Posts Tagged ‘anima’

MR WRIGHT IN VENICE

giugno 8, 2015
sento l'odore della laguna

more in the middle, it couldn’t be!

192 VOTI, MARIA JUANA E GENESI DI UN IGLOO

marzo 2, 2015

1. I libri di storia non lo riportano. Ma nel 1960, o giù di lì, Craxi doveva essere il primo dei non eletti mentre in una circoscrizione periferica (…) beccò 192 voti inaspettati e diventò l’ultimo degli eletti al consiglio comunale di Milano per il PSI, scambiando di posto con colui (molto più probabile che colei) che si deve essere roso il fegato per un bel pezzo! A fargli propaganda e a convincere efficacemente ben 191 elettori della Barona fu il 192esimo sostenitore, un uomo mite e colto ma ignaro dell’enorme portata del suo generoso gesto, che si dimise poi dal partito in un momento in cui l’ideologia aveva lasciato il campo agli affari.

 2. Ci sono regioni fortunate in cui i medici di base sono autorizzati a prescrivere farmaci a base di cannabis. Saprei bene a chi consigliare una dolce tisana! Nomen omen.

3. Chi dice Igloo dice Mario Merz ma anche Michelangelo Pistoletto: è storia dell’arte (povera) recente. L’evoluzione di un’installazione può anche passare dai Vessilli in polimetilmetacrilato al tentativo di far crescere essenze arboree alla maniera di Arte Sella. Lente. Improponibili per un evento da realizzare in tempi rapidi. Presento Cuore Aperto nella sua versione paratradizionale, ma non dà garanzia di stabilità alto 5-6 m se piantato semplicemente nel terreno. Allora se il tema stringente è L’ACQUA, l’associazione che mi sorge spontanea è con un un elemento architettonico che è la CANALINA o GRONDAIA, che la contiene e al tempo stesso la disperde, se non se ne organizza intelligentemente la raccolta e il riciclo! Vada per le grondaie. Inizia la ricerca. In Val Camonica ne trovo una decina lunghe ammaccate piegate arrugginite. A Varese, una. Alfonso me ne forgia un’altra in alluminio dipinto. Vado con il mio pacco di grondaie sul sito di lavorazione e installazione. La forma del supporto deve essere a prova di terremoto, smottamento, bufera. Tondino del 12 è la risposta. Acciaioso, si piega ed è resistente. Arturo (i fabbri in mia dotazione iniziano per A, sono di classe A) utilizza due picchetti piantati in terra per piegare il tondino con le mani e solo all’apice con un ferro a maccherone per allungare il braccio di leva. La struttura cresce con 24 barre da 6 m e diventa di circa 20 m di circonferenza. La disposizione dei tondini deve essere rivoluzionata. Non mi convince il reticolato geografico. Voglio le arcate, piuttosto un effetto capote, non gli incroci perpendicolari su tutta la struttura! Arturo, come un DIO, un demiurgo fabbro, fissa la base e le altezze a crociera, per forza, poi ci dorme su. Dato che ha la forza di un cavallo, dorme in piedi praticamente. E elabora un disegno in cui compaiono i tondini intrecciati. La stabilità ne risulta potenziata. Evviva! Un ringraziamento speciale alle ditte donatrici di ritagli di lavorazione in leghe e metalli disparati: rame, alluminio, acciaio, ferro, ottone! Un grazie infinito ai miei grandiosi A. per la realizzazione della struttura portante e ad A. per la lavorazione, taglio e assemblaggio delle lamiere di copertura. L’installazione sta prendendo corpo. Questione di giorni.

INGANNI, 6 MARZO: APPUNTAMENTO IN BANLIEUE

febbraio 2, 2015

Oggi mi sentivo francese. Non Charlie, francese, ho detto. Libera. Frère Jacques et soeur Claire. Chaumeurs-pélerins. Le rayon vert. Vive la Banlieue. L’ATM paga questo viaggio. Lingua verde da vampiro. Lalalalalalalalallà. Lo svizzero genovese. Il danese delle ceramiche. Villa Jorn. Angelo e i mandaranci. Gli innesti vincenti. Aggressivooo? La finestra a sesto acuto. Murales. Muppet faccia da nazista. L’open day di Brera. Incroci blabla. Intercity. Alfonso metalli. Fabrizio paella. ADM riunione uno e due. Soddu. Gabbana. Bellini. Domani.

