Posts Tagged ‘anima’

ROMA IN COMA

settembre 22, 2016

Come si può pretendere di farla correre?

SPIAGGIA E BACI AL CONGIUNTIVO

luglio 15, 2016

Una bambina sugli 8-9 anni un po’ esitante chiede al padre sotto l’ombrellone mangiando una pizza rossa piegata in due e concentrata sul pomodoro che strabordava, dopo che lui le aveva comprato dal pachistano un ciondolino di plastica madreperlacea:

… ma se… tipo… in Italia… c’è un bambino che… tipo… non è italiano … e si chiama ANO, anche in Italia lo chiamano ANO?

sì amore…

(ma che padre è?)

Dopo pochi minuti:

…ma papà… saresti felice se…

se..?

ehm… se… (la bimba guarda dalla mia parte e si accorge che sto prendendo appunti… ma il padre la incalza…) ah sì… saresti felice se… se ti do 100 mila baci?

 

e come no?  (fa lui, senza correggerla) …ma li devi contà tutti però!

(… i congiuntivi mancanti?)

LAVORATORI DISOCCUPATI

luglio 8, 2016

Un teorico indiano di questi tempi preconizza il seguente scenario: tutti lavoreremo a tratti, sulla base di continui aggiornamenti, corsi, tirocini, autoformazione. Lo studio che prepara alla professione lungo 10 o 15 anni non avrà più senso.

Zombie anche nel mercato del lavoro, dunque. Free-lancing diffuso. Vincono la furbizia e la flessibilità, intese nel senso di intelligenza pronta e capacità di adattamento, in un quadro di relazioni totalmente nuovo.

Taglio e acconcio i capelli, cucio stoffe di recupero che diventano borse, trousse, indumenti, canto storie e ballo, intrattengo con la poesia, organizzo forme di aggregazione attorno al prodotto artistico con tutti i linguaggi, mi impegno in azioni ambientaliste pianificate coordinate ed estemporanee, ammaestro animali con predilezione per gli invertebrati marini, do buoni consigli e infondo fiducia.

Troppo, o troppo poco?

Lavoratrice disoccupata volontaria offresi. Aderisco a me medesima. Ma troverò adepti, lo sento!

OSTIA E VITINIA

giugno 27, 2016

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VERDI IN ITALIA, IL LAVORO E LA SUPERSTIZIONE

maggio 23, 2016

1.

Mentre in Austria Alexander ci prova seriamente, in Italia una figura leader verde non germoglia.

L’ultima che ho sentito da uno scettico disfattista è la seguente. I verdi? Gli ambientalisti? Fasulli! (a memoria non era esattamente questo il termine…) Sai cos’hanno fatto? Una porcata! C’era  …come si chiama? Puliamo il mondo, sì, quella storia (iniziativa, si direbbe, n.d.r.) di Legambiente… E, per far vedere che avevano raccolto i rifiuti ne hanno portati col camion! Sì, ti dico, è arrivato un camion pieno di pneumatici vecchi, che avranno preso da un gommista di periferia… che sono stati scaricati sulla riva della roggia e poi hanno fatto le foto coi volontari il cappellino giallo e la pettorina… ‘sti scemi, sul cumulo! Una montatura, ecco cos’era!

Ragioniamo. Ipotizziamo che quegli pneumatici venissero da più parti della città ripulita davvero da Legambiente, allora va anche bene l’idea di convogliarli a Chiaravalle, dove la campagna è più bella e lo scenario si presta a fare da sfondo, per il netto contrasto coi rifiuti abbandonati. Le foto così architettate, seppure con lo spreco discutibile di mezzi e risorse, comunicano più efficacemente, forse, l’emergenza del problema e la sua autentica gravità. Se invece avesse ragione lo scettico disfattista, ci sarebbe da vergognarsi.

