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QUEL CHE E' DI LUCIO

luglio 12, 2011

Lucio era sfuggito alle molestie del prete mentre i suoi amici, paralizzati, avevano subito i palpeggiamenti. Quelli, fermi a eseguire gli ordini, erano sotto il più stretto controllo mentre lui che era corso via aveva dimostrato carattere, lasciando una spina nel fianco al molestatore che lo considerava ormai un fastidioso nemico, un potenziale accusatore: una mina vagante.

Più volte fu fermato e gli fu intimato di badare bene di non raccontare sciocchezze perché dio l'avrebbe punito per questo e per tutti i suoi indicibili peccati. Lucio non rimaneva indifferente a quelle minacce. Ma quando si calmava, si allentava la tensione del pensiero, avrebbe voluto soccorrere i suoi compagni e portarli in salvo lontano dalle sottane di quel maiale d'un prete.

Da grande Lucio non riferì mai alla moglie di quell'altra vicenda. Di questa sì perché in fondo era esperienza diffusa, e prima o poi si scopre che ci si è cascati dentro in tanti! In questo mondo perverso in cui tra gli altri, seriosi e operosi officianti dei riti della tradizione, tutori del costume, stanno costretti in una veste di nominale rinuncia ai piaceri della carne, obbedienti di facciata al perfido e innaturale celibato, molti sono pronti a giustificare tali comportamenti anche se aberranti e a minimizzarli se gli autori sono proprio i preti… E quando va bene, si ammette che donne più o meno consapevoli, comprensive o caritatevoli possano prestarsi al servizio, percependone gli umani affanni! Ma, giù le mani dai bambini!, direbbe uno slogan di oggi.

Anche da vecchio Lucio ha lineamenti da bambolotto. Un gran bel nasino, due occhietti azzurri intensissimi. E con questo impegnativo bagaglio si porta dietro anche un'urgenza di parlare di tutto, la bocca sempre aperta a sorriso largo o smorfia dolorosa, non si capisce.

La storia taciuta è analoga eppure diversa. Della stessa categoria ma agita da personaggi di altra estrazione o formazione. Una storia da cronaca locale, e a ben vedere di importanza socio-allargata. Lucio ha raccontato con ironia del prete, ma non dell'uomo danaroso con l'auto sportiva che lo attrasse con una scusa.
Ti porto a fare un giro con la macchina e ti compro…
I dodici anni di Lucio cedono sotto la lusinga. E il ragazzino da cinema cade nella trappola. L'uomo lo porta fuori città e inizia ad apparecchiare il teatro della molestia.
Ma quale sarà stato l'ordine dei fatti? Poiché queste che racconto sono confidenze raccolte un qualche lunedì di primavera sul treno per il mare, e ogni tanto mi assale un certo torpore che mi fa distrarre nonostante l'importanza del tema, finisco col dimenticare particolari utili… Prima il prete che quasi paternamente pretende dal suo protetto-attendente un servizietto simpatico, o l'uomo della provvidenza che promette di soddisfare il suo desiderio infantile, in cambio di una sua soddifazione più segreta e vergognosa? A logica, sembrerebbe che il tour con la bella automobile nella soave campagna veneta abbia potuto verosimilmente anticipare l'episodio vissuto in sacrestia dove Lucio si dimostra più consapevole, pronto e reattivo… Ma quel che non mi torna è l'incastro dei dati anagrafici. Se da ingenuo dodicenne non capisce le reali intenzioni del collezionista di belle vetture, è più probabile che quella fosse la primissima esperienza di incontro con l'orco e il porco prete sia capitato dopo in sequenza temporale. Ma un prete preferisce un tenero sette-decenne o un vigoroso tredici-quattordicenne?

Va bene tutto, ok. Va bene tutto… mah! Forse dipende dalla taglia. Torniamo al momento in cui Lucio decide che sia cosa buona e giusta accettare un'offerta così allettante. Me lo vedo: occhietti scintillanti di curiosità e gioia. E' seduto sull'auto che corre veloce e chissà quando comincia l'apprensione… Quando prende forma il sospetto che dietro quel gesto così largo e magnanimo vi sia l'imbroglio, l'inganno? Un braccio si allunga per tastare. E per testare la reattività della preda. L'orco sa che al ragazzino, a meno che non sia per caso già sulla strada della prostuituzione, non piacerà quella sua incursione, ma gioca sull'effetto sorpresa paralizzante che genera l'incapacità a ribellarsi. Soprattutto là dove nessuno può aiutarlo a uscire dal pantano in cui è invischiato, dove nessuno vigila nè lo può proteggere. La preda si dibatterà fino alla morte o se ne uscirà viva, ansimando, si chiederà come si possa essere così sleali da un lato, ma anche così sciocchi dall'altro da non capire il tranello che alle volte ti si tende davanti. Perché non siamo addestrati a riconoscere tali insidie della vita? Perché si ripetono?