FRANZONI DEL SUD, DEL NORD, DEL CANADA’… UN, DEUX , TROIS!

dicembre 14, 2014

Veronica Panarello. L’ultima, provvisoria, della serie. Nessuno della famiglia le ha portato vestiti e generi di conforto. Disconosciuta. A fronte della prima attorno a cui tutti facevano quadrato. Cosa le differenzia? Chiederei una consulenza a Erika di Novi (con o senza K).

SCAMPOLI ESTIVI: DA BARCELLONA A VARESE, PASSANDO PER TARANTO

settembre 10, 2014

tigli gemelli

Tigli gemelli spontanei a Punta di Mezzo, 1200 m

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CCCB: Metamorfosi, les visions fantastiques…

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Lavori a CUORE APERTO, DepurArt Lab

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Occhio all’animazione! …sempre al CCCB

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visioni tradizionali di Claudio

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mi ricorda qualcuno e i suoi cassetti polverosi dietro ai baffi

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l’acconciatura è sempre importante, caratterizzante, socializzante

(no extension, please!)

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l’ironia dei catalani, nella vetrina di una macelleria suina

MIGNOLO LUNGO, TATUAGGI E DNA

giugno 28, 2014

Antropologicamente pare siano equivalenti. Esibire l’unghia del mignolo allungata  e appuntita o la pelle tatuata avrebbe lo stesso significato: attento, sono katìvo-katìvo (…e burino-burino!). Parola di Francesco Merlo. Che quando ha lasciato la conduzione di Prima Pagina ha detto anche: chi mi seguirà sarà migliore di me. Vezzoso. Senza tatuaggi. Senza mignolo… Tutto testa.

Pistolotto sul DNA: mentre bruciano i boschi, le coste si erodono, le montagne franano, i fiumi esondano e non sappiamo da dove trarre l’energia in maniera relativamente pulita per la triste economia che avanza (nel senso ‘che rimane, residuale…’), alle scuole arrivano provvidenziali kit per estrarre il DNA dal kiwi. Nuvolette bianche di materiale genetico in sospensione… per distrarsi dai veri problemi! Banalità e innovazione. Fumo negli occhi agli utenti grandi e piccini e rifiuti da smaltire per tutti.

La difficoltà della società civile a riappropriarsi della politica è tangibile. La democrazia è declassata e andrebbe risistemata con riforme e meccanismi di partecipazione responsabile vera. Parola di Remo Bassetti. Che ambirebbe fornire i cittadini/consumatori/utenti di strumenti utili alla riappropriazione testé espressa.

Noi corpo sociale, orfani di una Patria Giardino e di Coesione, che non abbiamo né mignolo allungato né tatuaggi, sempre attenti alle evoluzioni della lingua, siamo diventati nostro malgrado ONNIPUTENTI. Gli autori  dei neologismi forse restano anonimi come quelli delle barzellette o dei proverbi… ma è compito di chi SCRIPARLA diffonderli!

 

 

 

PRETE PENTITO, ANZI NO

dicembre 27, 2012

Sorpresa. Diverse persone mi hanno cercato su FB negli ultimi 12 mesi, ma il sistema le aveva archiviate in una casella separata e segreta, indicandomele solo ora, alla fine dell’anno, e suggerendomi il modo per trasferirle a quella principale, allo scopo di riabilitarle.
Così ho fatto con tre di queste: P., G.L. D.R. della provincia di Bologna e Matteo, il poeta romagnolo. La prima mi dice che potrebbero essere passati 15 anni dall’ultima volta che ci vedemmo e chiede conferma della mia identità attraverso due conoscenze comuni, la seconda indaga per sapere se sono la stessa che aveva conosciuto in un campeggio del meridione 30 anni fa, la terza dichiara di aver visitato con me, se sono io davvero, il cimitero monumentale a Milano tra i 15 e i 20 anni fa e di considerarlo una pietra miliare nella sua modesta esistenza.
Questa triplice sorpresa ha cambiato qualcosa nella mia vita (sarà il condizionamento che subisco dalla lettura de La vita nuova di Pamuk…). Ha confermato più che altro che dal passato arrivano dei segnali: l’Ingegnere, il Campeggio, la Poesia. Una professione, un luogo di aggregazione, una modalità di espressione. Tra le mille suggestioni che i tre personaggi potevano darmi, queste sono le prioritarie. I tre compiono una scelta (marginale!) che li accomuna: quella di cercarmi. Perché cercano qualcosa di se stessi attraverso di me, e che sperano che io possa rivelare loro: l’ingegnere mi suggerisce l’idea di una vita dedicata al lavoro, corredata di affetti prudenti e tutto sommato moderata. Il compagno delle vacanze in campeggio, all’epoca eravamo entrambi molto giovani, mi trasmette un senso di realtà un po’ più perigliosa, fatta, oltreché di lavoro, di figli con cui gioire ma anche di cui preoccuparsi, di matrimoni instabili e di aspettative in qualche modo deluse, di cadute e riprese a ciclo continuo. Il poeta ha tuttora un forte slancio ideale e le parole sono sempre al suo servizio, lui le padroneggia e le fa volteggiare leggere nell’aria, tanto che captarle è ancora un vero piacere. Il ritrovarsi non lascia indifferenti.

