenire. Una prima ipotesi la voleva caduta accidentalmente e portata via dalla corrente. Wilma aveva un eczema al tallone e ricavava beneficio immergendo il piede in acqua di mare, si disse. Ma poi scoppiò il caso. Una serie di rivelazioni esplicite o in codice tra cui la consegna di un animale morto, un piccione, presso la redazione di un giornale, portò al coinvolgimento di Piero Piccioni, musicista, compositore di Jazz, figlio dell'esponente della DC Piccioni, pronto ad avvicendare De Gasperi alle imminenti elezioni… Lo scandalo mescolava l'ambiente dello spettacolo con la politica, la vita semplice di una ragazza modesta che ambiva al cinema con quella rutilante dei rampolli dell'alta società, fino a trovare un nesso tra un instancabile donnaiolo che aveva avuto a che fare persino con la Petacci (e Mussolini ne era a conoscenza ma aveva preferito accantonare la faccenda…). Il tutto consegnato nelle mani di un prelato che ne fece un memoriale. In un intervento Andreotti rievoca il clima di quegli anni. Per finire con la citazione tratta da La dolce vita, che si conclude con la scena di un allegorico ritrovamento di corpo di pesce alieno sulla solita evocativa spiaggia gremita.

Quando la Radio intrattiene con intelligenza, si sente!

All'AQUARIA di Sirmione, non funzionano da mesi i ripostigli automatici che si aprono o meglio si dovrebbero aprire elettronicamente con il proprio braccialetto opportunamente programmato e una ragazza se ne sta lì ad azionare l'apertura manualmente, permettendo con una certa approssimazione l'accesso al sacco degli abiti, sulla base della fiducia, col numerino memorizzato e dichiarato dai clienti… La riparazione non dovrebbe essere impossibile, stabiliamo, o al massimo si sostituiscono i cervellini che governano il meccanismo, no? NO, troppo costoso! Eppure lo stabilimento termale funziona a pieno regime! Non solo, gli addetti sono assunti temporaneamente, per dieci mesi, licenziati per due e riassunti. Un giochetto al ribasso… Mi auguro che la manutenzione della rete di tubature dell'acqua termale a oltre 40° C che è tenuta sotto pressione non venga altrettanto trascurata!

IRRAZIONALISMI DOMESTICI E NON

dicembre 29, 2010

IRRAZIONALISMI DOMESTICI E NON
 
Un piatto sbeccato non si getta mai via!
Due sorelle che non si trovano il fidanzato quasi apposta per passare sempre le vacanze assieme.
(film consigliato: Che fine ha fatto Baby Jane?)
Il figlio quarantenne scapolo che abita a trecento chilometri torna sempre da mamma e papà.
La cugina emigrata in America porta il culatello in valigia.
Il cugino cinquantenne manda lo stesso sms la mattina a nove potenziali fidanzate.
Tre delle quali si candidano all’amplesso nelle successive dodici ore.
Si candidano.
Belpietro dice dell’attentato preparato e fasullo a Fini.
Intanto ci dà indicazioni sul suo e su quello di B. colpito dal Duomo.
I vasetti delle spezie vecchi di 30 anni e mai svuotati o rinnovati.
I capperi del 1989.
Il ketch-up della discordia.
La maniglia della finestra rotta.
Lo spiffero eterno.
I paralumi che cambiano inaspettatamente.
Le tendine che mutano magicamente.
I materassi sostituiti faticosamente dopo trentacinque anni.
La credenza funzionale sorprendentemente eliminata.
La nuova credenza legno spazzolato effetto cassa da morto senza il posto per le tazze che finiscono in un cassettino in basso.
La mensolina con i piatti cinesi blu simil-qualcosa di Pracchi a 50 centesimi in bella mostra.
Sbeccati.
 