Il paradosso è che si chiede al movimento ambientalista, al partito dei Verdi (o altre declinazioni) di rispettare un’etica che altri non applicano MAI. E molti si compiacciono di piccole furbizie e grossi trucchi con risvolti economici e finanziari di rilievo per chi riesce a ritagliarsi il vantaggio, alla faccia dell’etica. Perciò il nostro scettico disfattista potrà anche aver messo un dito sulla piaga (non è inverosimile) ma si guarda bene dal farlo ‘in casa sua’.

E ora, contingentemente:

http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/22/news/austria_van_der_bellen_scheda-140370105/?ref=search

2.

G. aveva un capannone. Nel 2008 lo vendette per un milione e mezzo. Aveva 47 anni (e una bella intuizione, un minuto prima dello sfacelo!). La schiena già mezza spezzata e i calli alle mani, poteva starsene tranquillo e sereno nella sua baita in Val V. a pescare le trotelle e curare il giardino! Ci aveva persino meditato su qualche giorno… e qualche notte. Ma l’attaccamento al lavoro ha prevalso, lo ha strattonato e messo in riga. O dovremmo dire l’imprinting, la tradizione, il condizionamento? La fregatura è sempre dietro l’angolo. Reinvestì in un’attività simile in altra regione per lui più ridente e amena, ricominciando la sua nuova (?) ma sempre dura vita cadenzata dal rumore delle macchine, senza però sentirsi così isolato e senza prospettive di apertura sociale, come quando era lassù tra i monti.

Fatale fu l’errore. Affidò la sua ricchezza a un criminale nazionale in combutta con una bella moldava che sculettava presso l’uno e l’altro indifferentemente, con una precisa missione.

Lavorare, lavorare, lavorare… preferisco il rumore del mare, diceva con la sua installazione, Nespolo, dai versi di Campana.

 

 

3.

Chi crede davvero che mettere i vestiti di un’altra persona (fuggita in fretta e furia in un altro continente perché braccata, sciagurata anche per sua stessa negligenza o attanagliata dalla sventura..) e portare in casa un oggetto appartenuto ad un altro di cui non si sappia bene come sia vissuto o perito… possa trasmettere negatività?

Io no.

https://www.cicap.org/n/index.php

 

POESIA E PRIMAVERA

marzo 21, 2016

Anniversari, ricorrenze e celebrazioni. Merini testimonia con la sua faccetta spettinata nel doodle di Google che la Poesia è un’essenza forte. Senza dimenticare la pagina 258 del Libro del Giovedì di Augusto, dove l’Alda compare impegnata nella lettura, insieme ad altri autorevoli personaggi come la Quintavalla e una certa Zan… che raccoglie impressioni e dichiarazioni sparse sul tema.

Scrivere una poesia è come piantare un albero.

Il luogo emblematico della P. è una grotta, simbolo del mistero. O un prato, luogo delle erbe spontanee? E’ soggettivo!

La P. incendia la vita, è una passione, e in quanto patimento, vale la pena affrontarla, viverla, leggerla, dedicarle tempo, perché ti ritorna tutto moltiplicato in termini di pace interiore, di benessere.

Con tutti questi slam, è anche un’occasione di incontro, di scambio, complice la rete.

Nasce, sgorga, affiora, e non sai bene perché. Fa cambiare ritmo, è come il respiro.

L’ispirazione a scrivere è in un colpo, un trauma: la morte l’amore e l’abbandono…

La P. fa tremare i polsi.

Spero che Dio mi dia abbastanza giorni per scrivere di Lei. E questo era Dante.

Visione, sogno, viaggio.

Il fatto, l’evento da cui scaturisce, non ti fa parlare come prima. Non puoi usare le stesse parole..

P. è trovare un soprannome al mondo. L’esperienza poetica trafigge. La P. trafigge chi la incontra. I poeti dicono l’incanto del Nome, parlano della realtà soprannominandola.

La P. serve alla salute (igiene e profilassi?) quotidiana; nascosta come le ossessioni, scava. Quale poeta ti ha ridato la salute? Vittorio Sereni, stanzetta cranica, stella variabile…

La P. è contro la noia, chi fa, legge P. è più vivo.