Per strada c’è verità. Un essere dolente, sbronzo e ciarliero, alla fermata del tram in Coni Zugna, davanti alla farmacia, o alla banca, la sera dopo le otto, quando la maggior parte del mondo si è già ritirata in casa, racconta con una rabbia lamentosa, di aver scassato la bici in un incidente, ché sennò lui mica lo prende il tram, lo supera con la bici. Insomma o qualcuno lo ha fatto cadere, o era talmente fuso che si è sbilanciato e ha fatto tutto da sè, rischiando solo di finire peggio. Lussemburgo. Cita il Lussemburgo come il suo paese. Nel senso che da italiano con le tasche colme, è lì che puoi riparare se vuoi salvarti dal fisco. Una foto sul display del telefono con due bambini in un carrozzino da trasporto con la bici potrebbe essere l’indizio della presenza di una famiglia, ma è confuso e parla di una moglie morta cinque anni fa mentre la bambina, chiedo, ha due anni. Anche le ipotesi sono due o forse tre: la bambina aveva due anni nella foto ma ora ne ha almeno cinque se la donna di cui parlava ne è anche la madre, oppure la madre della bambina è un’altra e la morta è la prima moglie e madre del ragazzino più grande, oppure son balle. La verità rimane nello stato di alterazione, nell’ubriachezza del personaggio, nel delirio che mescola realtà e immaginazione, nel fallimento che si fa alone attorno al corpo, spesso e infeltrito come un abito che non si può togliere. La verità del disagio si traduce nel bisogno di raccontarlo camuffandolo un po’, in un giochetto aberrante e grottesco in cui l’autopromozione si intreccia con l’impostura. Fosse rimasto zitto al suo posto, con il suo mezzo bicchiere di Guinness nascosto nella tasca interna del cappotto che invece fa emergere come dal cilindro del prestigiatore, sarebbe passato totalmente inosservato, col suo aspetto di cane bastonato, come tanti.

A proposito, una bella bastonata al parroco di quella località vicina a Lerici, quasi quasi, visto che mi trovo a passare di lì, gliela vado a dare, e con gusto. Avrei alcune domande da porgli innanzitutto, per torturarlo un po’, prima dell’esecuzione:

1. che ne pensi di quel tuo collega che trent’anni fa consigliò alla madre di una ragazzina di 12 di tagliarle i capelli perché troppo provocanti? Cosa consiglieresti tu alla donna di oggi che dice di non aver mai perdonato sua madre per aver permesso che le fosse fatta una tale violenza?
2. che violenze hai subito da bambino?
3. com’erano i tuoi genitori? Che violenze hanno subìto loro? E le tue sorelle, le tue cugine?
4. perché ti sei fatto prete?
5. immagna di sottoporti a una psicanalisi coatta: quali domande o quali indagini non vorresti mai ti fossero fatte? Quali invece gradiresti?
6. in cosa credi veramente?
7. alla luce dell’intervista del gr1 durante la quale dài del frocio al giornalista, spiega bene il valore che dài alle parole, e perché appartengono al tuo vocabolario spontaneo.
8. ti dimetti o no? Perché, veramente?

