Posts Tagged ‘amiche’

PAULA AND SIX

giugno 5, 2015

bianco e nero depurartlab gallery

INGANNI, 6 MARZO: APPUNTAMENTO IN BANLIEUE

febbraio 2, 2015

Oggi mi sentivo francese. Non Charlie, francese, ho detto. Libera. Frère Jacques et soeur Claire. Chaumeurs-pélerins. Le rayon vert. Vive la Banlieue. L’ATM paga questo viaggio. Lingua verde da vampiro. Lalalalalalalalallà. Lo svizzero genovese. Il danese delle ceramiche. Villa Jorn. Angelo e i mandaranci. Gli innesti vincenti. Aggressivooo? La finestra a sesto acuto. Murales. Muppet faccia da nazista. L’open day di Brera. Incroci blabla. Intercity. Alfonso metalli. Fabrizio paella. ADM riunione uno e due. Soddu. Gabbana. Bellini. Domani.

NELL'ASCENSORE 2

maggio 5, 2011

Incrocio l'Uomo della cartelletta con cui avevo discorso nell'attesa che la Secca si sbrigasse, che mi stringe la mano con estrema affabilità. Avanti!, fa la Ines, con piglio deciso. Esco soddisfatta per il risultato nel merito della dichiarazione da integrare e per il clima umano, e percorro le vie del quartiere misterioso verso la stazione di G., soffermandomi sull'architettura, alla scoperta di inserti ottocenteschi o del primo novecento. Sopravvivono alcune piccole officine e ex trattorie. Queste ultime sono già attive. Animate da abili immigrati che hanno sostituito i vecchi proprietari. E sono gli egiziani i leader nel campo della ristorazione. E' mezzogiorno e i muratori delle case in ristrutturazione della zona siedono gambe sotto il tavolo e capelli polverosi: devono pur riempire lo stomaco. Leggo la lavagna del menù. Alici fritte. Entro e ne faccio un assaggio: due pescetti su un letto di insalatina, ot-ti-mi. Raccolgo bigliettini da visita a destra e a manca. Compreso il negozio-museo di sauri, con draghi e camaleonti, serpenti e lucertole… Per darmi una dimostrazione di buon comportamento dei suoi protetti, sotto lampade per il riscaldamento degli ambienti e nei terrari, il negoziante avvicina una locusta alla vista disarticolata e indipendente degli occhi del camaleonte.  E mi racconta l'abilità ineguagliabile dei tedeschi nel produrre efficacemente il cibo di base, fresco e resistente, di questi animali: i grilli. Quattro euro per poche unità. Un investimento. Costano, queste passioni.

Riconosco la stazione centrale sulla sinistra e mi imbarco sul 33 fino alla svolta sul viale in prossimità dell'ospedale. Dovevo approfittarne per fare una sorpresa alla mia amica M., tutto combacia nella vita prima o poi… Ed era arrivato il momento preconizzato. Ma lei è scesa in mensa, la rincorro (la riconoscerò tra i tanti che mangiano sul vassoio standard?), non la trovo, ripasso dal laboratorio, sarà a prendere il caffè al bar, chissà se dentro o fuori dal perimetro dell'ospedale? Torno. Dieci minuti e arriva, mi dice l'operatrice che la chiama per me. Non le dica chi sono! Mi apposto in prossimità dell'ascensore al piano terra, e passa il montacarichi che trasporta una figura umana in completo pantaloni e giacca antracite. Proviene dal seminterrato. Prosegue per il primo piano. La seguo. Anni e anni di distacco non voluto, non programmato si colmano in pochi minuti. Ho di fronte a me un esempio di vita vissuta all'insegna della dedizione al lavoro. Con luci ed ombre, dal suo punto di vista. Abbagliante agli occhi degli altri. Instancabile. Intensa, di una reattività rapidissima. Ipersensibile. Ho ritrovato M., pronta a rimettersi in gioco come professionista. In altro settore. Sono sicura che ne vedremo delle belle.

