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00: OPERAZIONE OLIVA

luglio 27, 2011

Le iniziative meritevoli fanno scuola.

1. Spiaggia della Purità, Gallipoli, luglio 1995. Operazione Spiagge Pulite. Improvvisazione fuori calendario. Non irregimentata dalle Associazioni nominalmente ambientaliste.  Partecipano i bambini del paese spontaneamente. Felici di adoperarsi per qualcosa di utile. Sapendo di non diventare famosi. Raccolgono decine di buste di plastica che fluttuano in mare.

2. San Salvo Marina, Chieti, ferragosto 2000. Qualcuno dirama la notizia (provocazione) che il sindaco ha emesso un'ordinanza che vieta di lasciare le cicche nella sabbia. Molti aderiscono istantaneamente senza fiatare. Alcuni chiedono informazioni ulteriori, ma si adeguano convinti. Una tabagista irriducibile si altera e rifiuta di uniformarsi: lei trova comodo e insostituibile il grande posacenere di granelli silicei, quarzici e micascistosi naturale (utile un'indagine psichiatrica)!

3. Castellammare del Golfo, Trapani, un lunedì di agosto 2007. La spiaggia è un campo di battaglia. Teglie con incrostazioni di pasta. Carcasse di pollo. Carte e sacchetti. Bottiglie di bevande varie e birra e vino mescolate a flaconi residui di mareggiate recenti. Un bambino locale si avvicina e partecipa alla raccolta differenziata. Parte la realizzazione di un'installazione estemporanea. I rifiuti vecchi sono più affascinanti. I nuovi sono ributtanti. Mentre si compone l'opera si parla di tutto. L'installazione non è solo un fatto materiale. C'è entusiasmo e consapevolezza attorno a un'idea che si tocca.

4. Stintino, spiaggia della Pelosa, Sassari, agosto 2009. Alcuni turisti si organizzano in squadre di raccolta di mozziconi e di frammenti di plastica. Acquistano retini o li prendono in prestito dai chioschi di ristoro. Le cicche sono ovunque, anche incistate negli anfratti degli scogli modellati dall'acqua  e dal vento. Lì rimangono fino al successivo energico lavaggio del mare. Ricordando che tutto va sempre da qualche (altra) parte, se anche scompare dalla vista temporaneamente. La marea riporta i mozziconi e li deposita a una certa distanza, come a disegnare un orlo ricamato. Aberrante. Ogni giorno si raccogono diversi retini colmi. La stampa locale dà un tiepido cenno di sostegno all'iniziativa.

5. Sperlonga, Latina, luglio 2011. Il lunedì si conferma come giornata particolarmente produttiva. Un retino è gentilmente concesso dallo stabilimento del campeggio Nord Sud. Scatta l'Operazione Oliva, così denominata in ricordo della precedente.  I retini volontari cominciano a riempirsi. La gratificazione sta nel sostegno di una persona che illustra al figlio il senso dell'azione, con parole dense di ammirazione. Si organizza un posacenere collettivo in alluminio da mettere in mezzo alla spiaggia libera bonificata. L'idea è semplice ed efficace. Riccardo, Salvatore, Roberto e Andrea sono d'accordo subito: basta poco per acquisire la giusta abitudine, dicono convinti. Missione compiuta. Anche a Latina può cambiare il vento.

QUEL CHE E' DI LUCIO

luglio 12, 2011

Lucio era sfuggito alle molestie del prete mentre i suoi amici, paralizzati, avevano subito i palpeggiamenti. Quelli, fermi a eseguire gli ordini, erano sotto il più stretto controllo mentre lui che era corso via aveva dimostrato carattere, lasciando una spina nel fianco al molestatore che lo considerava ormai un fastidioso nemico, un potenziale accusatore: una mina vagante.

Più volte fu fermato e gli fu intimato di badare bene di non raccontare sciocchezze perché dio l'avrebbe punito per questo e per tutti i suoi indicibili peccati. Lucio non rimaneva indifferente a quelle minacce. Ma quando si calmava, si allentava la tensione del pensiero, avrebbe voluto soccorrere i suoi compagni e portarli in salvo lontano dalle sottane di quel maiale d'un prete.

Da grande Lucio non riferì mai alla moglie di quell'altra vicenda. Di questa sì perché in fondo era esperienza diffusa, e prima o poi si scopre che ci si è cascati dentro in tanti! In questo mondo perverso in cui tra gli altri, seriosi e operosi officianti dei riti della tradizione, tutori del costume, stanno costretti in una veste di nominale rinuncia ai piaceri della carne, obbedienti di facciata al perfido e innaturale celibato, molti sono pronti a giustificare tali comportamenti anche se aberranti e a minimizzarli se gli autori sono proprio i preti… E quando va bene, si ammette che donne più o meno consapevoli, comprensive o caritatevoli possano prestarsi al servizio, percependone gli umani affanni! Ma, giù le mani dai bambini!, direbbe uno slogan di oggi.