P. è tensione, segreto. Non è truccata.

La P. non lascia l’ultima parola all’orrore. Nudo e misero, trionfi l’Umano!

Fernando Bandini e Clary Celeste. Dall’alto e dal basso? Sempre andata a capo da quando aveva 7 anni: era la P. che premeva dentro di lei. P. è scendere all’inferno, c’è il purgatorio. Il paradiso è quando è finito il testo. Suono, lavoro e revisione. Anche sette mesi di incubazione.

Jacopone da Todi era il migliore per Ungaretti. Poi Dante ha fatto ombra a tutto…

Silenzio e rumori di fondo: cos’è una brutta poesia? Cos’è una bella poesia? Fare silenzio è la premessa per scrivere una bella poesia.

La P. rimette a fuoco la propria vita.

L’oracolo vede e l’autore aggiunge.

Questi sono appunti da cui trarre spunto per una conversazione in occasione della prossima presentazione di POESIA SULL’ACQUA.

 

Segue P. appena deposta:

 

VIA INTERIORE IN ESTERNO NOTTE (forma e progetto)

Strada

anche nel buio

dietro il cerchio dei fari.

Gomme consunte

grattugiate e allisciate

sull’asfalto drenante

sfibrante,

polveri di Rebecca.

Verticale orizzontale, la memoria…

L’apro e premo

Non freno

Fendo

E i vortici bussano ritmati.

Mentre viaggio rinchiusa

sono fuori e dentro di me

senza di me o con me

nel mondo,

con

e

senza

meta.

 

Rebecca Horn ha un’installazione a Berlino in cui uno pneumatico si polverizza ruotando incessantemente sulla superficie di una parete. Oggi, slam. Fermatemiiiii prima che sia troppo tardiiii

😉

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MAESTRO E MARGHERITA, CRISTINA E IL TRUCE PERUVIANO

marzo 15, 2016

La realtà supera l’immaginazione? Le due sono strettamente correlate e si alimentano l’una dell’altra. Anche inconsapevolmente. Per alcuni l’immaginazione è l’unica realtà. Indistinguibili, alla fine.  Bulgakov arma la mano di Margherita-Strega Volante con un martello, e lei, la sua creatura, frantuma la casa del critico Latunskij che aveva rovinato il Maestro…

Cristina, lavoratrice straniera in Italia, con una storia di povertà, figli da mantenere lasciati nel paese di origine e illusioni, ha passato otto anni con E. di 15 anni più vecchio, insensibile e dispotico, che la sfrutta e alla fine si allontana. In preda al furore, Cristina gli spacca a martellate (nella camera che in teoria condividono ancora) armadio, specchio e mensola di vetro spesso. Ribalta tutto, letto compreso. Il materasso è di traverso. Vedi cosa io l’ho fatto,  dice orgogliosa e mi mostra le foto dall’Iphone. Poi, inedito, dà fuoco alle sue mutande. Erano nuove, e racconta la scena ancora  fremente per la trovata originale e la rabbia che l’aveva fatta accanire su un indumento quanto meno carico di simbolismi: le aveva appena comperate!

E io ho in mano il libro… col dito infilato a pagina 296, esattamente.

(nella sala d’attesa leggo ad alta voce, tanto non c’è nessun altro, e le chiedo di fermarmi se non capisce qualche parola)

Realtà scassata? Lettura beata.

 

ECOVISIONE DI MARZO

marzo 8, 2016

Appare fiero e ispirato come un Savonarola, Alfonso Martella, l’amico fabbro che ha nel nome un programma di vita, e mi aiuta a smontare ULTIMO IGLOO, (per cui sarebbe più opportuno, in questa fase, chiamarsi Tagliente, come certi conoscenti pugliesi!).