ROMA E'…

aprile 11, 2011

villa torlonia che in origine era dei francesi torlonias con gli obelischi piantati nel parco in omaggio alle donne di casa ma che dico alle principesse e la casina delle civette e suoi vetri piombati sui resti dell'antico chalet svizzero il parco sempre allo stato di cantiere e le panchine scassate il centro scout in piazza dello scoutismo che i navigatori non conoscono ancora il napolo-romano che elogia le virtù della cremazione cos'è quel verde laggiù ah il posto dove tutti andremo a stare il verano ma non proprio quello che è già preso dai ricchi frin frin con le dita meglio una scaldatina e via piazza bologna snodo 62 attesa per torre argentina e giù a trastevere dai bucatini e nei vicoli che c'è trastevere e trastevere e si passa dal nuovo sacher da ermanno poi vedi un cinefilo giapponese che sa tutto della commedia e snocciola nomi di registi e attori scola castellani e raccoglie cimeli come foto degli anni sessanta di attori sul set vedi quello è capolicchio e lavora ancora porta in braccio il regalo di un amico regista che dipinge in giallo e verde una figura antropomorfa ma anche un po' marziana ancora pittura fresca e che si spatascia sulla giacca umiliandosi e mortificandosi per la colpevole disattenzione come può essere così negligente dice a se stesso che figura grama e barbina ma risulta di una simpatia irresistiibile nonostante i suoi tic da solerte giapponese pozzo di sapienza e emerito propagatore della cultura cinematografica italiana meriterebbe un riconoscimento ufficiale! sorella enza da barile devota madre e sorella all'aranceto dell'aventino con giorgino e il buco della serratura ma che sorpresa il coro di palo alto a santa sabina ospite dell'omologo di casa eleganti con drappeggio bianco le coriste in formazione totale 110 elementi di una decina di nazionalità diverse accomunate dal sacro canto in contrapposizione totale alla rissa uno alla stazione di san paolo alla piramide per ostia che le due ragazze si davano calci e pugni e si tiravano i capelli e si sono divise un gruppo al mare che l'aizzava e l'altra con due amiche superstiti che rinuncia e sgombra dall'atrio mesta per non dire della rissa due al campetto di tiburtina dove amici di squadra si pestano interrompendo a più riprese il primo tempo rimasto unico forse con l'occhio in mano…

continua

settimana della cultura molto conveniente entrare al foro imperiale al colosseo al vittoriano a castel sant'angelo a palazzo venezia con la targhetta calamitata calamitosa alla mostra di fotografia dei '50 e '60 e le passeggiate romane sul divano nella saletta della proiezione insieme ad altri avventori rivedi i mocciosi e il pescatore pugliese con i solchi nella faccia di altri tempi e alla faccia ci facciamo un panino alla porchetta di ariccia oggi sul muro si legge più frati meno preti e finanziamenti all'istruzione pubblica e non ai cacciabombardieri vedere l'impunità dei politici affaristi dal centro del paese è più lancinante ma i musicanti slavi nella piazza di santa maria in trastevere cantano un po' romano e un po' francese e i bucatini di testaccio sono mejo e alla pajata non si rinuncia anche il carciofo va giù liscio liscio baccalà alla griglia con patate compreso stratificano sotto il gelato di violarosso concatenandosi sempre in sequenza più che logica a tutt'il resto! ostia dimenticavo ostia!! che compleanno!!!

LA SORELLA DEL SINDACO

febbraio 10, 2011

La ragazza seduta a fianco si alza ed ha una tuta nera su una maglietta di cui spunta il bordino bianco.
Magrissima, è uno stecchino. La postura troppo eretta dà un senso di incertezza e di fragilità. Chissà se si piace.
Certamente esserlo, magri, è percepito come un vantaggio. Oggi. Le grasse non se la passano bene.