L'automobilista cerca il suo paradiso, il prete che dovrebbe ambire a ben altro, anche.

In una catena di eventi, che in effetti non si accaniscono solo sulle donne giovani o vecchie, nelle pieghe della realtà gli abusi e le violenze riguardano, intaccano, rovinano, dissacrano (e questo spiega molto altro ancora…!) l'esistenza di tanti individui maschi, vittime e servi dei loro aguzzini a loro volta vittime e servi di aguzzini di altre precedenti generazioni.

Questa storia da cronaca giudiziaria, a differenza di altre, ha un risvolto economico che si rivelerà non indifferente.

Lucio urla e cerca di scappare dall'auto. Armeggia con la levetta sullo sportello. L'auto è ferma o è costretta a fermarsi. Cosa urli, calmati. Non ti faccio niente, eh eh… L'uomo ben vestito si infastidisce ma ride. Perché tanta agitazione? Il paradiso si allontana. Lo sciocchino poteva alzare la posta e chiedere di più… Soldi, oggetti preziosi, regali di ogni genere… Uno scambio, semplicemente uno scambio, e il gioco è fatto. Dare per avere. Prostituirsi pare l'essenza della vita. Per ottenere devi cedere. Che cos'è il compromesso? Adattarsi a svolgere mansioni poco piacevoli per avere in cambio un beneficio dilazionato. Lavorare per sopravvivere. Piegarsi. Servire per aggiudicarsi un riparo, ingoiare umiliazioni per raggiungere uno status. Chi può pagare
per avere sa che speculerà sulla fame e sul bisogno. Le relazioni paritetiche sono una vera chimera. Ma esistono davvero? Forse quando tendono di fatto ad esserlo, non ci si crede, tanto si è avvezzi all'inganno!

Bene. Avevamo lasciato Lucio alla sua fuga. Non conosce il luogo in cui si trova. Una campagna aperta e deserta per lui che vive in città. Spazi apparentemente vuoti e certamente estranei… Quello riparte e lo abbandona lì. Cielo e terra, la polvere si rideposita. Il silenzio gli preme sulle tempie. Urla e non sa se sta urlando, sanguinando o morendo. Un contadino emerge da un fossato. Capisce al volo. Lo accompagna ai Carabinieri. Lucio torna a casa rassicurato. Gli hanno chiesto dettagli per individuare l'uomo. L'auto non basta. La targa. La targa ci vorrebbe.

Dopo otto nove mesi, la rivede in centro a … e lo riconosce lì accanto. Ha pensato subito ai numeri che non aveva preso prima… per tutto quel tempo. E ora, il miracolo: è l'occasione per incastrarlo, il porco.
Svelto prende quel numero di targa. E corre dai carabinieri. Almeno così riferisce. Ma io credo che si sarà consultato con sua madre e forse con suo padre, prima.

Di fatto il tizio viene acchiappato. Inizia il procedimento. Bisogna considerare a questo punto che erano gli anni '50. Per alcuni, anni di esplosione di nuova ricchezza, per altri anni di reiterata fame. La madre di Lucio domina la scena. Segue il processo. Viene avvicinata da un emissario dell'incriminato. Signora, cerchi di capire. E' solo un uomo… un povero innocuo viziato… ed è pentito del suo gesto. E' un professionista affermato stimato e rispettato. Suo figlio in fondo non ha ricevuto un danno, mi capisce, irreparabile… non è stato veramente… toccato. Un tentativo, sì… maldestro, confuso… irresponsabile, sì, giusto. Veda un po' lei. Volesse accettare una somma a risarcimento, naturalmente più cospicua di quella che verrebbe computata dal giudice e chissà quando…

Epilogo: primi anni '50, quattro milioni e mezzo. La coscienza lavata, il borsellino alleggerito ma senza compromettere la fedina penale. Una furba compensazione. Una zampata da vecchio leone ansimante sulla preda che è già sfuggita. Un'ammissione di insuccesso. Una colata a picco con risalita finale a sorpresa. Una volta a galla, c'è ancora un mare pescosissimo. Tante acciughe da catturare. Tanti pescetti. Preso il respiro, ricomincia la caccia.