Anche da vecchio Lucio ha lineamenti da bambolotto. Un gran bel nasino, due occhietti azzurri intensissimi. E con questo impegnativo bagaglio si porta dietro anche un'urgenza di parlare di tutto, la bocca sempre aperta a sorriso largo o smorfia dolorosa, non si capisce.

La storia taciuta è analoga eppure diversa. Della stessa categoria ma agita da personaggi di altra estrazione o formazione. Una storia da cronaca locale, e a ben vedere di importanza socio-allargata. Lucio ha raccontato con ironia del prete, ma non dell'uomo danaroso con l'auto sportiva che lo attrasse con una scusa.
Ti porto a fare un giro con la macchina e ti compro…
I dodici anni di Lucio cedono sotto la lusinga. E il ragazzino da cinema cade nella trappola. L'uomo lo porta fuori città e inizia ad apparecchiare il teatro della molestia.
Ma quale sarà stato l'ordine dei fatti? Poiché queste che racconto sono confidenze raccolte un qualche lunedì di primavera sul treno per il mare, e ogni tanto mi assale un certo torpore che mi fa distrarre nonostante l'importanza del tema, finisco col dimenticare particolari utili… Prima il prete che quasi paternamente pretende dal suo protetto-attendente un servizietto simpatico, o l'uomo della provvidenza che promette di soddisfare il suo desiderio infantile, in cambio di una sua soddifazione più segreta e vergognosa? A logica, sembrerebbe che il tour con la bella automobile nella soave campagna veneta abbia potuto verosimilmente anticipare l'episodio vissuto in sacrestia dove Lucio si dimostra più consapevole, pronto e reattivo… Ma quel che non mi torna è l'incastro dei dati anagrafici. Se da ingenuo dodicenne non capisce le reali intenzioni del collezionista di belle vetture, è più probabile che quella fosse la primissima esperienza di incontro con l'orco e il porco prete sia capitato dopo in sequenza temporale. Ma un prete preferisce un tenero sette-decenne o un vigoroso tredici-quattordicenne?

Va bene tutto, ok. Va bene tutto… mah! Forse dipende dalla taglia. Torniamo al momento in cui Lucio decide che sia cosa buona e giusta accettare un'offerta così allettante. Me lo vedo: occhietti scintillanti di curiosità e gioia. E' seduto sull'auto che corre veloce e chissà quando comincia l'apprensione… Quando prende forma il sospetto che dietro quel gesto così largo e magnanimo vi sia l'imbroglio, l'inganno? Un braccio si allunga per tastare. E per testare la reattività della preda. L'orco sa che al ragazzino, a meno che non sia per caso già sulla strada della prostuituzione, non piacerà quella sua incursione, ma gioca sull'effetto sorpresa paralizzante che genera l'incapacità a ribellarsi. Soprattutto là dove nessuno può aiutarlo a uscire dal pantano in cui è invischiato, dove nessuno vigila nè lo può proteggere. La preda si dibatterà fino alla morte o se ne uscirà viva, ansimando, si chiederà come si possa essere così sleali da un lato, ma anche così sciocchi dall'altro da non capire il tranello che alle volte ti si tende davanti. Perché non siamo addestrati a riconoscere tali insidie della vita? Perché si ripetono?

L'automobilista cerca il suo paradiso, il prete che dovrebbe ambire a ben altro, anche.

In una catena di eventi, che in effetti non si accaniscono solo sulle donne giovani o vecchie, nelle pieghe della realtà gli abusi e le violenze riguardano, intaccano, rovinano, dissacrano (e questo spiega molto altro ancora…!) l'esistenza di tanti individui maschi, vittime e servi dei loro aguzzini a loro volta vittime e servi di aguzzini di altre precedenti generazioni.

Questa storia da cronaca giudiziaria, a differenza di altre, ha un risvolto economico che si rivelerà non indifferente.