Passare dalla taglia 38 alla 44 in trentanni dà soddisfazione. Giovanni C. apprezza il fisico da guepière. Sapendo di non poter imporre ad alcuna di indossarla (a meno di sganciare, ma nemmeno quello funziona con tutte) lascia correre l'immaginazione. Sul set fotografico domestico si gioca allegramente. Ma Gio, i cui pregi letterari sono certificati dal famoso premio B., è un remissivo di natura. Lo chiamo e lo saluto. La responsabilità e il dovere che sente verso le persone che hanno necessità della sua presenza lo frenano e lo invischiano in un destino alquanto oscuro che ha spiragli di luce quando la galleria di via del Carmine si apre e ivi si espongono le sue propaggini astratte, in un distillato materico denso di simboli e significati. Inaugura il 26 febbraio e sta su per quindici giorni. Lo vado a vedere, Gio!

Ancora sul fisico. Se una/uno si piace si vede. Adesso ne ho un'altra, di fronte. La tutina nera è scesa. Questa ha appena chiuso una telefonata con 'un bacio ciao ciao ciao'. Non ho origliato prima e adesso sono curiosa di sapere con chi parlasse. Sui 33-34, viso colorito, ama esporsi ai raggi solari come me. Mi assomiglia. Stessa maniera di acconciare i capelli. Jeans con calza opaca nera che spunta da sotto e scarpa tacco impunturata punta stondatissima bicolore. Legge Vanity Fair. Ma che lettura è? Distensiva, informativa? Moda attualità costume? Per radio passava sabato una vecchia intervista in parallelo a Camilla Cederna e a Lietta Tornabuoni: due miti del giornalismo. Oggi Barbara Spinelli e Concita de Gregorio ad esempio mi sembrano delle figurine assai minori… E' come se il berlusconismo avesse contaminato tutto.

Ah ecco, entra una patatona. Mancava nel novero delle tipologie: la secca, la media e ora la ciccionazza. La stavo aspettando. Vestita prevalentemente di nero. Sotto un gilet tricot gigante, porta una maglia viola con una collana altrettanto viola che la decora. Gli occhiali da sole quadrati non la coprono abbastanza.  Armeggia col touch e si liscia i capelli neri lunghi. Le unghie sono molto curate lunghissime e squadrate. Ha un doppiomento spaventoso. Altre donne popolano questo treno.

Scendo e trovo la Gianna. Novità. Compra casa. Non novità. Le sue sorelle sono insopportabili ed è stanca di starle a sentire. Lavora lavora lavora. Tanti anni fa, mi rivela, con riferimento alla sua avversione per le relazioni vincolanti, quel ragazzo aveva una moto bellissima e si andava a fare le gite… Erano liberi e belli. Ma fece un errore, un solo errore. Una domenica pomeriggio deviò per una strada laterale che conduceva ad una casetta. Lì c'era sua zia e la Gianna le fu presentata con un certa formalità. Era il primo gradino per scalare la via del matrimonio. Scappò. La Gianna è una fuoriclasse. Lei non è affatto contaminata. Non è alta e secca, non è media, non è cicciottella. E' un'entità umana di altro spessore. 

AMPUTAZIONI GENITALI E MENTALI

febbraio 6, 2011


 