Rottami è il nome che Montale diede alla prima stesura di Ossi di Seppia, un secolo fa. La Poesia e Ultimo Igloo rimarranno per sempre uniti da un chiaro filo d’acqua.

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Eclissi, invece, è il titolo dell’installazione temporanea costituita dai due scudi (donati da  CO.RI.MA. e  O.L.L.), fino al 10 marzo in DepurartLab Gallery (Milano Nosedo), in cui è evidente, in uno, la colatura di ruggine che pone in movimento l’oggetto come fosse corpo celeste lanciato in un viaggio cosmico, e nell’altro la punteggiatura, come di frasi inedite…

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Si scorge sullo sfondo un’Arca, naufragata qui, forse, dopo una tempesta… Potesse raccontare la sua Storia!

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Canaline della Valcamonica e ritagli di lavorazione di alluminio a spina di pesce o circolari si intrecciano magicamente a terra, in un amplesso di forme e cromatismi: daranno vita a nuove architetture!

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Il cumulo degli ornamenti di ULTIMO IGLOO vibra…

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Alfonso, per l’occasione, indossa un elegante camice mimetico, offerto da un famoso stilista, o per meglio dire un famosissimo marchio, sulla bocca di tutti… che non ha bisogno di essere nominato per dare lustro all’intera operazione!

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Pesca, la lunga proboscide del pachiderma, simbolo di Memoria! Esso è venuto ad abbeverarsi qui, per l’ultima volta, al Tabernacolo per l’Acqua, conservato nel cuore di Ultimo Igloo.

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L’Eclissi è in Movimento e Libera.

DENTIERA E LIMONI

febbraio 29, 2016

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Cosa ci regalano in BELLEZZA, questi anonimi (o quasi, perché riconoscibili da sigle) WRITERS? Un mondo: la dentiera a destra, più viva e mordente che mai, emette un fascio di luce scomposta che investe una mano verde, in qualche modo imbrigliata… da pastoie forse  che le impediscono di esprimersi liberamente, ma si fa rappresentativa di corpo che cammina, come spesso succede per gioco, quando indice e medio sono le gambe… e la dentiera è illuminata a sua volta da esseri nastriformi portatori di lampadine accese di un’intelligenza primigenia… EVOCATIVA!

Un attento camaleonte staziona su un ramo che è nastro stradale asfaltato, dotato di linea di mezzeria ben segnata e non erosa dal traffico inesistente o sospeso, mentre afferra con la sua lingua vischiosa un convoglio stilizzato in forma estrema, sublimazione del mezzo treno, in fondo fatto di tanti parallelepipedi agganciati, da trainare con forza nella realtà della mobilità sostenibile, sorvolati da un curiosissimo pallone aereostatico con cestello… un drone giocattolo? il tutto corredato di collinette-croissants morbide, forse barriere fonoassorbenti, edifici-domino che presto o tardi collasseranno l’uno sull’altro, e un tipico sole-mezz’arancia al tramonto che invita a bere un liquidino artificiale di quel colore!

Non manca lo spaccato di vita privata esibito in pubblico: una coppia in viaggio, oppure due individui, maschio e femmina, singolarmente viaggianti e casualmente vicini sui sedili del treno, in cui i ruoli sono lasciati intendere come fossero ancora strettamente legati ad uno stereotipo: lui, stile business, con immancabile valigetta, si proietta con sorriso omodonte famelico su di lei, piriforme, compita, animale braccato, dotata di collana a perle regolamentare e borsetta copri-pudenda a cui aggrapparsi.

Il nostro writer, eroe, donatore di immagini colorate nelle grigie stazioni metropolitane, ci ha voluto raccontare forse la storia di un’omologazione ancora diffusa da rivoluzionare, da superare davvero?

L’ha incorniciata. Intendeva metterla nell’album dei ricordi.

Etico. Sublime!

ACQUA PIEGATA, SCHIENA DRITTA

febbraio 27, 2016

ap 13

Villa Fabrizia, Bertonico (LO), 30 gennaio 2016