MOTTARONE

febbraio 5, 2012

Mentremiallontanavodalsentierosegnatoperchénonsicapivabenecomeci potesseessereunindicazionedipercorsosenzaunapistabattutaalloracosace lomettonoafareilcartellochepoicèsemprequalcunochediceadessolapistala battoiooaspettochepassiqualcunochemagarilofadimestieremadatochenon passavadoposiscoprechecèunapalestradirocciachevuoldireundirupoche conlanevemicaècosìevidenteeallorasicapisceilmotivopercuiquelcartelloche cèdestatenonlotolgonodinvernoelapistanonlabattonopersignificaredinon andareperdilìnonostantelindicazioneditrekkingpermanentepoiperòdegli escursionisticheseranopersisonosalitidilìperchéeralaviapiùnaturalenonostante ildislivellocosìcisiamoconsultatielhopercorsafinoadovemihannoindicatolinizio deldirupoossialàdovedopolerocceaffioranticominciavanoavedersideglialberi sullacrestaetornandohofattoaltrettantoconaltricamminatorisenonchéavendo compiutoilpercosomassimopercorribileconunacertasicurezzaprimache scattasserolericerchedelsoccorsoalpinocomestavaperaccaderesonscesaavalle emisonfermataaberequalcosadicaldoinunpostodesertodovehoaspettatosette minutiprimachedalretrospuntasseunessereumanocheavesseladimestichezza sufficienteperazionarelamacchinadelcafféecheinattesachemirecuperasserodopo averfermatolasqudradeisoccorsiormaisuperfluamitrovavoadascoltarelastoria divitapiùstupefacentechemipotessecapitarediascoltareinungiornocomequesto chedimagicoavevagiàavutoilsilenziolanebbiailsolelaneveleggeraescintillante.

MONTI VOLEVA DIRE…

febbraio 3, 2012

…che pur essendo un diritto il posto fisso, è anche un diritto poterlo cambiare in seguito per noia. Infatti lui conosce il mondo dei manager dove, prima dell’attuale contingenza economico-finanziaria, era possibile e/o auspicabile cambiare azienda mediamente ogni 5 anni per approfondire e allargare l’esperienza, mettere a curriculum una diversificazione di ‘prove di sè’ qualificanti. Si è espresso male, poverino.

In che modo l’essere donna si esplicita nel mio lavoro artistico?

febbraio 1, 2012

Rispondo al sondaggio che mi è stato proposto da un centro di ricerca.

…su alcuni principi non transigo e non scendo a patti. Uno è la piena consapevolezza e l’orgoglio di essere donna. Nell’arte poi, terreno di libera espressione, questa fierezza femminile e tutto ciò che esibisce la connotazione di genere possono combinarsi in maniera particolarmente efficace. Lo scopo può essere: la mera comunicazione di un messaggio sempre urgente come quello relativo alla violenza subita dalle donne, in ogni tempo e in ogni luogo, la rappresentazione della fatica del lavoro domestico, di fare e allevare i figli, di affermarsi come soggetti, di ottenere il riconoscimento dei propri diritti… insomma, un mondo ampio e sfaccettato che ha bisogno di militanti autentici. Terreno di battaglia, il mondo delle incombenze tipicamente femminili, da non disertare. Luogo di confronto da cui non ci si può sottrarre, palestra di crescita intellettiva e morale. L’arte affianca le donne se non le investe e le coinvolge direttamente, permette di sviluppare qualsiasi tema: dall’impegno più forte al sogno, dalla gioia alla disperazione, dalla denuncia con le proposte di innovazione in campo ambientale e sociale alla poesia. Essere donna mi predispone e stimola a raccontare le cose come sono, così come un parto è quell’evento che ti lacera ma è necessario per conferire al mondo una nuova vita. A proposito. Fisicamente si sa siamo ormai stretti, sette miliardi quanti siamo ora, e nove tra due o tre decenni… dovremmo commutare per un po’ la nostra capacità pro-creativa in arte, in impegno nell’arte e nella comunicazione, così come gli uomini dell’alta finanza o le pedine al loro servizio, dovrebbero smettere di produrre finta ricchezza e mettersi a suonare il jazz… e naturalmente a zappare l’orto! L’arte-donna aggrega mantenendo viva e spiccata l’individualità, permette di condividere ambizioni e risultati. Le donne nell’arte sono meno nemiche che su altri terreni. L’aspetto pedagogico e didattico dell’arte dovrebbe trovare forme ancora più efficaci, con il contributo di tutti.

http://www.women.it/oltreluna/altilcorpoemio/mostra9aprileilcorpoemio.htm