Le donne devono dissimulare. Gli uomini devono ostentare. Cosa? L’attività sessuale, ad esempio.
Lo smalto sulle unghie (delle donne, non mi risulta che gli uomini…), specialmente se è rosso, indica disponibilità, libertà, perciò si addice alle prostitute, le puttane. Oppure lo mettono le donne sposate maliziose che vogliono comunicare al mondo che sono a disposizione dei mariti che le desiderano anche un po’ ammiccanti come puttane perché sono le loro puttane personali e li servono in tutto. Le calze a rete hanno la stessa funzione. Gli stivali alti  con la gonna corta, anche. Questo ci insegnavano ancora pochi anni fa. La reputazione della ragazza che si affacciava alla società era pericolosamente in gioco. L’onorabilità della sua famiglia, solennemente a rischio. Alla rinfusa, mi salta in mente la persona, il personaggio, la vicenda di Moana Pozzi che trasgredisce le regole sociali e della famiglia, si atteggia a prostituta, esibisce il suo corpo, fa i film hard, mima e esegue amplessi, mette in imbarazzo qualcuno, sollazza qualcun altro, fa parlare di sé, prima della triste morte precoce, come di una donna estrema, disobbediente, dall’atteggiamento provocatorio, una autentica vergognosa.
La Cicciolina, stessa epoca (a parte la scandalosa incursione in politica, la vera profanazione del tempio), dava meno affanno essendo straniera e per questo in un certo senso autorizzata a fare la ballerina porno, sradicata, figlia di nessuno, fatina grottesca, quale appariva.
Il corpo delle mille altre in tv che sgambettavano e sculettavano pareva un elemento ormai irrinunciabile di un siparietto simbolico, un retaggio dell’avanspettacolo allargato a tutta la piazza mediatica. Si cominciò presto a insinuare e non sempre a torto che le ragazze messe lì passavano prima dal lettuccio caldo di qualche regista, o addetto di vario grado che fosse; chissà forse frettolosamente anche sotto la scrivania o in uno sgabuzzino… Ci si scandalizzava anche ma iniziava a farsi strada l’idea della rapidità, dell’immediatezza con cui la furbizia si trasformava in calcolo vantaggioso: un semplice op-là in cambio di una parte ben remunerata. Erano gli anni ottanta. La pianta che oggi è così radicata è stata abbondantemente annaffiata allora. Ma quando fu seminata?
Legittimo investire sul corpo? Si può essere serie, meritevoli e preparate solo come ballerine della Scala o anche come ballerine del Varietà del sabato sera? L’osmosi è prevista mi pare, le brave… sono brave e basta! Ammettiamo che quindi ci siano le brave in ogni categoria, le serie, le rigorose, le professioniste (senza ironia): il dibattito che si è aperto focalizza il diritto delle donne di scegliere di intrattenere chi le paga. Vendendo liberamente ciò che possiedono: un bel corpo giovane e sensuale, tonico e flessuoso, ponendosi come abili attrici.  In un mondo come sempre competitivo che scarta le meno adatte. Per fare questo mestiere ci vogliono dei requisiti che non interessano la pianista, la fornaia, la paleontologa, forse… Però niente e nessuno dovrebbe impedire la combinazione dei fattori: una fornaia può fare la ballerina, una paleontologa l’accompagnatrice o viceversa… Con questa storia delle escort nei palazzi ci si sta accanendo un po’ troppo contro le donne, ancora una volta. Sono selezionatissime quelle, ma ognuna può fare nel suo piccolo, la sua parte, artigianalmente, in proprio, senza agenzia.  L’esibizione non è altro che il mostrarsi: un dato naturale, vitale. Bacchettarla non ha senso. Infatti molte donne vivono nella mortificazione di sé e non sanno nemmeno il perché.
La recente campagna di raccolta di adesioni contro l’umiliazione derivante dalla mercificazione del corpo è cosa buona. Innanzitutto le minorenni vanno tutelate, ma se hanno imparato così presto a vendersi dobbiamo interrogarci sull’ambiente educativo che le ha addestrate (prima di RUBY, la nostrana NOEMI) e sulla difficoltà di smantellare un comportamento diffuso e radicato. Difficile poi diventa distinguere tra una diciassettenne e una diciottenne: il superamento della soglia è un fatto puramente legale, formale.
Il politico anziano, fragile, angosciato dall’invecchiamento, in preda a crisi persistenti di identità, che non accetta il proprio fisiologico decadimento senile e perde la dignità, l’onorabilità e il decoro bruciando in pubblico la famiglia che ha creato (la seconda), scartando la moglie che aveva scelto con criteri commerciali… da advertisement! Ma uno così attento al marketing, può non accorgersi di essersi messo in ridicolo a partire dai trapianti di capelli e dai lifting fino alle barzellette, le battutacce, gli scherzetti e le grasse risate? Questo voleva la P2? Un patetico, e anche dispersivo, esecutore?
Per migliaia di anni le donne hanno silenziosamente sopportato sfruttamento per non dire schiavitù, abusi per non dire violenze. I segni più lancinanti sono le amputazioni genitali, l’infibulazione. Se sopravvivono al parto, le donne si portano appresso per il resto della vita ferite mal cicatrizzate, lesioni malcurate, prolassi, infezioni, mutilazioni… Vivono segregazione, esclusione, ripudio, lapidazione. E sviluppano alternativamente o al contempo, senso di colpa, distorsione della percezione del loro ruolo seduttivo e relazionale, l’idea di essere nate per il sacrificio di sé, di essere invariabilmente al servizio degli altri.
A parità di lavoro, guadagnano il 20-30 % in meno dei maschi. Ovvio che se facendo un semplice bunga bunga ti sfilano 5 pali per 4-6 ore di turno, gli uomini si incazzano. I trans della migliore scuola non si scompongono e se ne farebbero un baffo se li avessero perché sono altamente competitivi in materia! Ma prova a toccare le faccende di grano e potere: se uno lo fai in fretta e due lo togli a chi se ne sente designato, tutti si agitano!
Ogni donna in fondo immagina se stessa nei panni della prostituta, e ogni uomo si immagina almeno una volta… in due modi: su uno sorvoliamo per il momento perché non è esattamente contestuale, l’altro è quello dell’imprenditur furbo che fa successo e si arricchisce e può soddisfare tutte ma proprio tutte le sue voglie.
Ecco perché, dopo tutti i tentativi orto ed eterodossi, di affermarsi, questo della donna determinata fin da giovanissima ad affrancarsi, è una pubblicità che non va tanto per il sottile, ma mira ad essere efficace. Il fine, come al solito, giustifica il mezzo.