 
(God is in Details)
 
 
 

GIBILTERRA, SARAMAGO E UN CERTO STILE

giugno 29, 2010


 

1. Il bagnino colto e sensibile parla del ricambio completo del Mediterraneo in 80 anni e della corrente triplice a Gibilterra, dove al centro dello stretto è in entrata e ai lati, sottocosta, in uscita. Il cumulo di rifiuti che scende dai fiumi e si accorpa a quelli che si trovano direttamente in mare, viaggia verso IL 7° CONTINENTE.

2. Il bagnino 'gnurant e ottuso non sa di cosa si stia parlando. Informati, salame!  http://www.google.it/imgres?imgurl=http://talpaonline.altervista.org/portale/e107_images/isola_plastica3.jpg&imgrefurl=http://talpaonline.altervista.org/portale/comment.php%3Fcomment.news.170&h=432&w=750&sz=177&tbnid=h71VzEkdULvK1M:&tbnh=81&tbnw=141&prev=/images%3Fq%3Disola%2Bplastica%2Bpacifico&hl=it&usg=__rLsXp-8wHk9eTil0mFnIGn2IFNU=&sa=X&ei=Ow4pTKf4ONKHOPz__IoG&ved=0CCkQ9QEwBA

3.  Vacanze all'insegna del risparmio per un padovano che dorme nelle stazioni e elemosina una focaccia: i nuovi barboni avanzano! E anche sulla spiaggia dove basta avere una mutanda colorata che assomigli a un costume, sono come pesci fuor d'acqua! Pur sentendomi affine, avrei qualcosa da dire… Son troppo vestiti, stralunati, sporchi, affamati… Non esercitano appieno la libertà che li permea nel loro stato e che è l'unica ricchezza che possono far valere, insieme a tutto il bagaglio umano che si portan dietro-dentro! Tornavo con la mia canoa a riva e… mi abborda scusandosi, dicendo che aveva per tutto il tempo rimirato

le mie scarpe da tennis,

con la frangia. HANNO UN CERTO STILE, mi fa, rapito… Ma, che dire? Se dignità e stile vanno a braccetto, i bagagli di un senzatetto non possono essere soverchianti, una zavorra, un impedimento, un alibi! Vivere alla pari è possibile. Fior di associazioni mettono in contatto mano d'opera agricola con agricoltori, e in Toscana è molto diffusa la modalità di approccio tra domanda e offerta. Anche qui è una questione di informazione! http://www.wwoof.org/; http://www.wwoof.it/

4. Al podere AIONE, ad esempio, lavorare alla pari si può: http://www.aionearte.it/ e si dipinge e lavora artisticamente il ferro, riposando nella pace delle colline volterrane!

5. Le sorelle R., temporaneamente spiaggiate sul litorale toscano, sono zitelle (detto benevolmente, tanto questa parola racchiude un mondo reale, una condizione diffusa) e… dove sono i PRINCIPI AZZURRI?

6. M. ha perso punti patente, ha scassato l'auto e, OBBLIGATO A SERVIRSI DEL TRENO, alla stazione dimentica la valigia sul marciapiedi… Talvolta però va a pescare con la barca e prende tonnetti e pesci spada, dai… non è disabile!

7. M. dimentica la sacca dei ferri golf al campo, distante 300 km… CHE M. SBADATI!

VERSO LA LUMINARA

giugno 15, 2010


Le due indicano un'ora di cammino. Il lungo pontile è a metà strada e non si può non fotografare. Il pescatore mi guarda divertito: …e tre, che fan la foto!

A rispondere poi al telefono (era la Torni, la maga bianca, e una mezzora prima l'avevo evocata per un invito ad una sua mostra che avevo trascurato e me ne dolevo!) guardando contemporaneamente il tramonto e raccogliendo un Pluto disperso, ecco profilarsi il campeggio del Puntone, segno che era ora di uscire dalla spiaggia e di immettersi sulla strada per Castiglione, da lì lontano 16/17 km.

Amir, la guida (spirituale) non tarda ad arrivare. Ha tolto il camice di farmacista, e mette la camicia del musicista o il camicione del santone.

L'albergo Pirla (o forse Perla) ci aspetta!

aprile 22, 2010

boscolo chiara Questo post è dedicato alla Casalinga di Via Voghera.