Lucio urla e cerca di scappare dall'auto. Armeggia con la levetta sullo sportello. L'auto è ferma o è costretta a fermarsi. Cosa urli, calmati. Non ti faccio niente, eh eh… L'uomo ben vestito si infastidisce ma ride. Perché tanta agitazione? Il paradiso si allontana. Lo sciocchino poteva alzare la posta e chiedere di più… Soldi, oggetti preziosi, regali di ogni genere… Uno scambio, semplicemente uno scambio, e il gioco è fatto. Dare per avere. Prostituirsi pare l'essenza della vita. Per ottenere devi cedere. Che cos'è il compromesso? Adattarsi a svolgere mansioni poco piacevoli per avere in cambio un beneficio dilazionato. Lavorare per sopravvivere. Piegarsi. Servire per aggiudicarsi un riparo, ingoiare umiliazioni per raggiungere uno status. Chi può pagare
per avere sa che speculerà sulla fame e sul bisogno. Le relazioni paritetiche sono una vera chimera. Ma esistono davvero? Forse quando tendono di fatto ad esserlo, non ci si crede, tanto si è avvezzi all'inganno!

Bene. Avevamo lasciato Lucio alla sua fuga. Non conosce il luogo in cui si trova. Una campagna aperta e deserta per lui che vive in città. Spazi apparentemente vuoti e certamente estranei… Quello riparte e lo abbandona lì. Cielo e terra, la polvere si rideposita. Il silenzio gli preme sulle tempie. Urla e non sa se sta urlando, sanguinando o morendo. Un contadino emerge da un fossato. Capisce al volo. Lo accompagna ai Carabinieri. Lucio torna a casa rassicurato. Gli hanno chiesto dettagli per individuare l'uomo. L'auto non basta. La targa. La targa ci vorrebbe.

Dopo otto nove mesi, la rivede in centro a … e lo riconosce lì accanto. Ha pensato subito ai numeri che non aveva preso prima… per tutto quel tempo. E ora, il miracolo: è l'occasione per incastrarlo, il porco.
Svelto prende quel numero di targa. E corre dai carabinieri. Almeno così riferisce. Ma io credo che si sarà consultato con sua madre e forse con suo padre, prima.

Di fatto il tizio viene acchiappato. Inizia il procedimento. Bisogna considerare a questo punto che erano gli anni '50. Per alcuni, anni di esplosione di nuova ricchezza, per altri anni di reiterata fame. La madre di Lucio domina la scena. Segue il processo. Viene avvicinata da un emissario dell'incriminato. Signora, cerchi di capire. E' solo un uomo… un povero innocuo viziato… ed è pentito del suo gesto. E' un professionista affermato stimato e rispettato. Suo figlio in fondo non ha ricevuto un danno, mi capisce, irreparabile… non è stato veramente… toccato. Un tentativo, sì… maldestro, confuso… irresponsabile, sì, giusto. Veda un po' lei. Volesse accettare una somma a risarcimento, naturalmente più cospicua di quella che verrebbe computata dal giudice e chissà quando…

Epilogo: primi anni '50, quattro milioni e mezzo. La coscienza lavata, il borsellino alleggerito ma senza compromettere la fedina penale. Una furba compensazione. Una zampata da vecchio leone ansimante sulla preda che è già sfuggita. Un'ammissione di insuccesso. Una colata a picco con risalita finale a sorpresa. Una volta a galla, c'è ancora un mare pescosissimo. Tante acciughe da catturare. Tanti pescetti. Preso il respiro, ricomincia la caccia.

Molte domande si aggiungono a questo superficiale resoconto (non è un'indagine, non è una narrazione dettagliata). Lentamente cambia il modo di sentire rispetto agli abusi sessuali. Rispetto agli abusi in generale. Gradualmente si trovano le parole per dire il risentimento. Talvolta le parole dette furono inascoltate o trascurate. Più spesso gli inviti a tacerne o a ritrattare, soverchianti.

Se non continuassero a raccontarmi di queste storie, io non ne scriverei. E vorrebbe dire che questa forma del male non esiste. Invece sì. Non è ancora… superata! Fisiologicamente o culturalmente.

NELL'ASCENSORE 2

maggio 5, 2011

Incrocio l'Uomo della cartelletta con cui avevo discorso nell'attesa che la Secca si sbrigasse, che mi stringe la mano con estrema affabilità. Avanti!, fa la Ines, con piglio deciso. Esco soddisfatta per il risultato nel merito della dichiarazione da integrare e per il clima umano, e percorro le vie del quartiere misterioso verso la stazione di G., soffermandomi sull'architettura, alla scoperta di inserti ottocenteschi o del primo novecento. Sopravvivono alcune piccole officine e ex trattorie. Queste ultime sono già attive. Animate da abili immigrati che hanno sostituito i vecchi proprietari. E sono gli egiziani i leader nel campo della ristorazione. E' mezzogiorno e i muratori delle case in ristrutturazione della zona siedono gambe sotto il tavolo e capelli polverosi: devono pur riempire lo stomaco. Leggo la lavagna del menù. Alici fritte. Entro e ne faccio un assaggio: due pescetti su un letto di insalatina, ot-ti-mi. Raccolgo bigliettini da visita a destra e a manca. Compreso il negozio-museo di sauri, con draghi e camaleonti, serpenti e lucertole… Per darmi una dimostrazione di buon comportamento dei suoi protetti, sotto lampade per il riscaldamento degli ambienti e nei terrari, il negoziante avvicina una locusta alla vista disarticolata e indipendente degli occhi del camaleonte.  E mi racconta l'abilità ineguagliabile dei tedeschi nel produrre efficacemente il cibo di base, fresco e resistente, di questi animali: i grilli. Quattro euro per poche unità. Un investimento. Costano, queste passioni.