GIBILTERRA, SARAMAGO E UN CERTO STILE

giugno 29, 2010


 

1. Il bagnino colto e sensibile parla del ricambio completo del Mediterraneo in 80 anni e della corrente triplice a Gibilterra, dove al centro dello stretto è in entrata e ai lati, sottocosta, in uscita. Il cumulo di rifiuti che scende dai fiumi e si accorpa a quelli che si trovano direttamente in mare, viaggia verso IL 7° CONTINENTE.

2. Il bagnino 'gnurant e ottuso non sa di cosa si stia parlando. Informati, salame!  http://www.google.it/imgres?imgurl=http://talpaonline.altervista.org/portale/e107_images/isola_plastica3.jpg&imgrefurl=http://talpaonline.altervista.org/portale/comment.php%3Fcomment.news.170&h=432&w=750&sz=177&tbnid=h71VzEkdULvK1M:&tbnh=81&tbnw=141&prev=/images%3Fq%3Disola%2Bplastica%2Bpacifico&hl=it&usg=__rLsXp-8wHk9eTil0mFnIGn2IFNU=&sa=X&ei=Ow4pTKf4ONKHOPz__IoG&ved=0CCkQ9QEwBA

3.  Vacanze all'insegna del risparmio per un padovano che dorme nelle stazioni e elemosina una focaccia: i nuovi barboni avanzano! E anche sulla spiaggia dove basta avere una mutanda colorata che assomigli a un costume, sono come pesci fuor d'acqua! Pur sentendomi affine, avrei qualcosa da dire… Son troppo vestiti, stralunati, sporchi, affamati… Non esercitano appieno la libertà che li permea nel loro stato e che è l'unica ricchezza che possono far valere, insieme a tutto il bagaglio umano che si portan dietro-dentro! Tornavo con la mia canoa a riva e… mi abborda scusandosi, dicendo che aveva per tutto il tempo rimirato

le mie scarpe da tennis,

con la frangia. HANNO UN CERTO STILE, mi fa, rapito… Ma, che dire? Se dignità e stile vanno a braccetto, i bagagli di un senzatetto non possono essere soverchianti, una zavorra, un impedimento, un alibi! Vivere alla pari è possibile. Fior di associazioni mettono in contatto mano d'opera agricola con agricoltori, e in Toscana è molto diffusa la modalità di approccio tra domanda e offerta. Anche qui è una questione di informazione! http://www.wwoof.org/; http://www.wwoof.it/

4. Al podere AIONE, ad esempio, lavorare alla pari si può: http://www.aionearte.it/ e si dipinge e lavora artisticamente il ferro, riposando nella pace delle colline volterrane!