Molte domande si aggiungono a questo superficiale resoconto (non è un'indagine, non è una narrazione dettagliata). Lentamente cambia il modo di sentire rispetto agli abusi sessuali. Rispetto agli abusi in generale. Gradualmente si trovano le parole per dire il risentimento. Talvolta le parole dette furono inascoltate o trascurate. Più spesso gli inviti a tacerne o a ritrattare, soverchianti.

Se non continuassero a raccontarmi di queste storie, io non ne scriverei. E vorrebbe dire che questa forma del male non esiste. Invece sì. Non è ancora… superata! Fisiologicamente o culturalmente.

AMPUTAZIONI GENITALI E MENTALI

febbraio 6, 2011


 

Le donne devono dissimulare. Gli uomini devono ostentare. Cosa? L’attività sessuale, ad esempio.
Lo smalto sulle unghie (delle donne, non mi risulta che gli uomini…), specialmente se è rosso, indica disponibilità, libertà, perciò si addice alle prostitute, le puttane. Oppure lo mettono le donne sposate maliziose che vogliono comunicare al mondo che sono a disposizione dei mariti che le desiderano anche un po’ ammiccanti come puttane perché sono le loro puttane personali e li servono in tutto. Le calze a rete hanno la stessa funzione. Gli stivali alti  con la gonna corta, anche. Questo ci insegnavano ancora pochi anni fa. La reputazione della ragazza che si affacciava alla società era pericolosamente in gioco. L’onorabilità della sua famiglia, solennemente a rischio. Alla rinfusa, mi salta in mente la persona, il personaggio, la vicenda di Moana Pozzi che trasgredisce le regole sociali e della famiglia, si atteggia a prostituta, esibisce il suo corpo, fa i film hard, mima e esegue amplessi, mette in imbarazzo qualcuno, sollazza qualcun altro, fa parlare di sé, prima della triste morte precoce, come di una donna estrema, disobbediente, dall’atteggiamento provocatorio, una autentica vergognosa.
La Cicciolina, stessa epoca (a parte la scandalosa incursione in politica, la vera profanazione del tempio), dava meno affanno essendo straniera e per questo in un certo senso autorizzata a fare la ballerina porno, sradicata, figlia di nessuno, fatina grottesca, quale appariva.
Il corpo delle mille altre in tv che sgambettavano e sculettavano pareva un elemento ormai irrinunciabile di un siparietto simbolico, un retaggio dell’avanspettacolo allargato a tutta la piazza mediatica. Si cominciò presto a insinuare e non sempre a torto che le ragazze messe lì passavano prima dal lettuccio caldo di qualche regista, o addetto di vario grado che fosse; chissà forse frettolosamente anche sotto la scrivania o in uno sgabuzzino… Ci si scandalizzava anche ma iniziava a farsi strada l’idea della rapidità, dell’immediatezza con cui la furbizia si trasformava in calcolo vantaggioso: un semplice op-là in cambio di una parte ben remunerata. Erano gli anni ottanta. La pianta che oggi è così radicata è stata abbondantemente annaffiata allora. Ma quando fu seminata?
Legittimo investire sul corpo? Si può essere serie, meritevoli e preparate solo come ballerine della Scala o anche come ballerine del Varietà del sabato sera? L’osmosi è prevista mi pare, le brave… sono brave e basta! Ammettiamo che quindi ci siano le brave in ogni categoria, le serie, le rigorose, le professioniste (senza ironia): il dibattito che si è aperto focalizza il diritto delle donne di scegliere di intrattenere chi le paga. Vendendo liberamente ciò che possiedono: un bel corpo giovane e sensuale, tonico e flessuoso, ponendosi come abili attrici.  In un mondo come sempre competitivo che scarta le meno adatte. Per fare questo mestiere ci vogliono dei requisiti che non interessano la pianista, la fornaia, la paleontologa, forse… Però niente e nessuno dovrebbe impedire la combinazione dei fattori: una fornaia può fare la ballerina, una paleontologa l’accompagnatrice o viceversa… Con questa storia delle escort nei palazzi ci si sta accanendo un po’ troppo contro le donne, ancora una volta. Sono selezionatissime quelle, ma ognuna può fare nel suo piccolo, la sua parte, artigianalmente, in proprio, senza agenzia.  L’esibizione non è altro che il mostrarsi: un dato naturale, vitale. Bacchettarla non ha senso. Infatti molte donne vivono nella mortificazione di sé e non sanno nemmeno il perché.
La recente campagna di raccolta di adesioni contro l’umiliazione derivante dalla mercificazione del corpo è cosa buona. Innanzitutto le minorenni vanno tutelate, ma se hanno imparato così presto a vendersi dobbiamo interrogarci sull’ambiente educativo che le ha addestrate (prima di RUBY, la nostrana NOEMI) e sulla difficoltà di smantellare un comportamento diffuso e radicato. Difficile poi diventa distinguere tra una diciassettenne e una diciottenne: il superamento della soglia è un fatto puramente legale, formale.
Il politico anziano, fragile, angosciato dall’invecchiamento, in preda a crisi persistenti di identità, che non accetta il proprio fisiologico decadimento senile e perde la dignità, l’onorabilità e il decoro bruciando in pubblico la famiglia che ha creato (la seconda), scartando la moglie che aveva scelto con criteri commerciali… da advertisement! Ma uno così attento al marketing, può non accorgersi di essersi messo in ridicolo a partire dai trapianti di capelli e dai lifting fino alle barzellette, le battutacce, gli scherzetti e le grasse risate? Questo voleva la P2? Un patetico, e anche dispersivo, esecutore?
Per migliaia di anni le donne hanno silenziosamente sopportato sfruttamento per non dire schiavitù, abusi per non dire violenze. I segni più lancinanti sono le amputazioni genitali, l’infibulazione. Se sopravvivono al parto, le donne si portano appresso per il resto della vita ferite mal cicatrizzate, lesioni malcurate, prolassi, infezioni, mutilazioni… Vivono segregazione, esclusione, ripudio, lapidazione. E sviluppano alternativamente o al contempo, senso di colpa, distorsione della percezione del loro ruolo seduttivo e relazionale, l’idea di essere nate per il sacrificio di sé, di essere invariabilmente al servizio degli altri.
A parità di lavoro, guadagnano il 20-30 % in meno dei maschi. Ovvio che se facendo un semplice bunga bunga ti sfilano 5 pali per 4-6 ore di turno, gli uomini si incazzano. I trans della migliore scuola non si scompongono e se ne farebbero un baffo se li avessero perché sono altamente competitivi in materia! Ma prova a toccare le faccende di grano e potere: se uno lo fai in fretta e due lo togli a chi se ne sente designato, tutti si agitano!
Ogni donna in fondo immagina se stessa nei panni della prostituta, e ogni uomo si immagina almeno una volta… in due modi: su uno sorvoliamo per il momento perché non è esattamente contestuale, l’altro è quello dell’imprenditur furbo che fa successo e si arricchisce e può soddisfare tutte ma proprio tutte le sue voglie.
Ecco perché, dopo tutti i tentativi orto ed eterodossi, di affermarsi, questo della donna determinata fin da giovanissima ad affrancarsi, è una pubblicità che non va tanto per il sottile, ma mira ad essere efficace. Il fine, come al solito, giustifica il mezzo.