Riconosco la stazione centrale sulla sinistra e mi imbarco sul 33 fino alla svolta sul viale in prossimità dell'ospedale. Dovevo approfittarne per fare una sorpresa alla mia amica M., tutto combacia nella vita prima o poi… Ed era arrivato il momento preconizzato. Ma lei è scesa in mensa, la rincorro (la riconoscerò tra i tanti che mangiano sul vassoio standard?), non la trovo, ripasso dal laboratorio, sarà a prendere il caffè al bar, chissà se dentro o fuori dal perimetro dell'ospedale? Torno. Dieci minuti e arriva, mi dice l'operatrice che la chiama per me. Non le dica chi sono! Mi apposto in prossimità dell'ascensore al piano terra, e passa il montacarichi che trasporta una figura umana in completo pantaloni e giacca antracite. Proviene dal seminterrato. Prosegue per il primo piano. La seguo. Anni e anni di distacco non voluto, non programmato si colmano in pochi minuti. Ho di fronte a me un esempio di vita vissuta all'insegna della dedizione al lavoro. Con luci ed ombre, dal suo punto di vista. Abbagliante agli occhi degli altri. Instancabile. Intensa, di una reattività rapidissima. Ipersensibile. Ho ritrovato M., pronta a rimettersi in gioco come professionista. In altro settore. Sono sicura che ne vedremo delle belle.

COPIARE POESIE

aprile 7, 2011

Lui è un amico leccese. Poeta e performer. Mo' s'incazza…

Gli rubo temporaneamente questa e la giro ai miei visitatori occasionali e non.

(ma come funziona il controllo sui diritti d'autore in internet? per autoregolamentazione? così facile rubare?)

Penso ai 309 morti a L'Aquila e alla città stessa, oggi.

Penso ai 15000 migranti periti nella traversata mediterranea negli ultimi 20 anni, e a quelli che ci arrivano con i soli vestiti addosso e ricominciano a vivere.

Penso ai 30000 giapponesi affogati e a tutti quelli che come spugnette assorbono tutte le radiazioni che si stanno sprigionando dalle falle dei reattori danneggiati.

Non è una graduatoria di numeri.

Penso agli italiani umiliati dalla politica. Penso agli ultimi pigmei a cui hanno bruciato le capanne  per vendergli le lamiere.

Stesso cordoglio.

Eccolo (rileggete più volte). Ciao Max, grazie. 

Nel luogo che incontra i corpi, spesso esplodono molliche improvvise…
Nel luogo che incontra, la carta, spesso rotola quasi infurbita…
Nel luogo che incontra, legni sapienti slegarono legni dormienti…
Nel luogo che incontra nasceva linguaggio di virgola…
Il luogo che incontra ospitava l’unico abitante silenzioso…
Il male, nel tempo, abitò stanze ben oltre le nostre chiavi d’accesso…
Ma nessuno, nessuno si accorse di lui…

 

MRS ROBERTSON

marzo 8, 2010

Sono già due o tre le volte che per spostamenti giornalieri, dimentico gli occhiali da lettura. Ma, fortunatamente, con un minimo sforzo, e sotto la luce giusta, me la cavo ancora. Leggo lentamente e con la massima concentrazione. Vi sono tre livelli di immersione nella lettura: ad alta voce, dove si cura l'effetto ma alle volte se ne è lontani, ed è il più superficiale; a mente, e qui il ritmo è praticamente quello del sonno; scandito con le labbra ma solo bisbigliato, altamente focalizzato e minuzioso come nel caso in questione. Così rimane scolpita la narrazione!

Allora, che nesso c'è con Mrs Robinson? Che poi è Mrs Robertson, ma c'è assonanza.