5. Le sorelle R., temporaneamente spiaggiate sul litorale toscano, sono zitelle (detto benevolmente, tanto questa parola racchiude un mondo reale, una condizione diffusa) e… dove sono i PRINCIPI AZZURRI?

6. M. ha perso punti patente, ha scassato l'auto e, OBBLIGATO A SERVIRSI DEL TRENO, alla stazione dimentica la valigia sul marciapiedi… Talvolta però va a pescare con la barca e prende tonnetti e pesci spada, dai… non è disabile!

7. M. dimentica la sacca dei ferri golf al campo, distante 300 km… CHE M. SBADATI!

VERSO LA LUMINARA

giugno 15, 2010


Le due indicano un'ora di cammino. Il lungo pontile è a metà strada e non si può non fotografare. Il pescatore mi guarda divertito: …e tre, che fan la foto!

A rispondere poi al telefono (era la Torni, la maga bianca, e una mezzora prima l'avevo evocata per un invito ad una sua mostra che avevo trascurato e me ne dolevo!) guardando contemporaneamente il tramonto e raccogliendo un Pluto disperso, ecco profilarsi il campeggio del Puntone, segno che era ora di uscire dalla spiaggia e di immettersi sulla strada per Castiglione, da lì lontano 16/17 km.

Amir, la guida (spirituale) non tarda ad arrivare. Ha tolto il camice di farmacista, e mette la camicia del musicista o il camicione del santone.

L'albergo Pirla (o forse Perla) ci aspetta!

FRASE DELLA SETTIMANA

febbraio 8, 2010

La frase della settimana l’ho sentita venerdì scorso. Sul momento ci ho pure scherzato sopra ma a ripensarci ha un che di agghiacciante.

BASTA CON LE RELAZIONI, fa la mia amica P. mentre raccoglie la sua piccola dal pavimento. EH BBBASTA, MOLLIAMOLE, DISTACCHIAMOCI, rincaro io, pensando non all’isolamento bensì alla selezione! Sacrosanta!

Eppure si rimane invischiati, ci si trascina in storie di amicizia o per meglio dire di IPOTESI DI AMICIZIA, fasulle, insignificanti, illusorie, inutili, per non dire fuorvianti, deleterie, degradanti e perfino umilianti!

Se da un lato i rapporti esterni alla famiglia si percepiscono di grande valore e di vitale importanza, alle volte veramente alternativi o sostitutivi di quelli interni, talvolta si trasformano in vere bombe deflagranti con caratteristiche addirittura peggiori di quelle rilevate tra i famigliari stessi. E credo che ciò dipenda dalla nostra deformazione che ci porta a trasferire i traumi e le paure all’esterno inglobandolo negli schemi interni, vanificando i vantaggi e i piaceri della libertà delle relazioni esterne che vorremmo ma che non siamo sempre in grado di condurre. Una risorsa sprecata, insomma! Dico in generale. Perché io mi sento così intollerante e selettiva che non arrivo mai per mia stessa volontà all’esasperazione delle relazioni. Non ritengo necessario lo strappo. Applico la sincerità, i metodi dell’osservazione scientifica e al primo sentore di fuffa, di slealtà e di incoerenza, mi oriento. Parlo o faccio capire chiaramente. Se si vuole sviscerare, lo si fa, con semplicità possibilmente.

Però che delusione alle volte! Basterebbe un pizzico di autoconsapevolezza in più, un esercizio interessante, vivificante e addirittura liberatorio, fonte di autorinnovamento, da svolgere e applicare proprio quando le relazioni si alterano e diventano insoddisfacenti. O come prevenzione, prima che lo diventino… Sennò, niente vieta che tutto si consumi e si getti via. O se preferiamo, si metta nell’archivio della vita. Nel bagaglio dell’esistenza, in saccoccia! Con dignità. Il punto è che nonostante il dato oggettivo, molti soggetti si rivelano oltre che incapaci di aprirsi e di autoanalizzarsi, affetti da una deleteria forma di possessività. E si infilano in un loop negativo. A cui, per sgombrare il campo da dubbi, io non intendo partecipare. A Aramengo, diceva quello!