VERMICINO DOCET

ottobre 8, 2010

interessante dibattito su VIBRISSE bollettino a proposito di TV della sofferenza:

http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/07/una-scomparsa-che-ha-sempre-fatto-il-pieno-di-audience-in-tv/

INTERCETTAZIONI / BAVAGLIO

giugno 9, 2010

Penoso siparietto al TG3 stanotte: un commentatore de Il Foglio vicino al pdl, Giuseppe Sottile, ridotto a ripetere alcune formulette preconfezionate, contrastato da Luca Telese de Il Fatto Quotidiano, difendeva arrancando la legge che pone restrizioni quasi totali alle intercettazioni, perché sarebbero stati compiuti degli abusi (vedi casi D'Addario e Bertolaso…) e non si vuole che il popolo sappia delle nefandezze dei politici… Perché non si applicano le leggi per colpire gli eventuali abusi? Le intercettazioni permetterebbero di smascherare più rapidamente i reati che sono il cancro di questo Paese. O dobbiamo lasciar spadroneggiare la casta e le mafie indisturbate? Tanto, anestetizzati consumatori quali siamo, veri polli d'allevamento, preda dell'illusione berlusconiana, da cittadini italiani decerebrati, come i nostri rappresentanti in Parlamento, dormiamo sulle nostre poltrone, inabili, inerti, incapaci di reagire!

http://www.rai.it/dl/tg3/rubriche/PublishingBlock-ba2591cf-e5e5-44db-a2af-4401c6f00a34.html