Una tizia dall'atteggiamento ripugnantemente aristò, al telefono si presenta al suo interlocutore gracchiando: sono la signora RRRRRRRRobertson! E minaccia di passare ad altre vie se entro una settimana non succederà qualcosa…

Impossibile resistere: il treno è una fonte inesauribile di spunti! E quando la lettura necessita una pausa, lo spettacolo è assicurato.

quadretti ancora quadretti

ottobre 7, 2009

A. al mercato vado sempre con le mie sporte di stoffa e anche di plastica se ne ho di capienti e resistenti in aggiunta. il venditore di frutta mi dice che era da un mese che non vedeva una sciura con la sua sporta… ”e poi tutti fanno gli ecologisti”’ ha detto..

B. incrocio una signora coi capelli raccolti il passeggino quattro bimbi intorno saltellanti e il pancione.. era una famigliola rom bellissima.. tutti ridono e chiedono ”hai qualcosa?” che simpatici…

C. il pescivendolo che porta lo stesso cognome di una mia nonna ha alici stupende e va a comacchio a pescare le anguille… una vita a milano, banca e sbanca.. che cosa bizzarra!

DOPO L'UOMO IN AMMOLLO…

ottobre 2, 2009
finalmente è arrivato:

l’uomo più stirato
del mondo!
al Chiostro dei Glicini, ieri sera alla inaugurazione di MAPPE D’ARTISTA – www.fondazionedars.it  – www.umanitaria.it  –
e LUI si chiama ROBIN van ARSDOL –  www.art28.com

RIENTRO 2

agosto 24, 2009
  1. che bello il ballo al castello! c’è il liscio!
  2. che buono il gelato all’hollywood di corsico! c’è la pera-cannella, il mango e il cioccolato nero all’arancia!

…soddisfazioni di fine agosto!

(tanto domani riparto! uh uh)

ESSEMMESSE

maggio 5, 2009

notte prof. …non hai incubi scolastici vero? pensavamo di tornare al gabbiano magari con voi cosa ne pensi? vado a fare i miei 50 km.. presa, ke bello! ah allora è spacciata… i sensi di colpa sono armi potentissime e sottilissime non appena lo ricevo ti aggiorno ti do una botta in testa mi prenoto già per l’estate potrei darci un okio anke stasera preferirei però … la schiena aromatizzata di sole vabbé tocca ripiegare la sua giornata fruttuosa la mia da ape operaia dominata oltre che pervasa dalle associazioni di idee ti saluto dal bresciano ma quanto vale questo 25 aprile?sempre un utile esrcizio mentale fare i turisti a casa propria curiosità perenne …  sarà intelligente di riflesso non s’illuda! fma diceva che per dipingere bene bisogna avere i piedi caldi le tue idee sono fantastiche come te sviluppiamole solitudine ristoratrice vista mostra futurismo mi dicono che i pulcini sanno contare e hanno capacità matematiche …sei a zonzo? ho finito la conferenza ora mi puoi chiamare fino alle 20.30 jac sempre meglio che cantarti tanti auguri AUGURI PAPILLA mille di queste alici mi son tolta un anno anch’io!! romanzata bene io ho terribili affondi di realismo mi illumina l’idea e pure il lampione come è stata l’inaugurazione? mi fai sorridere l’anima lavare i panni sporchi in pubblico  ehi pasqualina! iniziato murakama  ben

IL MIO PRIMO KEBAB

aprile 22, 2009

Risale al 1984 quando giovane cameriera prima in Galles con progetto scambio tra twin-towns pro acquisizione english language e poi sguinzagliata per Londra a scialacquare il guadagno (gli ultimi pennies spesi a Camden!) un amico in servizio a Moylan House mi portò vicino a Piccadilly in una botteguccia con uno spiedo verticale che io non avevo mai visto prima e da cui con un coltellaccio, un omino rifilava tocchi di carne chiara che cadevano su un vassoio di acciaio e poi finivano in un panino a tasca. Rivelazione. In Italia era ben di là dall’apparire.

Ora, posso anche dire di aver casualmente constatato la diffusione dei kebab qui da noi, ma io non ne sono così appassionata anche perché mi sembrano inferiori a quelli di Piccadilly: morbidi, insalata fresca, cipolla-cipolla, salsina bianca autentica (quelli) e secchi, insapori con salsina omologata che sa di maio-schifezza e pomodori frolli-slavati (questi).

La questione non è mangiare il kebab per strada, ma è mangiare bene! Magari portiamoci da casa

 il panino con la cotoletta

e la foglia di lattuga intera che esce ammiccante dai lati, e troviamoci a mangiarlo in piazza Aquileia in barba alle bistecche argentine e alla fajita messicana!

In seconda convocazione propongo:

il panino con le alici fritte.

Seguirà la sessione della parmigiana, della frittata alle zucchine, della peperonata!